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Mercoledì, 26 Febbraio 2020 13:18

Univaq, inaugurato l'anno accademico. Alesse: "Nei momenti di difficoltà istituzioni devono dare segnali positivi"

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“Credo fermamente che le Istituzioni, nei momenti di difficoltà, debbano dare segnali positivi, pur nel rispetto rigoroso degli obblighi, dei comportamenti e delle competenze”.

Parole di Edoardo Alesse che, stamane, ha inaugurato l’anno accademico dell’Università degli Studi dell’Aquila, il primo da Rettore, in un momento di “forte preoccupazione nazionale che spero passi il più rapidamente possibile” ha aggiunto, in riferimento all’emergenza legata al diffondersi del Coronavirus.

Alla cerimonia hanno partecipato la rettrice uscente Paola Inverardi, l’arcivescovo dell’Aquila, Cardinale Giuseppe Petrocchi, il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, l’assessore regionale con delega alle aree interne Guido Quintino Liris, l’oramai ex consigliere regionale e commissario per la ricostruzione del centro Italia Giovanni Legnini, il consigliere regionale Americo Di Benedetto, il consigliere comunale Daniele Ferella, autorità civili e militari. In sala, i rettori delle Università di Camerino, Politecnica delle Marche, Roma La Sapienza, Roma Tor Vergata, Chieti, Teramo, Molise, Napoli Federico II oltre al rettore del GSSI, Eugenio Coccia.

“E’ difficile per me nascondere l’emozione che si accompagna agli eventi importanti: questo è il mio primo anno accademico e, pertanto, è molto importante”, ha sottolineato Alesse; “torno col pensiero a sei anni fa, quando la rettrice Paola Inverardi inaugurò il suo primo anno accademico ed io ebbi il privilegio di tenere, con la stessa emozione di oggi, la lezione magistrale intitolata ‘Innovazione tecnologica in medicina’”.

Usualmente – ha proseguito Alesse – “in occasione di ogni inaugurazione il Rettore fa due cose importanti; la prima: protesta più o meno veementemente contro l’attuale governo e i precedenti avanzando una serie di richieste il cui soddisfacimento è ritenuto indispensabile al prosieguo delle attività accademiche. Questo è giusto e necessario: fate conto che io l’abbia già fatto, con tutta la forza possibile. Di lagnanze verso la politica ne avremmo ben donde ma, forse, oggi non è il momento più appropriato per esternarle: si è realizzata di recente, infatti, ed anche in virtù di una presa di posizione dei rettori, una congiuntura favorevole per il mondo accademico, con il neo istituito dicastero della Università e della Ricerca affidato alla guida di un rettore, l’ex presidente della Crui, che ben conosce lo stato in cui versano gli atenei e che certamente con passione, intelligenza e competenza cercherà di risolvere i problemi più gravi ed immediati, dal finanziamento integrale della ‘no tax area’ e degli scatti stipendiari che vanno ad intaccare significativamente il fondo di funzionamento ordinario ai piani straordinari per il reclutamento del personale docente e, auspicabilmente, tecnico-amministrativo, indispensabile per Atenei oramai depauperati di risorse umane. Fatto ciò, il Rettore presenta una relazione sulle attività svolte nell’anno precedente: tuttavia, sono in servizio dal 1° ottobre e, dunque, non ho un anno lungo da raccontare; descriverò brevemente, quindi, lo stato dell’Ateneo, così da tracciare una linea di base utile per la metrica delle future e inevitabili valutazioni sul mio operato”.

Alesse ha richiamato il rapporto OCSE-Groningen, realizzato a seguito del terremoto, che indicava come un programma di sviluppo della città avrebbe dovuto puntare alla sua stabilizzazione demografica e occupazionale, all’aumento della coesione sociale e al miglioramento della qualità urbana; per realizzare questi obiettivi, si proponeva di puntare principalmente sullo sviluppo dell’università, adottando con decisione il modello dell’ateneo residenziale puro, fortemente legato al sistema locale e visto anche come base per la nascita di imprese nel settore del terziario avanzato.

“Questi temi e queste sfide erano già stati posti al centro delle strategie dell’università dell’Aquila nel mandato rettorale 2014/2019”, ha ricordato Alesse; ebbene, “le nuove linee strategiche di Ateneo si propongono in continuità con le precedenti e mirano a rafforzare lo sviluppo dell’università, pensato come contributo alla crescita economica e al progetto sociale della sua area di riferimento”. L’ambizione, tuttavia, “è di andare oltre il contesto locale, per cercare di concorrere alla realizzazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile che le Nazioni Unite hanno fissato nell’Agenda 2030, in una visione ispirata al riconoscimento dei valori fondamentali dell’integrazione internazionale e della giustizia sociale, intesa come la realizzazione della ‘libertà sostanziale sostenibile’ per tutte le persone, incluse quelle con disabilità, senza discriminazioni di genere, nazionalità, religione o condizioni sociali”.

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Andando alla fotografia dello stato attuale dell’Ateneo aquilano, Univaq era riuscita per qualche anno a sottrarsi alla tendenza discendente delle immatricolazioni registrata in tutta Italia, sostenuta dalle regole speciali sulle tasse di iscrizione e sull’accesso ai corsi concesse a seguito dell’evento sismico dell’aprile 2009; con il difficile ritorno alla normalità, le immatricolazioni hanno subito una caduta forte, seguita però da una sensibile ripresa a partire dal 2016/2017. I dati disponibili per il 2018/2019 – ha svelato Alesse – mostrano una nuova lieve flessione delle immatricolazioni totali che, tuttavia, è dovuta essenzialmente alla contrazione registrata nei corsi post-laurea, ed in particolare nelle scuole di specializzazione e nei corsi di formazione per insegnanti.

Al netto di questi cali, il numero degli immatricolati nei corsi di laurea è rimasto sostanzialmente stabile negli ultimi due anni accademici, sebbene la stabilità del dato complessivo nasconda tendenze diversi nei singoli corsi di laurea, con incrementi molto significativi nelle discipline scientifiche e tecniche compensati da flessioni in altre aree limitate, comunque, entro fluttuazioni considerate normali di anno in anno (più o meno 10%).

Univaq ha mantenuto una capacità relativamente elevata di attrarre studenti dall’esterno dell’Abruzzo, circa il 43% nel 2018/2019; in particolare, è cresciuta la quota degli studenti stranieri, passata dallo 0.9% del 2008/2009 al 2.3% del 2018/2019.

Il numero totale degli iscritti ai corsi di laurea, che aveva toccato un massimo di 25mila studenti nel 2012/2013, per le richiamate misure emergenziali sulle tasse e l’accesso, si è successivamente ridotto attestandosi ai 17mila del 2018/2019; a questi vanno aggiunti gli studenti dei vari tipi di corsi post-laurea, il cui numero ha oscillato intorno ad una media di 1.300 unità l’anno nell’ultimo decennio.

A sfogliare il rapporto tra il numero degli iscritti e quello dei docenti, per misurare così il tasso di ‘affollamento’ dei corsi, si nota come sia fortemente cresciuto nel primo quinquennio dopo il terremoto, raggiungendo un massimo di 43 studenti a docente per scendere fino ad un minimo di 29.5 studenti per docente, ad un livello lievemente inferiore rispetto a quello medio degli altri atenei italiani.

Oggi – è stato ribadito – dato il numero complessivo di docenti e la quantità e tipologia dei corsi di laurea, il numero di iscritto ad Univaq è assolutamente in linea con quelli di atenei simili per tipologia e localizzazione e, considerate le norme attuali, le prospettive di crescita appaiono molto limitate: significa che la ‘giusta’ dimensione dell’Ateneo cittadino è considerata di circa 17mila, 18mila studenti.

D’altra parte, negli ultimi dieci anni l’Università degli studi dell’Aquila non è sfuggita al processo di ridimensionamento che ha colpito il sistema italiano della ricerca e della formazione superiore, frutto di scelte politiche precise che hanno tagliato drasticamente le risorse per la formazione - l’Italia è uno dei paesi in cui la spesa si è contratta - limitando il reclutamento di nuovo personale; l’Ateneo è stato inoltre penalizzato dalla sua precedente situazione di bilancio caratterizzata da una incidenza delle spese per il personale superiore ai limiti consentiti che ha impedito per due anni (2010/2011) di usufruire della possibilità di utilizzo della quota stabilita di turn over, particolarmente significativa per l’Ateneo aquilano a causa di un picco di pensionamenti avvenuto proprio in quegli anni. Dunque, il numero dei docenti è sceso progressivamente fino al 2015, stabilizzandosi nel biennio successivo. L’anno scorso si è manifestata, finalmente, una ripresa significativa, grazie all’assunzione di un numero considerevole di nuovi ricercatori.

Sta di fatto che malgrado il numero di docenti sia arrivato a 581 unità, siamo ancora lontani dai livelli del 2008 (-10%).

La qualità della attività svolte dagli atenei dipende non soltanto dai docenti ma anche, e in misura significativa, dal personale tecnico amministrativo che, in Univaq, è diminuito nell’arco di un decennio passando dalle 554 unità del 2008 alle 436 del 2019, con una perdita complessiva del 21%.

In un contesto di vincoli normativi rigorosi sulla sostenibilità dell’offerta didattica, dunque, correttamente intesa in termini di una dotazione adeguata di docenti al ruolo, la loro riduzione ha significato anche la restrizione della gamma di corsi a disposizione degli studenti che è passata dai 90 del 2007/2008 (tra corsi di laurea di primo e secondo livello) ai 68 del 2019/2020. Un numero, sia chiaro, di assoluto rilievo per un Ateneo di queste dimensioni.

Alesse ha tenuto a sottolineare l’attenzione che Univaq ha posto sulla sicurezza sismica del patrimonio edilizio, in particolare a seguito degli eventi del centro Italia. L’Ateneo ha avviato un serrato programma di rilevazione degli indici di vulnerabilità che ha portato alla definizione di un piano di informazione sul rischio sismico, al cui interno, tra le azioni strategiche, è centrale la definizione di una ‘Carta d’identità degli edifici universitari’ che permetta a chiunque di essere informato sulle loro caratteristiche più importanti. Inoltre, è stata formalizzata l’istituzione di una Unità di crisi unica nel suo genere tra gli atenei italiani, pensata come una struttura per la risposta immediata alle emergenze della più varia natura che possano verificarsi nel territorio.

Unità di crisi che si è riunita, giusto in queste ore, per affrontare l’emergenza Coronavirus.

A proposito di patrimonio edilizio, Alesse ha svelato che l’anno prossimo la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico verrà festeggiata nel centro congressuale di San Basilio, nell’ex convento che verrà presto riconsegnato all’Ateneo dopo i lavori di recupero.

Tuttavia, il percorso di recupero complessivo del patrimonio edilizio e di ripristino dell’insieme dei servizi erogati dal sistema universitario richiede nuove risorse e ha trovato rinnovato slancio nel Programma pluriennale 2018/2020 degli interventi di ricostruzione, sottoposto alla Struttura tecnica di missione del Governo. Tale programma sviluppa una strategia finalizzata al completamento delle opere di ricostruzione che prende in considerazione non soltanto gli edifici di proprietà dell’Università ma anche quelli dell’Azienda per il diritto allo studio destinati ai suoi servizi (residenze e mense universitarie).

Il fabbisogno complessivo stimato per la conclusione degli interventi è pari a 111.5 milioni di euro, a cui vanno aggiunti circa 9 milioni per gli edifici dell’Adsu; queste risorse integrano i circa 50 milioni di euro relativi a interventi già conclusi, in corso di esecuzione o in attesa di avviamento.

Il programma prevede, tra l’altro, la valorizzazione dei complessi immobiliari situati in centro storico e, segnatamente, del grande aggregato del polo centro in via Nizza che, in base ad un accordo tra Università e Adsu, ospiterà la Casa dello studente e la mensa. In questo medesimo polo troveranno collocazione spazi per la didattica, uffici e una biblioteca centrale, resa disponibile all’intera cittadinanza. Inoltre, a Palazzo Carli si prevede possa trovare collocazione una struttura dedicata a valorizzare competenze e idee ad elevato contenuto di creatività.

Disegnato lo stato dell’arte, Alesse ha lasciato la parola agli interventi di Massimo Aloisi, presidente del Consiglio studentesco, e Carla Luzi, rappresentante del personale tecnico amministrativo e bibliotecario.

Dunque, si è passati al tema della inaugurazione dell’anno accademico: “in ogni mia inaugurazione, inclusa questa – ha voluto specificare il Rettore - sceglierò un tema rappresentativo dei migliori risultati e delle attività più interessanti svolte dall’Ateneo nell’annualità trascorsa; il tema di quest’anno, però, è obbligatorio: il 2019 per la città dell’Aquila, per il suo territorio e per la sua Università è stato il decennale dell’annus horribilis. A me piace definirmi Rettore del decennale: per giungere qui ho attraversato dieci anni di paure, dolori, preoccupazioni ma anche di speranza, soddisfazione e, perché no, gioia per i risultati raggiunti. Per questo, non ho potuto esimermi dal focalizzare su questa ricorrenza l’odierna giornata inaugurale”.

I contributi di Cristian Antonelli, Marcello Di Risio, Alfonso Forgione, Luigi Gaffuri, Fabio Graziosi, Maria Benedetta Mattei e Anna Maria Teti, hanno segnato il ricordo di quanto avvenuto 10 anni fa, e di ciò che ne è conseguito, riconducibile al tema del ruolo dell’Università nella ricostruzione della città in tutte le possibili accezioni, incentrate sul titolo “Dal Medioevo alla società digitale: Univaq come motore di progresso sociale”.

A chiudere la giornata, la lectio magistralis di Patrizio Bianchi, professore ordinario di Economia applicata e titolare della Cattedra Unesco in educazione, crescita ed uguaglianza all’Università degli studi di Ferrara, dal titolo “Il sistema nazionale di supercalcolo scientifico e lo sviluppo del paese”.

Ultima modifica il Giovedì, 27 Febbraio 2020 14:36

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