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Venerdì, 24 Luglio 2020 08:40

Sirente-Velino, Il Manifesto dedica una paginata al sit-in di oggi pomeriggio a Rocca di Mezzo

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Si terrà oggi pomeriggio, alle 17:30, il sit-in di protesta contro il progetto regionale di riperimetrazione del Parco regionale Sirente Velino, convocato da un comitato spontaneo di cittadini della Valle Subequana cui hanno aderito il vasto fronte di associazioni ambientaliste che ha lanciato una riuscitissima petizione online, e movimenti politici di centrosinistra, dal Pd a Sinistra Italiana, dal Movimento Giovanile della Sinistra ad Articolo 1 fino a Potere al Popolo e Rifondazione comunista.

L’obiettivo della mobilitazione non è solo quello di bloccare la proposta di riduzione di 8.000 ettari dal perimetro del Parco, ma anche di chiedere un rilancio dell’area protetta attraverso investimenti, fondi dedicati, la ricostituzione della struttura di gestione con l’uscita dal commissariamento lungo cinque anni, la nomina di un presidente e, finalmente, l’approvazione del Piano del parco.

Della proposta di riperimetrazione si è occupato anche Il Manifesto che, ieri, ha dedicato un lungo articolo firmata da Serena Giannico alll’area protetta "più sforbiciata d’Abruzzo". E’ stata istituita con legge regionale 54 del 13 luglio 1989, si legge nel pezzo, "e da allora, periodicamente, da destra e da sinistra, sono stati attuati vari ridimensionamenti. E’ successo nel ’98, nel 2000 e nel 2011. Altri sono stati sventati. Attualmente il Parco naturale regionale del Sirente-Velino è di 54.361 ettari, ma non ha ancora trovato requie. Perché l’attuale giunta regionale, a trazione leghista, il 15 giugno scorso, ha dato vita e ha approvato un progetto di legge che revisiona i confini del Parco. A seguire la parola passerà al Consiglio".

Il Manifesto sottolinea il successo della petizione online, "in breve sono state raccolte 80 mila firme", e ricorda il sit-in del pomeriggio a Rocca di Mezzo, "organizzato dal neonato comitato 'Salviamo il Parco Sirente-Velino' e al quale hanno aderito partiti, movimenti, comitati".

A sponsorizzare la riperimetrazione - scrive Giannico - è l’assessore salviniano Emanuele Imprudente, secondo cui si tratta di un provvedimento che 'non incide sostanzialmente sulle peculiarità ambientali dei luoghi e che interessa quasi esclusivamente territori coltivati e centri abitati, andando incontro sia agli agricoltori che ai Comuni interessati in relazione all’emergenza dei danni da fauna selvatica (soprattutto cinghiali) e alle difficoltà connesse alla ricostruzione post-terremoto che trova rallentamenti procedurali legati alla presenza del Parco'. Si tratta di un’iniziativa – aggiunge – 'frutto di un processo di partecipazione venuto dal basso, in quanto proposto con specifiche deliberazioni di Consiglio comunale e condiviso dall’intera comunità'.

Ma le motivazioni addotte per il cattivo funzionamento del Parco – tuonano le associazioni Wwf, Italia Nostra, Cai, Lipu, Salviamo l’Orso, Ambiente e/è Vita, Mountain wilderness, Enpa, Altura e numerose altre – 'non vanno certo ricercate nei vincoli, per altro non così stringenti, piuttosto nella incapacità degli enti locali di gestirlo. La Regione poi ha sempre lesinato e ritardato i necessari finanziamenti, specie quelli per il ristoro dei danni prodotti dagli animali selvatici'.

Si tratta 'di un territorio di grande valenza naturalistica e di fondamentale importanza per la biodiversità. Non si può più rimandare il suo rilancio: la Regione ne deve fare un luogo di eccellenza, un campo di sperimentazione, di riduzione dei conflitti con la popolazione attraverso la realizzazione di buone pratiche di gestione e interventi di promozione. Si doti finalmente il Parco di organi amministrativi, dato che è commissariato dal 2015, con figure competenti e con adeguati finanziamenti: si lavori con il territorio'.

Nella delibera regionale – si fa ancora presente – si afferma che 'la modifica dei confini non incide sulle peculiarità ambientali e naturalistiche', dato che ci sono 'Zone speciali di conservazione (Zsc) e una Zona di protezione speciale (Zps)'. "Quali sono gli studi, le evidenze scientifiche per affermare una tale assurdità? E soprattutto se nelle aree interessate dal taglio ci sono Siti di interesse comunitario, a suo tempo validati dal ministero dell’Ambiente e istituiti dall’Unione Europea, è evidente che sono presenti peculiarità da proteggere", ribadiscono le associazioni ambientaliste. 

Ultima modifica il Venerdì, 24 Luglio 2020 09:02

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