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Domenica, 20 Giugno 2021 17:35

Parte dal Gran Sasso l'Abruzzo Pride Week. Il docente Schillaci: "Urgente l'approvazione del DDL ZAN"

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Ha preso il via stamane l’Abruzzo Pride Week, la settimana che, fino al 26 giugno, porterà la lotta della comunità Lgbt+ in tutte le province della nostra regione.

Ad inaugurarlo, una bandiera arcobaleno - realizzata da Anna Barile per il circolo Arci Querencia - posizionata da oltre trenta volontari e volontarie nei pressi del Rifugio Duca degli Abruzzi, sul Gran Sasso.

In contemporanea, davanti all’osservatorio astronomico di campo Imperatore si è svolto il talk “Diritti in vetta”, che ha visto gli interventi di Andrea Benedetti, portavoce del comitato Possibile Abruzzo, Silvia Frezza, presidente del Centro Antiviolenza dell’Aquila, Quirino Crosta della segreteria regionale Pd, Stefania Pezzopane, deputata dem, Lucia Bonifacio e Vera Lazzaro, le due giovani partecipanti della Masterclass sui diritti della comunità Lgbt+ promossa dalla cooperativa sociale Mètis Community Solutions; gli interventi sono stati moderati da Marielisa Serone d'Alò, del coordinamento regionale de Pride Abruzzo.

A concludere il talk, l’intervento del docente universitario Angelo Schillaci che ha collaborato alla stesura del DDL Zan, la legge contro l’omolesbobitransfobia che "da troppo tempo la comunità Lgbt+ di questo paese sta aspettando. Un testo - ha sottolineato Schillaci - che in altri paesi esiste da decenni e solo in Italia può essere oggetto di un dibattito così strumentale e pieno di falsità”.

Professore, partiamo dalla critica principale contro il disegno di legge “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”: in molti sostengono che in Italia già esiste l’aggravante per futili motivi e che la legge non serva. Cosa prevede il testo nei suoi punti fondamentali e perché, invece, è importante che venga approvato?

Il DDL Zan ha l’obiettivo di prevenire e contrastare la discriminazione e la violenza motivata da ragioni di sesso, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità. Un norma come questa è urgente nel nostro paese. E’ verissimo che nel nostro sistema giuridico le aggressioni per futili motivi sono già punite perché l’incolumità fisica delle persone deve essere protetta da una norma penale. Quello che manca è una norma che riconosca la specificità del motivo d’odio basato su una condizione personale. Cioè, se una persona gay viene picchiata perché ha litigato per un parcheggio quello non è necessariamente un crimine d’odio ma un’aggressione per futili motivi. Ma se una persona gay viene aggredita perché è gay, allora siamo davanti ad un’aggressione motivata dall’odio omofonico. Quindi è necessario che una norma giuridica della Repubblica riconosca il disvalore di questo motivo d’odio perché, tra l’altro, riconoscere il disvalore del motivo d’odio basato su queste condizioni, riconosce per traslato il valore di queste condizioni personali per ciascuna e ciascuno di noi ma anche per la comunità politica.

Altro punto discusso è il comma d) dell’articolo 1, secondo cui “per identità di genere si intende l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione”. Per molti sarebbe sufficiente includere nella disciplina penale l’orientamento sessuale tralasciando le discrimnazioni legate all’identità di genere. Perché è importante che il testo sia approvato nella sua formulazione originaria?

È fondamentale che nel testo del DDL Zan resti la tutela dell’identità di genere per un motivo molto semplice: escludendo l’identità di genere dal testo verrebbe eliminata la protezione per le soggettività che nella comunità lgbt+ sono le più vulnerabili, cioè le soggettività trans. Le critiche che vengono fatte alla definizione di identità di genere sono critiche strumentali perché il disegno di legge non interviene sulla disciplina della rettificazione di attribuzione di sesso ma semplicemente dà una definizione di identità di genere che serve ad aiutare il giudice ad identificare un movente d’odio. Irrigidire troppo la definizione di identità di genere, ancorare la definizione di identità di genere a una determinata fase del percorso di transizione o di affermazione di genere di quell’individuo significherebbe togliere tutela a tantissime persone che, magari, non hanno concluso la transizione ma sono allo stesso modo e forse più vulnerabili.

La legge può contribuire all’istituzione di un osservatorio sulla violenza di stampo omolesbobitransfobico?

Assolutamente sì. C’è una previsione specifica nel DDL Zan che affida all’Istat (su fondi dell’Unar, peraltro) il compito di indagare ogni tre anni sull’incidenza statistica delle discriminazioni e della violenza verso le persone Lgbt e di studiare le attitudini della popolazione verso le persone Lgbt. Quando andrà a regime sicuramente avremo degli strumenti in più per essere pienamente consapevoli di quanto incide l’omolesbobitransfobia nella nostra comunità e di quale sia la reale condizione di vita delle persone Lgbt. Questo aiuterà sicuramente ad identificare meglio le condotte di reato ma ,in generale, aiuterà le istituzioni pubbliche ad articolare al meglio le politiche per l’inclusione.

Un’ultima domanda, perché è importante il Pride, continuare a portare nelle piazze la lotta della comunità Lgbt+ per una società più equa, che rispetti e sostenga il diritto all’autodeterminazione di ogni individuo?

Il senso più profondo del Pride, che rimane attuale, è quello di essere presenti con i propri corpi nello spazio pubblico, che può essere la piazza di una città o, come oggi qui, addirittura la cima di una montagna che per l’Abruzzo ha un valore enorme, simbolo di bellezza, di libertà e di storia. Essere qui oggi è bellissimo: è un ricollegarsi con il territorio, con la storia, con la comunità e con l’ambiente per ricordare che le nostre lotte, qualle della comunità Lgbt+, non sono isolate dalle altre. Ecco perché il Pride è fondamentale: esserci con i propri corpi, essere visibili, è il primo passo per l’inclusione, perché uscire dalle case, uscire dal chiuso degli armadi come out of the closet, come si diceva un tempo. E’ questo l’inizio della lotta per l’affermazione dei diritti e della pari dignità per le persone Lgbt. E’ questo il senso più profondo del Pride: dire noi siamo qui, ognuno col suo modo di vivere e con il suo orientamento sessuale e identità, e chiediamo riconoscimento e pari dignità.

Il fotoracconto della giornata

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Ultima modifica il Giovedì, 24 Giugno 2021 14:49

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