Martedì, 30 Luglio 2013 13:40

Rapporto Cresa: più povertà e disoccupazione. Crolla edilizia, anche a L'Aquila

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Il direttore del Cresa Francesco Prosperococco Il direttore del Cresa Francesco Prosperococco Foto Fonzi

Calo del Prodotto Interno Lordo, aumento drastico della povertà e della disoccupazione giovanile. Sono questi i dati più allarmanti snocciolati stamane a L'Aquila in occasione della presentazione della quarta edizione del rapporto “Economia e società in Abruzzo”, redatto dal Centro Regionale di Studi e Ricerche Economico-Sociali (Cresa). I dati del rapporto si riferiscono all'anno 2012 e mostrano valori negativi in quasi tutti i campi dell'economia abruzzese, in alcuni casi in linea con le cifre della crisi che attraversa tutto il Paese, in altri in peggioramento rispetto ai dati nazionali.

“L'Abruzzo sta attraversando la crisi più lunga della sua storia” afferma il direttore del Cresa Francesco Prosperococco “alla fine di quest'anno il Pil tornerà ai livelli del 1999”. E' piuttosto preoccupato il direttore dell'istituto abruzzese, come anche gli altri attori economici e sociali presenti all'incontro: tra gli altri, il segretario regionale della Cgil Gianni Di Cesare, quello provinciale Umberto Trasatti e il direttore di Confcommercio Abruzzo Celso Cioni. Nonostante questo panorama desolante, il Governo delle larghe intese, l'Istat e il Sole 24Ore annunciano la crescita, seppur faticosa, dei fattori macroeconomici: “Qualcosa si muove e noi vogliamo essere positivi, nonostante i dati dicano il contrario” si affretta a puntualizzare Prosperococco. Il dato relativo all'Abruzzo, però, parla di una diminuzione del 7,2% del Pil tra il 2008 e il 2012, a fronte del -5,7% del dato nazionale e di un aumento consistente della povertà relativa*, la cui incidenza ha raggiunto il 16,5% della popolazione (12,7% il dato nazionale), aumentando in un solo anno di oltre quattro punti percentuali.

Per quanto riguarda la produttività del lavoro, nel 2012 in Abruzzo l'andamento è definito “stagnante”, rispetto ai cifre nazionali e a quelle di altri Paesi come la Germania e la Francia, che si salvano grazie agli investimenti in innovazione. Il rapporto, però, evidenzia come per la prima volta in Abruzzo siano in diminuzione le ditte individuali, a dispetto dell'aumento delle società di capitali, a dimostrazione del fatto che le imprese della regione aumentano di dimensione diventando più complesse.

Un ambito di analisi interessante è quello relativo all'edilizia: forte caduta degli investimenti in edilizia abitativa (-20% rispetto al 2011) cui hanno contribuito simultaneamente crisi economica, difficoltà di accesso al credito e inasprimento dell'imposizione fiscale. “L'Ance” si legge nel rapporto “prospetta per il futuro una situazione molto difficile anche nelle zone colpite dal sisma, legata sia all'avvio di pochi nuovi interventi sia all'incertezza sui fondi disponibili”. In altre parole, non si investe in edilizia neanche nel Cratere - definito negli ultimi anni “Il più grande cantiere d'Europa” - a causa della scarsità di fondi da utilizzare a stretto giro e della totale incertezza su quelli previsti per i prossimi anni. Secondo l'Associazione Nazionale Costruttori Edili, è peggiorata la situazione regionale in tutti i comparti dell'edilizia, quella pubblica e quella privata residenziale (e non). Il valore delle opere pubbliche bandite in gare d'appalto si è quasi dimezzato rispetto al 2011. Emblematico è il dato per la Provincia dell'Aquila, dove l'ammontare di denaro impiegato nelle opere pubbliche è diminuito in un anno del 68,3%.

La mancanza di certezze e l'assenza di investimenti economici provocano inevitabilmente un aumento della disoccupazione: dall'8,5% al 10,8% in soli dodici mesi. Fortemente preoccupante il livello della disoccupazione giovanile (15-24 anni), passato dal 19,7% del 2008 al 33% del 2012. Negativi anche i dati sul turismo (con un calo vistoso del settore alberghiero) e sull'ecosistema urbano: in quest'ultimo ambito, particolarmente grave è la situazione della città dell'Aquila, che occupa il 35esimo posto tra le 45 città italiane considerate di “piccola dimensione”. Infine, il censimento di cadenza decennale, effettuato nel 2011, dimostra che in dieci anni la popolazione abruzzese è aumentata del 3,6%. Tale aumento, però, è dovuto esclusivamente alla componente straniera: infatti, nel decennio 2001-2011, la popolazione di cittadinanza italiana è diminuita di poco meno di duemila unità, mentre quella straniera è aumentata di quasi 50mila.

Insomma, la situazione abruzzese è preoccupante, in peggioramento rispetto ad altre regioni italiane (soprattutto del centro-nord) e in linea con il resto del Mezzogiorno. Considerato comunque che la crisi riguarda tutto il "mondo occidentale", che l'austerità imposta dai governanti europei impone all'Italia politiche di lacrime e di sangue e che l'Abruzzo da solo non può autodeterminarsi nella maggior parte delle scelte di politica economica, rimane comunque il fatto che negli ultimi anni la governance regionale non sia riuscita a dare slancio all'Abruzzo, in termini di attrattività, innovazione, sviluppo e sfruttamento delle proprie peculiarità ambientali, turistiche, economiche, produttive e sociali.

La mancanza di una visione di insieme di cui gli abruzzesi dovranno tenere conto al prossimo, imminente, appuntamento elettorale.


*La stima della povertà relativa diffusa dall'Istat si basa sull'uso di una linea di povertà nota come International Standard of Poverty Line (Ispl) che definisce povera una famiglia di due componenti con una spesa per consumi inferiore o pari alla spesa media per consumi pro-capite. Nel 2011, la soglia di povertà relativa, per una famiglia di due componenti, è pari a 1011 euro.

Ultima modifica il Martedì, 30 Luglio 2013 14:16

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