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Mercoledì, 03 Agosto 2016 13:13

30mila kmq di Adriatico interessati dalla ricerca con l'oil airgun: l'appello contro parte da Vasto

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Dalla spiaggia di Vasto (Chieti) in tanti per dire #stopOilAirgun. Ad un anno di distanza, la "Goletta verde" di Legambiente torna sulla spiaggia di Punta Penna a Vasto, dove nel settembre del 2014 si sono spiaggiati 7 capodogli, per dire chiedere al premier Renzi e al Governo di vietare la discussa tecnica dell'oil airgun, utilizzata per le prospezioni petrolifere in mare che ha un impatto devastante sull'ecosistema marino, in particolare sui cetacei, e sulla pesca.

"Sempre più studi scientifici - si legge nella nota di Legambiente - ribadiscono infatti che questa tecnica può provocare danni ed alterazioni comportamentali, talvolta letali, in specie marine assai diverse, in particolare per i cetacei, fino a chilometri di distanza. Gli studi hanno accertato la connessione tra lo spiaggiamento e le ricerche petrolifere attraverso airgun attive nell’area. Senza calcolare i danni economici alle attività di pesca e l’economia locale. La soluzione è unica: costringere il governo a vietare una volta per tutte l’utilizzo di questa tecnica per la ricerca di idrocarburi".

"Una battaglia che rientra nella nostra mobilitazione generale contro le fonti fossili che continua anche dopo il referendum – afferma Rossella Muroni, presidente di Legambiente – perché come volevasi dimostrare nuovi pozzi e nuove attività di prospezione mettono a rischio l’Adriatico e più in generale i mari italiani. C'è, invece, un altro scenario più conveniente, pulito, democratico su cui chiediamo al Governo Renzi di puntare per portare l'Italia fuori dall'era dei fossili, in linea con gli impegni presi a Parigi alla Cop21.

"L'Italia – conclude - possiede oggi risorse naturali e opportunità per puntare a un futuro cento per cento rinnovabile grazie ad alternative realmente competitive ma bloccate da politiche miopi: l'autoproduzione da energie rinnovabili, il biometano, l'efficienza energetica".

Il pericolo dell'airgun è purtroppo ancora attuale dopo che il TAR del Lazio ha bocciato il ricorso presentato dai comuni abruzzesi e marchigiani. In questo modo si dà sostanzialmente il via libera alla richiesta della Spectrum Geolimited, di condurre indagini con l'Airgun in circa 30mila km quadrati di mare Adriatico, da Rimini a Otranto.

"Il nostro appello lo scorso anno ha raccolto quasi 50mila sostenitori, persone dalla parte del mare e delle comunità locali, contro l'airgun e gli interessi delle grandi compagnie petrolifere – dichiara Giuseppe Di Marco, presidente di Legambiente Abruzzo -. Per questo dalla spiaggia di Punta Penna a Vasto torniamo a chiedere con forza al Governo e a tutti gli schieramenti politici di vietare da subito l'utilizzo dell'airgun per la ricerca di petrolio e gas sotto i mari italiani. Tutti gli abruzzesi sono chiamati a rinnovare questa battaglia per il nostro mare: così come abbiamo fermato Ombrina, adesso abbiamo la responsabilità di bloccare l’apertura di nuovi pozzi come quelli di Rospo Mare".

Oggi non esistono misure specifiche sulla problematica dell'airgun a livello europeo e nazionale, ma sono sempre di più gli studi, i rapporti e i regolamenti internazionali che ne descrivono gli impatti e ne chiedono una maggiore regolamentazione e soprattutto una riduzione nella sua applicazione.

Ultima modifica il Mercoledì, 03 Agosto 2016 13:25

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