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Mercoledì, 22 Novembre 2017 16:16

L'Aquila, crisi del lavoro. I sindacati: "Manca una strategia di sviluppo"

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Doveva essere una conferenza stampa incentrata sulla vicenda Accord Phoenix, e lo è stata; si è trasformata, però, in una più ampia riflessione sulla drammatica crisi occupazionale che vive il territorio aquilano. Intecs è soltanto l'ultima delle vertenze, con 68 lavoratori che, tra trenta giorni, riceveranno la lettera di licenziamento; c'è il comparto dei call center che soffre tremendamente, con 100 lavoratori E-Care messi con le spalle al muro, costretti a scegliere tra il ricollocamento in altre città o il taglio degli stipendi, per poter salvaguardare il sito nel caso in cui dovesse giungere una commessa; altrimenti, verrà aperta l'ennesima procedura di licenziamento. Per non parlare della vertenza Otefal o del fallimento Edimo che, tra holding e altre società, ha lasciato a casa 180 persone circa.

Una situazione nerissima, difficile da accettare se è vero che il nostro è un territorio più ricco di altri, in termini di risorse almeno, considerati i 220 milioni di euro di fondi per la ricostruzione destinati allo sviluppo economico e i circa 100 milioni che sono stati già investiti. Eppure, l'unica azienda che ha deciso di investire sul territorio, e che sta assumendo, è proprio Accord Phoenix - l'hanno riconosciuto stamane i segretari provinciali di Fiom, Fim e Uilm, Alfredo Fegatelli, Giampaolo Biondi e Clara Ciuca - sebbene vi siano criticità non ancora risolte, anzi. Per il resto, i fondi già investiti hanno garantito la tenuta di alcune aziende, in settori considerati strategici, ma nessun posto di lavoro.

Sebbene ci siano risorse disponibili, il territorio non si sta dimostrando appetibile per chi intenda fare impresa; che poi, non ci sarebbero soltanto i fondi per lo sviluppo economico ma anche le opportunità fiscali offerte dall'inserimento del nostro territorio in zona 107.3c, che significa la possibilità di beneficiare di aiuti agli investimenti. E gli spazi per insediare nuove attività non mancherebbero di certo.

Invece, d'investimenti non c'è traccia ed una riflessione su quanto sta accadendo nell'aquilano dovrebbe coinvolgere la politica innanzitutto, a tutti i livelli, che dovrebbe interrogarsi sulle scelte assunte in questi anni, e così la classe imprenditoriale locale, Confindustria, i sindacati. Per immaginare un futuro possibile, prima che sia troppo tardi.

Fegatelli, Biondi e Ciuca, stamane, hanno denunciato la mancanza di una cabina di regia capace di programmare lo sviluppo economico del territorio rendendolo finalmente attrattivo per investimenti mirati su alcuni assett strategici; in effetti, la sensazione è che si operi 'in difesa', alla rincorsa delle vertenze, cercando di ricollocare i lavoratori licenziati, oggi in Accord Phoenix e domani chissà dove, senza che si abbia la forza, però, di creare nuovi posti di lavoro, e di qualità.

Ma torniamo ad Accord Phoenix.

"Siamo felicissimi stiano assumendo personale", ha sottolineato la segretaria provinciale Uilm, Clara Ciuca; "abbiamo lavorato per questo, dal 2012 ad oggi. E come sindacato, in questi anni, siamo sempre stati parte attiva per la riuscita dell'investimento. Strada facendo, però, abbiamo capito che il gruppo dirigente aveva difficoltà a portare avanti il progetto industriale, sono state assunte scelte che abbiamo ritenuto sbagliate e, in questo senso, siamo stati facili profeti, considerato che, a dicembre scorso, si è arrivati al sequestro del sito produttivo. In questi mesi, comunque - ha chiarito Ciuca - abbiamo continuato a credere in Accord Phoenix: d'altra parte, parliamo dell'unico investimento reale sul territorio. Ci sono 120 persone, ex lavoratori delle imprese del fu polo elettronico - Pa, Fida, Intercompel e Fintek - che aspettano risposte, che sono rimasti senza ammortizzatori sociali in una età avanzata che rende difficile ricollocarli altrove. Ebbene - ha aggiunto Ciuca - dobbiamo dire che i primi assunti dal bacino che avevamo indicato nell'accordo sottoscritto con l'azienda, in questi mesi di buio, sono stati comunque pagati e, ad oggi, si sta procedendo con altre assunzioni. Ne siamo felici, lo ribadiamo. Ma i vertici di Accord Phoenix, che ci avevano convocato in luglio per annunciarci che stava per essere avviata la produzione e che si sarebbe proceduto con le assunzioni, e che ci avevano confermato, tra l'altro, che era stato rinnovato il gruppo dirigente - in quella occasione ci è stato presentato il presidente Giuseppe Garrella - da allora non ci hanno più ricevuto".

Una richiesta ufficiale, e unitaria, d'incontro, i sindacati l'hanno avanzata ad inizio settembre. "Non ci hanno mai risposto", ha chiarito il segretario Fim Giampaolo Biondi. "Apprendiamo dai giornali ciò che l'azienda sta facendo", hanno sottolineato i sindacalisti, riferendosi all'articolo pubblicato da NewsTown nei giorni scorsi e al press tour organizzato nello stabilimento nei giorni di Officina L'Aquila. "In azienda entrano tutti, ma non i sindacati", l'affondo di Ciuca. "Rivendichiamo il ruolo di legittimi rappresentanti dei lavoratori - ha aggiunto Biondi - e l'azienda ci deve ricevere". Anche perché "percepiamo che a livello di gestione non ce la stanno raccontando giusta, che Ravi Shankar, in realtà, non avrebbe fatto alcun passo indietro e che c'è un poco di confusione nella governance dell'azienda", l'affondo della segretaria Uilm. "Ci chiediamo, dunque: chi comanda in Accord Phoenix? E se hanno davvero avviato la produzione, che tipo di macchinari stanno utilizzando, cosa stanno trattando? Siamo all'oscuro. Ci tengono fuori, e ci pare una scelta pericolosa".

Tra l'altro, i criteri d'assunzione del personale "non è stato condiviso" ha proseguito Biondi. "Ci risulta che, tra i 120 addetti dell'ex polo elettronico da cui dovrebbero attingere, alcuni hanno avuto più di un colloquio, altri non sono mai stati convocati. Stante che la scelta spetta, ovviamente, alla società, avevamo chiesto si tenesse conto delle situazioni di maggior disagio. Sta accadendo? Il sindacato ha difeso l'impresa a spada tratta in questi anni, mettendoci anche la faccia", ha rivendicato il segretario Fim: "vorremmo capire come mai hanno deciso di tagliarci fuori".

Chi la faccia non l'ha messa è Alfredo Fegatelli, segretario provinciale Fiom, che ha sempre manifestato dubbi sulla riuscita dell'investimento. "La mia posizione è rimasta inalterata, nel tempo: l'azienda non ci ha mai illustrato il piano industriale. Abbiamo scoperto soltanto per caso che i lavoratori che avrebbero assunto, in realtà, sarebbero stati 68 e non 120, come avevano promesso inizialmente; per caso abbiamo scoperto che, per arrivare a 120 dipendenti, dovrebbero raddoppiare il sito produttivo. Non ci è stato ancora chiarito che tipo di materiale viene trattato, le quantità, dove lo prendono, cosa producono e chi sono i potenziali clienti. Soltanto così potremmo capire, davvero, le potenzialità occupazioni dell'azienda". Al momento, non è chiaro neppure se si arriverà davvero a 68 dipendenti, con che tempi verranno assunti i lavoratori; non è chiaro se l'azienda abbia percepito l'intero finanziamento pubblico da Invitalia e - Fegatelli lo ribadisce - non c'è un piano industriale su cui ragionare. "E questo ci preoccupa davvero molto", ha chiosato Clara Ciuca. "Un fallimento sarebbe davvero disastroso per il nostro territorio".

A proposito di disastri, con i segretari di Fiom, Fim e Uilm s'è discusso anche della vicenda Intecs, "un dramma di cui il territorio non aveva davvero bisogno", le parole della segretaria Uilm.

Su NewsTown, ne abbiamo parlato diffusamente: c'è un accordo sottoscritto dalle sigle sindacali e da Regione Abruzzo che prevede, ci fosse un'azienda interessata ad insediarsi sul territorio attingendo ai fondi per lo sviluppo economico, di tenere conto delle professionalità in esubero da Intecs. Si sta lavorando, in realtà, pure su un'altra ipotesi, e ve ne abbiamo dato conto nei giorni scorsi: una parte dei lavoratori Intecs potrebbe essere reimpiegata nell'ambito dei progetti sulla Space Economy, su cui il governo regionale ha investito 10 milioni di euro che dovrebbero quadruplicarsi, considerato che, per ogni euro investito dalle regioni il Ministero dello Sviluppo economico ne mette 1 e 50, e che le aziende, decidessero di presentare un progetto, sarebbero chiamate a raddoppiare il budget a disposizione. Ebbene, Thales Alenia Space dovrebbe partecipare col progetto S4I e, venisse accolto e finanziato, potrebbe reimpiegare una cinquantina di lavoratori Intecs.

"I fondi debbono essere impiegati entro i confini regionali - ha tenuto a chiarire Alfredo Fegatelli - e debbono sviluppare, altresì, piccola e media impresa sul territorio: ecco, credo che si stia lavorando per recuperare una parte dei lavoratori così, attraverso la piccola e media impresa, l'indotto che potrebbe generare un investimento di queste dimensioni. Si tratta, tuttavia, di un percorso ancora da costruire; e poi, il meccanismo avrebbe 'retto' se Intecs avesse mantenuto l'impegno di tenere impiegati almeno una parte dei dipendenti nel sito aquilano: invece, ci hanno comunicato l'intenzione di chiudere il laboratorio, di procedere col licenziamento collettivo e sarebbero addirittura in una fase di pre-concordato".

A dire che il destino dei lavoratori che, tra trenta giorni, riceveranno la lettera di licenziamento è tutt'altro che scritto.

Ultima modifica il Mercoledì, 22 Novembre 2017 22:54

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