Lunedì, 07 Ottobre 2019 17:40

Restart, 10 milioni ai Confidi come fondo di garanzia per l'accesso al credito di piccole e medie imprese. Soldi in cassa, ma la procedura non si sblocca

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Abbiamo fatto il punto, nei giorni scorsi, sullo stato d'attuazione di Restart, il programma che attua il complesso degli interventi previsti con il 4% dei fondi per la ricostruzione destinati allo sviluppo economico; parliamo di 320 milioni di euro: ad oggi, il costo totale degli interventi approvati è pari a 222 milioni e 660 mila euo, di cui sono stati assegnati fondi per 185 milioni e 661 mila euro [qui, l'approfondimento]. 

Tra le risorse impegnate, ci sono 10 milioni di euro - a valere sulla delibera Cipe 25/2018 - quale fondo di garanzia per l'accesso al credito delle piccole e medie imprese del cratere sismico: 8 milioni e 900 mila euro sono stati già liquidati, disponibili, in cassa, dall'8 febbraio scorso. Si tratta di liquidità che può servire a finanziare programmi di investimento in beni materiali e immateriali, aumentare il capitale sociale, ma anche a consolidare le passività bancarie o rinegoziare i prestiti. Capitale circolante che, nel caso della ricostruzione, sarebbe utile anche all'anticipazione delle fatture.

Per velocizzare i meccanismi, la passata Giunta regionale era riuscita ad evitare il passaggio sulla piattaforma nazionale, ottenendo, di fatto, una gestione diretta dei fondi, tramite la finanziaria in house della Regione; dunque, con due deliberazioni di Giunta - la 43 e la 128 del 2019 - si era dato il via all'attuazione della procedura.

Ad oggi, però, è tutto fermo. 

I destinatari delle risorse sono i Confidi, acronimo che sta per "consorzio di garanzia collettiva dei fidi", organismo che svolge attività di prestazione di garanzie per agevolare le imprese nell'accesso ai finanziamenti, a breve medio e lungo termine, destinati alle attività economiche e produttive. I Confidi sono disciplinati dal Testo Unico Bancario del 1993 e nascono, in sostanza, come espressione delle associazioni di categoria nei comparti dell'industria, del commercio, dell'artigianato e dell'agricoltura, basandosi su principi di mutualità e solidarietà.

Il meccanismo è semplice: le somme richieste vengono accantonate in banca come fondo di garanzia; per ogni euro, viene garantita l'erogazione di 4-5 euro, come prestito da parte delle banche. Le somme dovrebbero passare, per la loro attivazione, attraverso garanzie prestate, appunto, dai Confidi al sistema bancario con un doppio valore: facilitare l'accesso al credito ed evitare che la banca debba accantonare, come fondo rischi, l'8 per cento di quanto erogato a titolo di prestito".

Parliamo dei Confidi che operano nel cratere sismico 2009 - per l'aquilano, quelli di Ance, Apindustria e Coperfidi - che, in questi anni, hanno svolto un ruolo fondamentale per la sopravvivenza delle imprese ma che, attualmente, stante l'ulteriore situazione di crisi economica che si avverte nel paese, registrano un numero eccessivo di sofferenze che ne precludono, di fatto, il prosieguo dell'attività.

Ecco il motivo per cui i 10 milioni destinati dal fondo Restart rappresenterebbero una vera e propria boccata d'ossigeno per dare risposta alle esigenze delle piccole e medie imprese, la spina dorsale del tessuto economico del territorio. D'altra parte, stando ai dati diffusi dalla Regione nel febbraio scorso, a beneficiare della misura potrebbero essere circa 300 imprese, con un prestito medio garantito dai Confidi di circa 33 mila euro.

"La battaglia viene da lontano", spiega a newstown il presidente di Apindustria, Luciano Mari Fiamma; "siamo riusciti, dopo un lunghissimo lavoro, ad ottenere i fondi che, a questo punto, dovrebbero essere affidati alla struttura regionale che si è già occupata del bando 'Fare centro' oppure alla Fira per dare effettivamente corso alla procedura avviata. Tuttavia, non riusciamo ad incontrare l'assessore Guido Quintino Liris che detiene la delega al programma Restart, sebbene sia stata avanzata richiesta da tempo". I Confidi interessati, come accennato, sono quelli dell'Aquila e altri che insistono nel territorio del Teramano, nei 21 comuni della provincia che ricadono nel cratere sismico: "E' necessario sbloccare i fondi al più presto: i Confidi sono in difficoltà nell'offrire garanzie alle banche per consentire l'accesso al credito delle piccole e medie imprese del territorio. Non c'è tempo da perdere".

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