Mercoledì, 05 Marzo 2014 14:37

Servizi scuole, è beffa: proroga governo inefficace, in provincia a casa in 200

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Un cartello di protesta apop Un cartello di protesta apop

Per i lavoratori e le lavoratrici nei servizi all'interno delle scuole non c'è pace. Dopo le proteste in tutta Italia - vi abbiamo raccontato la manifestazione all'Aquila della scorsa settimana - il governo Renzi aveva prorogato di un mese le condizioni contrattuali per i lavoratori nelle scuole. La vicenda è nota e la questione è enorme: 24mila persone in tutta Italia (più di 800 in Abruzzo), dipendenti delle cooperative che svolgono servizi ausiliari e di pulizia nelle scuole, dal 1 marzo rischiano di perdere definitivamente il proprio reddito - già esiguo - a causa della spending review.

Nonostante la proroga, però, l'azienda che ha vinto l'appalto nella provincia dell'Aquila (la Coop Service) non ha riconfermato le assunzioni a parità di condizioni e ha proposto contratti individuali che vanno da 6 ore settimanali (un’ora al giorno) a 12 ore settimanali. Una proposta rifiutata dai sindacati, con il risultato che gran parte i lavoratori, in questi giorni, sono rimasti a casa.

Troppo poco per garantire condizioni reddituali minime per circa 200 lavoratrici e lavoratori della provincia dell'Aquila. Lo stipendio, infatti, si ridurrebbe - nel caso delle 6 ore settimanali - a circa 120 euro al mese. Una cifra che dovrà essere utilizzata anche per gli spostamenti all'interno dei complessi scolastici. Inoltre, si rischiano una serie di disservizi dal punto di vista igienico e sanitario all'interno delle scuole, considerando che il personale si occupa della pulizia delle aule e, in molte situazioni, dell'igiene dei più piccoli (nel caso degli asili).

"E' stata costruita una trappola che tende a salvare tutto, tranne i lavoratori - dichiara a NewsTown Emilio Speca, responsabile provinciale di Filcams Cgil - nel momento in cui il lavoratore accetta le nuove condizioni contrattuali proposte dall'azienda, esce fuori da ogni ammortizzatore sociale. Tra l'altro, visti gli spostamenti continui, non è praticamente in grado di svolgere il proprio lavoro". La Filcams, ci dice Speca, ha rifiutato l'accordo proposto da Coop Service, chiedendo all'azienda di dettagliare il contratto, ma senza ricevere finora risposte.

L'aspetto più interessante di tutta la faccenda riguarda la proroga da parte del governo. Qualche ora dopo la manifestazione aquilana del 24 febbraio scorso, la senatrice abruzzese Stefania Pezzopane dichiarava, attraverso una nota, l'inserimento di una norma nel Ddl emergenze in Senato, volta a ottenere una proroga dei contratti di un mese, in attesa di una risoluzione definitiva dell'enorme vertenza. Ma - a quanto afferma Speca - la proroga riguarderebbe la possibilità, da parte di un ufficio scolastico, di acquistare per un mese servizi (e quindi assumere). Non coinvolgerebbe, però, la proroga dei contratti posti in essere prima della scadenza del 28 febbraio.

In altre parole, non viene prorogato il rapporto di lavoro a parità delle condizioni presistenti, ma viene aggiunta (in seno alle direzioni scolastiche) la possibilità di riassumere, senza però indicazioni da parte del Ministero su cosa e come fare.

In questo senso, la proroga sbandierata dal governo Renzi sarebbe inefficace. E sarebbe proprio questo il motivo per cui l'azienda Coop Service, titolare dell'appalto per i servizi nella provincia dell'Aquila, avrebbe legittimità nel proporre condizioni contrattuali da fame.

 

La nota completa della Filcams Cgil

Nonostante la proroga per tutto il mese di marzo decisa dal governo sugli appalti di pulizia e vigilanza nelle scuole, proroga che prevede l’acquisto di servizi pari a quello dei mesi precedenti, l’azienda che ha preso l’appalto nella provincia dell’Aquila non ha riconfermato le assunzioni a parità di condizioni e ha proposto contratti individuali che vanno da 6 ore settimanali (un’ora al giorno) a 12 ore settimanali, una prestazione lavorativa che deve svilupparsi nell’ambito dei plessi scolastici della provincia dell’Aquila con spese di spostamento anche a carico della lavoratrice. Le sei ore settimanali corrispondono a circa 160 euro al mese, ricordando una nota espressione "E' più la spesa che l'impresa".
Gli incontri in sede istituzionale, presso la Direzione Regionale del lavoro, non hanno prodotto nessun accordo, l’azienda ha continuato ad offrire alle lavoratrici contratti inaccettabili, che non permetterebbero nemmeno la sussistenza, e la loro firma escluderebbe i lavoratori e le lavoratrici dagli ammortizzatori sociali.
Nel frattempo abbiamo diffidato l’azienda per fare in modo che siano rispettate le norme contrattuali, abbiamo anche richiesto di mettere a conoscenza anticipatamente i lavoratori e le lavoratrici dei contenuti del contratto da firmare, stiamo anche vigilando su ciò che accade nelle scuole, nelle quali con la drastica riduzione del servizio operata (da 36 ore settimanali a lavoratrice a 6 ore settimanali), rischiano di non poter essere garantiti i servizi minimi di pulizia igiene e vigilanza. Non escludiamo a tal proposito di chiedere le dovute verifiche agli enti preposti. Nel frattempo siamo in attesa degli sviluppi del tavolo nazionale con i diversi ministeri, dato che questa vertenza riguarda 24mila lavoratori e lavoratrici, di cui 840 in Abruzzo e 200 nella provincia dell’Aquila.

Ultima modifica il Mercoledì, 05 Marzo 2014 15:56

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