Venerdì, 18 Novembre 2016 16:47

Tondelli e la censura aquilana: intervista al regista Andrea Adriatico

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Il legame con le proprie origini, la continua ricerca di una dimensione creativa e lo studio dell'affascinante figura di Pier Vittorio Tondelli. E' Andrea Adriatico (foto a sinistra), regista teatrale e cinematografico, aquilano che da anni vive tra Roma e Bologna. Proprio nel capoluogo emiliano è stato tra i fondatori di Teatri di Vita, con il quale da cinque anni porta in giro per tutta Italia lo spettacolo Biglietti da camere separate.

Domani alle ore 21 (e in replica domenica alle ore 17:30) Biglietti da camere separate approderà per la prima volta all'Aquila. Si tratta del primo spettacolo nello spazio inaugurato mercoledì scorso [leggi l'articolo] dalle donne dell'associazione culturale Animammersa, il "Container", dentro un altro luogo estremamente simbolico per il capoluogo abruzzese: l'ex ospedale psichiatrico di Collemaggio.

Camere separate, romanzo pubblicato nel 1989 da cui è tratto lo spettacolo, è uno degli ultimi lavori di Pier Vittorio Tondelli, scrittore emiliano morto nel 1991 e diventato simbolo di un'intera generazione, anche e soprattutto grazie al suo primo romanzo, Altri libertini, pubblicato nel 1980. Ed è proprio Altri libertini ad unire con un doppio filo Tondelli e Adriatico all'Emilia e all'Aquila. L'opera, infatti, divenne famosa anche perché subì una grottesca censura per "immoralità" dal tribunale dell'Aquila, a venti giorni dalla pubblicazione e a causa dei contenuti definiti "scandalosi". Il sequestro delle copie nelle librerie cittadine durò circa un anno, dopo il quale il romanzo esplose – in termini di copie vendute – in tutto il Paese.

news-town.it ha incontrato Andrea Adriatico nel foyer del Container di Animammersa, per dialogare sul suo rapporto con i temi importanti della vita, con la sua città di origine e con Tondelli stesso.

Come nasce la collaborazione con le anime aquilane, che per la prima volta hanno portato un tuo spettacolo nella tua città?
Con alcune delle donne di Animammersa ho un legame affettivo che dura da decenni. Dopo il terremoto del 2009 abbiamo intrapreso una serie di iniziative, sia nei giorni successivi al sisma, sia in occasione del primo anniversario, durante il quale ospitammo proprio l'associazione. Animammersa ha inoltre partecipato lo scorso anno ad Arte Fiera, presentando il calendario dell'associazione. Secondo me l'esperienza di Mettiamoci una pezza è unica, straordinaria nella concezione del formato ideologico e nell'impatto artistico e creativo.

adriatico andreaE così, in occasione dell'apertura di questo nuovo spazio all'Aquila, avete deciso di mettere in scena Biglietti da camere aperte.
Abbiamo capito subito che Camere separate potesse essere adatto ad una sorta di teatro da camera. E' un lavoro che amo molto, nato nel 2011 - in occasione dei vent'anni dalla morte di Pier Vittorio Tondelli – allora co-prodotto da un festival fiorentino e dal Mambo di Bologna, dove ha esordito, prima di girare da Nord a Sud. Come stiamo facendo anche quest'anno, dove sarà messo in scena in diverse regioni, da Rovigo a Bari, nel venticinquesimo anniversario della morte di Tondelli, che continua a rappresentare una ricorrenza importante.

Perché, tra le sue opere, hai scelto Camere Separate?
Quello che rende ancora importante la lettura di Camere Separate è legato al fatto che non si tratta solo di un romanzo testamentario (scritto da Tondelli a due anni dalla morte, ndr). E' il testo di un autore che, alla fine della sua vita, concepisce un affresco imponente, pieno di contraddizioni e di complessità su temi importanti. Ma è anche simbolo della grande ferita di Tondelli, ossia quello di essere stato considerato uno scrittore generazionale, legato ad un periodo storico preciso, e quindi fautore di una dimensione letteraria quasi misconosciuta, tant'è che moltissimi giovani ancora non lo conoscono. Penso invece che Camere separate sia un grande classico, non solo l'affresco di un'epoca ma un'opera dallo stacco narrativo di altissimo livello. Per fortuna non sono il solo.

E come si presenta a teatro?
Lo spettacolo è contraddistinto da una struttura necessariamente complessa, derivata dalla forma romanzo che viene trasposta in scena. Tocca temi forti, come l'aids e le relazioni omosessuali. In fondo è un romanzo della solitudine, ed è questo il vero tratto che lo fa diventare un classico: rielabora tematiche universali. E io mi sono sempre occupato di temi che riguardano l'alterità, l'identità personale prima ancora che sessuale.

E rappresenta anche, in qualche modo, il ritorno ideale di Tondelli nel capoluogo abruzzese, 36 anni dopo il sequestro per "immoralità" di Altri libertini. Quando accadde avevi 14 anni e vivevi all'Aquila.
Forzando un po', potremmo dire che la fortuna di Tondelli nasce all'Aquila, con la censura di Altri libertini. Ricordo quando il Tribunale decise per il sequestro, ero un adolescente e avevo la fortuna, come spesso accade nelle città di provincia, di avere al liceo un professore di italiano di altissimo livello, Piero Vicari. Mi fece per primo capire l'esistenza di una cosa chiamata teatro, leggevamo Samuel Beckett in classe, e quando censurarono Altri libertini ricordo che mi disse: 'Questo è un autore che puoi leggere'. Poi ebbi la fortuna di conoscerlo qualche anno più tardi.

tondelliCom'è stato il vostro primo incontro?
C'è un anno chiave nella storia della cultura emiliana, il 1988, quando venne organizzata in città la biennale giovanile dell'Europa Mediterranea. Arrivarono centinaia di giovani da diversi Paesi del Mediterraneo e nella sezione letteratura uno dei mentori era proprio Tondelli. L'incontro con lui non fu facile, perché io mi ero innamorato di un romanzo pubblicato in quel periodo, Madre dei nervi di Maurizio Marzari, e la versione venne ripubblicata con un editing aggressivo, che non mi piaceva. Ne discussi con lui, fu uno scambio vivace.

Domani e domenica Biglietti da camere separate verrà messo in scena in un luogo importante per L'Aquila, l'ex ospedale psichiatrico di Collemaggio.
Ricordo che quando ci fu la spinta decisiva per l'apertura delle porte dei manicomi, qui all'Aquila, come a Trieste – dalla quale partì l'esperienza di Marco Cavallo – ci fu un forte dibattito culturale, ci si poneva il tema di come mantenere la struttura aperta. Dopo il terremoto c'è poi stata una spinta decisiva da parte di soggetti collettivi che hanno mantenuto un'attenzione preziosa su questo luogo, ed ora ci ritroviamo di fronte ad un edificio, quello delle malattie infettive, dove negli anni Ottanta e Novanta ho visto morire i miei primi amici per aids. Una piaga allora condivisa e oggi silenziosa, un tema presente in tutta la mia vita.

E oggi qual è il tuo legame con la città?
Sono andato via nel 1986, ma ho mantenuto sempre un legame significativo. Vedo una città difficile, complicata, ma comunque con una ripresa d'animo che il post-terremoto ha riacceso in maniera molto forte. E poi nutro un forte legame con molti aquilani, in primis con chi ha fondato con me Teatri di Vita: all'inizio eravamo quasi solo aquilani. Molte delle persone con cui sono cresciuto hanno lasciato dei segni in città e in tutto il Paese, e sono in grandissima pace con la città. Il legame esiste ed è forte anche se, come viene fuori anche in Camere separate, alla fine non si è di nessun posto.

Ultima modifica il Venerdì, 18 Novembre 2016 21:41

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