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Venerdì, 23 Giugno 2017 16:19

Cialente, a 'cuore aperto': l'ultima intervista da Palazzo Fibbioni

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L'ultima intervista dall'ufficio, ormai 'svuotato', di Palazzo Fibbioni: NewsTown ha incontrato Massimo Cialente che, tra qualche ora, non sarà più il sindaco dell'Aquila.

Non si è parlato di politica, ma dell'uomo che ha guidato la città negli anni più difficili della sua storia. "Mi sono preparato nei mesi scorsi a questo profondo cambio di vita; solo chi l'ha vissuto può capirlo" racconta Cialente, seduto alla sua scrivania. "Si passa da una posizione di 'potere' che ti viene riconosciuta ad essere un cittadino come gli altri: ti ci devi preparare. In realtà, non ho mai pensato di esercitare il potere, ho sempre vissuto il ruolo di Sindaco come una responsabilità più che come una realizzazione personale. Oggi, il sentimento è duplice: da un lato, c'è rammarico per le cose che 'ho messo a coce' e che non riuscirò a portare a tavola; dall'altro, un senso di esaltante curiosità e attesa per ciò che mi aspetta. Ho la fortuna di poter scegliere tra diverse cose: comincerò guardarmi intorno".

C'è un solo problema, svela: "la settimana che ci lasciamo alle spalle è stata piuttosto tranquilla, dal punto di vista lavorativo; ebbene, non arrivo stanco a sera e non riesco a prendere sonno", scherza ai nostri microfoni.

Tornato serio, Cialente ripercorre alcuni momenti impressi nella sua memoria; il più brutto, l'8 gennaio 2014, "il giorno più difficile, per gli avvisi di garanzia recapitati all'allora vicesindaco e ad un dirigente nominato da me; scatenarono un vero e proprio attacco della stampa nazionale alla mia famiglia: ho saputo poi che fu preparato a Roma, tempo prima. Capii che il gioco si stava facendo troppo pesante per i miei cari: avevo deciso di mollare, per tutelarli. La famiglia, però, mi spinse ad andare avanti". Il momento più esaltante, invece, il sindaco dell'Aquila l'ha vissuto la notte del 5 maggio 2009: "il Governo aveva deciso di decretare la morte dell'Aquila, strappandole gli uffici pubblici: se non mi è venuto un infarto quella notte... Fu un braccio di ferro terribile: alle 2:45, Berlusconi ritirò l'OPCM e compresi che, finalmente, era cambiato il vento".

Cialente riconosce di aver fatto molti errori, il più grave è stato la scelta di Gaetano Fontana come coordinatore della struttura tecnica di missione: "una persona di grandissimo valore - riconosce il primo cittadino - ma era un cacciavite d'oro a stella, e noi avevamo bisogno di un cacciavite a taglio: Fontana era l'uomo delle programmazioni, non delle strategie. Diede una interpretazione dei piani di ricostruzione completamente sbagliata e, poi, fece un grosso errore: anziché mantenere la terzietà, scelse di schierarsi con l'allora governatore Gianni Chiodi e con Giorgio De Matteis contro il sindaco e l'assessore alla ricostruzione del Comune dell'Aquila".

"Ho sbagliato spesso nella scelta degli uomini e delle donne", riflette; ci sono state anche "sorprese entusiasmanti, come Rinaldo Tordera e l'avvocato Francesco Rosettini".

Tra i politici nazionali che hanno seguito la ricostruzione dell'Aquila, "è stato bravo Fabrizio Barca, un illuminista, che pure ha avuto idee un poco strambe e glielo dissi: credo sia stato mal consigliato da alcuni uomini di fiducia. La città deve dire grazie a poche persone: a Giovanni Legnini, Pierluigi Bersani e Gianni Letta; nessuno l'ha capito, ma Letta in alcuni momenti ha davvero salvato L'Aquila". Con Berlusconi, invece, il rapporto è stato "assolutamente leale" ricorda Cialente, "ero l'unico che poteva dargli del tu: sono stato leale con tutti, in questi anni, altri sono venuti meno e, in particolare, Guido Bertolaso".

Nel 2012, Cialente aveva pronto un incarico di Governo: "il partito non mi voleva ricandidare - spiega - pensavano che la città non mi volesse più. L'unica persona con cui mi confrontai fu Bersani. Furono settimane durissime: mi chiesi se avrei avuto la forza di affrontare altri 5 anni così difficili, se, passando il testimone, avrei trovato qualcuno con lo stesso spirito di sacrificio. Alla fine, decisi di ricandidarmi e non me ne sono mai pentito: d'altra parte, sapevo che avrei vinto, ero sicuro".

Il sindaco uscente rivendica di aver affrontato "undici campagne elettorali vere", e di aver sempre vinto; d'altra parte, al di là della valutazione che si può dare del suo operato, è evidente come Cialente abbia una straordinaria capacità empatica con i cittadini: "credo che la gente ha capito che faccio politica per passione, che sono leale e non mi tiro mai indietro. E poi, sono una persona assolutamente normale". Non un grande amministratore, lo riconosce, "ma un politico, un visionario: non sono l'ammnistratore che sta lì a studiarsi le delibere, questo no, ma sono stato bravo ad individuare  alcuni uomini fidati, alcuni dirigenti - a cominciare dal segretario generale Carlo Pirozzolo - mettendogli in mano le carte. Io ho dato la visione".

Degli avversari politici, Cialente nomina soltanto Giorgio De Matteis, "con cui ci sono stati contrasti grandi, sebbene, in fondo, siamo amici, ogni tanto ci sentiamo al telefono, ci siamo divertiti"; il miglior assessore, invece, "è stato Pietro Di Stefano; è stato poco capito anche lo sforzo di Alfredo Moroni. Tra i giovani, Emanuela Di Giovambattista che è stata completamente autonoma". E l'erede designato? Non ha dubbi: Stefano Palumbo.

Martedì dovrebbe esserci il passaggio di consegne col nuovo sindaco, poi Cialente potrà concentrasi sulle prossime sfide, le politiche o le regionali: "ancora non ho deciso, in realtà, scenderò in campo se sentirò che la città ha bisogno di me. Di certo, porterò avanti la battaglia per la messa in sicurezza del Paese".

Un ultimo rammarico, prima di salutarci: "non ho fatto in tempo a rientrare nell'ufficio di Palazzo Margherita, e non sono riuscito a sedere di nuovo al palchetto del Teatro comunale riservato al Teatro comunale, l'unico piccolo grande privilegio del Sindaco".

Ultima modifica il Sabato, 24 Giugno 2017 22:52

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