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Mercoledì, 11 Settembre 2013 00:37

11 settembre: viaggio al Ground Zero di New York, dodici anni dopo

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11 settembre 2001. Alle 8:46 un Boeing 767 si schianta contro la Torre Nord del World Trade Center, tra il 94esimo e il 98esimo piano. Pochi minuti dopo, alle 9:03, un altro Boeing colpisce la Torre Sud tra il 78esimo e l'84esimo piano. Crollerà 56 minuti dopo. Altri 32 minuti e implode la Torre Nord. Intanto, alle 9:47 un volo dell'American Airlines si era schiantato contro il Pentagono, un quarto volo alle 10:03 precipita nei pressi di Shanksville, in Pennsylvania.

In pochi hanno dimenticato cosa stavano facendo quel giorno di dodici anni fa, quando le Twin Towers vennero giù come in un film. E in qualsiasi modo si interpreti quanto accaduto, non c'è dubbio che cambiò profondamente la storia dell'Occidente. Anche la nostra. Le vittime furono quasi tremila, 411 soccorritori (tra pompieri, poliziotti e paramedici) persero la vita nel tentativo di salvare chi era rimasto sepolto tra le macerie. Sappiamo cosa accadde quel giorno, e cosa successe dopo: la terribile guerra in Afghanistan, costata migliaia di vite umane, le polemiche politiche, la cattura e l'uccisione di Osama Bin Laden. E la ricostruzione di Ground Zero.

Nel sito del World Trade Center, in questi anni, centinaia di persone hanno lavorato senza sosta per dare un nuovo volto al 'luogo del dolore': quattro nuove torri ospiteranno uffici, negozi, spazi dedicati alle arti performative, una stazione dei mezzi pubblici, un memoriale e un museo dedicati all'attentato. I lavori sono iniziati otto anni fa e sono costati (e continuano a costare) miliardi di dollari. A dodici anni da quel terribile 11 settembre, la Freedom Tower, la torre numero 1, è quasi ultimata. Dopo sette anni di lavori e quattro miliardi di dollari, svetta su New York con i suoi 104 piani e i 541 metri di altezza. Non resta che completare gli interni, dove troveranno posto diversi uffici, ristoranti, negozi, la sede dell'Amministrazione generale del governo federale e le redazioni della casa editrice Condè Nast. L'apertura al pubblico è prevista per il 2014.

Con i suoi 88 piani, la seconda torre del complesso sarà poco più bassa della torre numero uno e avrà il tetto a forma di diamante. È ancora in costruzione, sarà inaugurata, presumibilmente, entro il 2016. La terza torre è stata disegnata dal celebre architetto Richard Rogers e avrà 80 piani. Lo stato dei lavori di costruzione è più avanzato di quello della torre numero due. L'inaugurazione è infatti prevista per il 2015. Infine, l'ultima torre: è alta 64 piani ed è oramai ultimata. A febbraio si sono conclusi i lavori all'esterno, si sta procedendo con gli interni. Inaugurazione prevista per la fine dell'anno.

Inoltre, nel 'cratere', è stato inaugurato in occasione del decennale della tragedia, il Memorial dedicato alle vittime dell'attentato dell'11 settembre 2001. Si tratta di un parco ricco di alberi con due fontane quadrate realizzate proprio dove erano collocate le fondamenta delle Torri Gemelle. Il monumento è già aperto al pubblico (in due anni si sono contati oltre cinque milioni di visitatori). Il Museo dedicato alla storia dell'attentato, invece, è ancora in fase di completamento. È in fase di costruzione anche la nuova stazione dei mezzi pubblici disegnata da Santiago Calatrava che collegherà il World Trade Center a 13 linee della metropolitana e al treno veloce della Port Authority Trans-Hudson (Path).

La ricostruzione di Ground Zero, in questi anni dodici anni, ha guidato la rinascita della città. A governare e plasmare questa nuova era, febbrile e frenetica, il sindaco Bloomberg. Al potere dal 2002, il 31 dicembre lascerà l'incarico dopo tre mandati: caso unico nella storia della grande mela. Sotto il suo 'regno', sono stati costruiti quarantamila nuovi palazzi, un dinamismo senza eguali nel mondo.

Affacciata sulla nuova skyline di Manhattan c'è una nuova pathway, una via pedonale-ciclabile che attraversa il nascente Brooklyin Bridge Park, uno spazio aperto che ha restituito ben 85 acri (35 ettari) di rovine industriali ai cittadini del celebre distretto newyorkese. Un progetto avviato sin dai primi anni del nuovo millennio, che ha preso corpo nel secondo decennio, con progressive aperture che oggi offrono alla popolazione 6 moli per passeggiare. Il clou del recupero è previsto, però, nei prossimi 2-3 anni quando verranno ristrutturati e riconvertiti gli Empire Stores e il deposito del tabacco. Dal Brooklyn Park si potrà ammirare One57, il più alto grattacielo residenziale di Manhattan, che dall'alto dei suoi 90 piani domina Central Park.

Non solo skyscrapers: 750.000 alberi, 725 chilometri di piste ciclabili, la High Line, ex ferrovia sopraelevata trasformata in giardino pensile per passeggiate su Chelsea e Hudson. Le emergenze di una incredibile metamorfosi disegnata da Bloomberg. Sindaco miliardario, amico del business edile. sindaco mecenate, amico e finanziatore delle belle arti in una città che inaugura un paio di nuovi musei ogni anno. E dove il settore con la massima crescita dell'occupazione è l'istruzione, che unita alla sanità rappresenta il 20% di tutta l'economia cittadina. 

Un sindaco che ha riscritto completamente i piani regolatori per il 37% del territorio metropolitano, non poteva non suscitare reazioni polemiche e controversie feroci. Anche perché la frenesia costruttiva ha sconvolto in profondità l'identità di alcuni quartieri che hanno fatto la storia di New York, modificandone persino la popolazione. Si chiama gentifrication: nell'East Village, ad Harlem, da Williamsburg fino al Bronx, i ceti medioalti si sono spostati in quartieri che avevano un'anima assolutamente popolare. Costringendo gli antichi abitanti a spostarsi.

Dopo i tre mandati da sindaco, insomma, Bloomberg lascia una città più ricca, dinamica e verde che, però, sembra aver perso un pò della sua anima. Come se, dall'11 settembre 2001, avesse voluto dimenticare cambiando radicalmente, e mostrando al mondo i muscoli. Grazie alle banche e a Wall Street, difesa senza mai retrocedere di un passo: perché la ricchezza dei cittadini che guadagnano lavorando nelle banche di investimento ha significato più entrate nelle casse del comune, e perché Bloomberg è padrone di un impero mediatico che è la principale fonte di notizie finanziarie per la finanza del pianeta.

Non è un caso che gli occupanti di Zuccotti Park ricordassero continuamente che l’1 per cento più ricco della città detiene il 40 per cento della ricchezza totale. Se Manhattan cambia volto, le case popolari cadono a pezzi e, in molti quartieri, la povertà è aumentata nonostante la ricchezza media sia cresciuta. Tanto da spingere i candidati democratici a promettere tasse per i ricchi, case popolari, asili pubblici.

Dopo la cura Bloomberg a New York serve una cura di welfare. L'euforia della rinascita, dopo l'inferno di dodici anni fa, ha lasciato indietro molti, troppi cittadini.

Ultima modifica il Mercoledì, 11 Settembre 2013 02:11

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