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Giovedì, 08 Agosto 2013 17:13

Tensione in Consiglio comunale:salta approvazione del Piano Casa

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Le interviste di ALessandro Tettamanti

In Consiglio comunale succede di tutto. Il centro destra tenta il blitz sul Piano Casa, la maggioranza cerca l’accordo. Tutto inutile. Capri, capogruppo del Pd, dichiara irricevibili alcuni emendamenti presentati: a quel punto, i consiglieri di opposizione lasciano l’aula. Manca il numero legale: tutto rinviato a lunedi. La maggioranza mostra di nuovo evidenti limiti di tenuta.

 

 "Venerdì faremo il provvedimento sul Piano Casa che avrà effetti straordinari sull'edilizia, ma che non permetterà abusi". Era il 7 marzo del 2009: Silvio Berlusconi annunciava ad alcuni giornalisti il suo progetto di sviluppo scagliandosi contro i "catastrofisti e i profeti di sciagura". Per uscire dalla crisi, disse quel giorno, "bisogna essere ottimisti. Con il pessimismo si fa soltanto il male dei cittadini". 

L’allora Presidente del Consiglio spiegò che sarebbero state le singole Regioni a valutare il provvedimento e che non si sarebbero corsi rischi di abusi perché tutto quello che si andava a costruire era in aderenza e in continuazione con le case esistenti: “il piano serve per smuovere l'economia e l'edilizia, da sempre ferme e impastoiate da mille burocratismi".

L’opposizione di centro sinistra reagì duramente, parlando di nuova deregulation, di condono edilizio mascherato, di un nuovo assalto al paesaggio e al territorio.Una legge scempio”, la definì Andrea Carandini, archeologo e presidente del Consiglio dei Beni culturali. “La scelta è frutto di una cinica improvvisazione in caccia di voti”, rilanciò Salvatore Settis qualche settimana dopo, “fermata solo per un momento da centinaia di morti”. Il riferimento era, evidentemente, alla tragedia che nel frattempo aveva colpito L’Aquila. Una tragedia che il governo Berlusconi colse al volo, tra l’altro, per dare nuovo impulso al settore dell’edilizia, con il progetto Case e i villaggi Map.

In effetti, il decreto Legge arrivò solo nel maggio del 2011, convertito in legge nel luglio. Il governo, all’articolo 5, “Costruzioni private”, demandava alle Regioni la possibilità, entro sessanta giorni, di “promulgare specifiche norme per incentivare la razionalizzazione del patrimonio edilizio esistente nonché di promuovere e agevolare la riqualificazione di aree urbane degradate e di edifici a destinazione non residenziale dismessi per favorire lo sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili” anche con interventi di demolizione e ricostruzione che prevedessero:

  • Il riconoscimento di una volumetria aggiuntiva rispetto a quella preesistente come misura premiale;
  • La delocalizzazione delle relative volumetrie in area o aree diverse;
  • L’ammissibilità delle modifiche di destinazione d’uso purché si tratti di destinazioni tra loro compatibili o complementari;
  • Le modifiche della sagoma necessarie per l’armonizzazione architettonica con gli organismi edilizi esistenti.

E’ così che, dopo alcune proroghe, si è arrivati alla Legge 49 approvata dal Consiglio regionale nell’ottobre 2012, con l’astensione del centro sinistra e l’opposizione della sola Rifondazione comunista. Una legge recepita dalla Giunta comunale (di centro sinistra, giusto ricordarlo) con delibera datata 7 giugno 2013. E che, stamane, è arrivata a discussione in Consiglio comunale. Non senza polemiche e colpi di scena.  

La Legge regionale, infatti, attribuisce ai Comuni la competenza ad accogliere o meno le misure incentivanti per gli edifici residenziali e non, le indicazioni afferenti il reperimento degli standard urbanistici, l’uso della monetizzazione dei medesimi, la potestà di disciplinare le attività previste dalla legge statale e non trattate dalla legge regionale, la necessità di identificare le parti del proprio strumento urbanistico ove applicare le premialità e le modalità procedimentali stabilite dalle leggi statale e regionale in ragione delle caratteristiche edilizie, urbanistiche e ambientali delle diverse parti del territorio comunale.

La Giunta guidata da Massimo Cialente ha ritenuto “opportuno avvalersi delle opportunità offerte dalla normativa regionale” riservandosi, però, la potestà di stabilire specifici criteri ed indirizzi applicativi. Aumento di cubature si, insomma, ma con qualche limitazione. Nonostante il primo cittadino, e la coalizione che lo sosteneva, avessero promesso in campagna elettorale “zero consumo di suolo”.

Quali accorgimenti sono stati introdotti? Innanzitutto, nel testo presentato al Consiglio comunale è chiarito che il provvedimento non riveste carattere di pianificazione o programmazione urbanistica, piuttosto costituisce attività regolamentare di recepimento della Legge 49. Chiarito questo, il Comune dell’Aquila riconosce:

  • Per gli interventi di ristrutturazione, ampliamento, demolizione e successiva ricostruzione di immobili residenziali, una volumetria supplementare nella misura del 20% della volumetria utile edificata esistente. L’ampliamento può essere inteso anche come possibilità di trasformare i locali accessori (cantine, rimesse, locali di sgombero) in superfici utili nel rispetto delle norme igienico-sanitarie. Il valore massimo della misura premiale è incrementato di un ulteriore 10% qualora l’intervento abbia la qualificazione energetica in classe A;
  •  Per gli interventi su immobili non residenziali, si riconosce una superficie supplementare del 10% della superficie utile lorda esistente al momento dell’entrata in vigore della Legge regionale. Il valore massimo della misura premiale è incrementato di un ulteriore 10% qualora l’intervento abbia la qualificazione energetica in classe B.

Le modifiche di destinazioni d’uso diverse, per qualità e tipologia, da quelle previste nel Piano Regolatore vigente, sono ammissibili purché si tratti di destinazioni tra loro compatibili o complementari. Sono consentite, inoltre, modifiche funzionali a riconnettere, razionalizzare e raccordare il tessuto urbano ed edilizio. Per tutti gli interventi, sono inoltre ammesse le modifiche della sagoma necessarie all’armonizzazione architettonica con gli organismi edilizi esistenti, per il miglioramento del comportamento statico degli edifici, per l’inserimento di impianti tecnologici.

La delibera di Giunta, naturalmente, chiariva che le disposizioni previste dal provvedimento sarebbero state possibili solo per le strutture esistenti alla data del 6 aprile 2009. In altre parole, non erano previsti aumenti  di cubature per gli edifici costruiti dopo il terremoto. E’ su questo punto che il centro destra ha tentato un blitz, con alcuni emendamenti presentati dal consigliere Guido Quintino Liris che, qualche giorno fa, non aveva mancato di dirsi assolutamente favorevole alla proposta del consigliere regionale Ricciuti di riperimetrazione del Parco regionale Sirente Velino. Evidentemente, il consigliere comunale e provinciale è già in corsa per presentarsi da candidato consigliere anche alle elezioni regionali. E gli obiettivi del partito, il Pdl, vanno perseguiti anche a livello territoriale. In particolare, Liris ha proposto di estendere le misure premiali “a tutti i manufatti realizzati ovvero installati a seguito dell’evento sismico del 2009, finalizzati a fronteggiare le esigenze sopraggiunte ai cittadini sia a fini abitativi che lavorativi”. Anche alle casette provvisorie, dunque. E ancora: aumento di cubature anche per gli “edifici ricadenti nelle zone a destinazione agricola che, pur non avendo destinazione d’uso strettamente associata all’esercizio di attività connesse con l’uso agricolo, risultino legittimati alla data di pubblicazione della Legge regionale”.

Il tentativo di blitz ha creato parecchi malumori, tra alcuni consiglieri di opposizione e di maggioranza. Tanto da costringere il presidente del Consiglio, Carlo Benedetti, a proporre di votare la delibera di recepimento della Legge regionale per discutere, solo in seguito, degli emendamenti presentati.  L’intendimento è stato respinto: è stata allora convocata una riunione dei capigruppo.

Si è tentato l’accordo. Alle 16, il ritorno in aula con l’ultimo colpo di scena: il capogruppo del Pd, Capri, ha dichiarato che sarebbe stato impossibile raggiungere una posizione unanime, che alcuni emendamenti erano irricevibili. A quel punto, la minoranza è uscita dall’aula ed è mancato il numero legale. La maggioranza ha mostrato, di nuovo, evidenti limiti di tenuta: volti tirati, il sindaco Cialente impietrito, e nervi a fior di pelle. Tutto rimandato, dunque, in seconda convocazione: lunedi 12 agosto, alle ore 9. Si discuterà anche del debito fuori bilancio del Centro turistico del Gran Sasso. 

Nel video, le interviste sul Piano Casa realizzate da Alessandro Tettamanti.

Ultima modifica il Giovedì, 08 Agosto 2013 19:19

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