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Mercoledì, 14 Dicembre 2016 15:03

Abruzzo, maggioranza boccia emendamento M5S per taglio degli stipendi

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All'indomani del referendum costituzionale, il M5S torna sul tema delle indennità dei consiglieri regionali. "Il PD ha propagandato la riforma costituzionale come, tra le altre cose, indispensabile per la riduzione dei costi della politica, in particolare delle indennità dei consiglieri regionali" ha ricordato Sara Marcozzi, capogruppo dei pentastellati in Emiciclo. Ebbene, "oggi abbiamo voluto dare loro una ulteriore possibilità di credibilità depositando un emendamento volto proprio a questo scopo".

L'emendamento è stata inserito nella proposta di modifica della legge 40 in materia di indennità e vitalizi. "Abbiamo proposto che l'indennità, lo stipendio per capirci, di un consigliere regionale non superasse i 5mila euro lordi e che i rimborsi spese fossero ridotti, dagli attuali 4.100-4500, a 2500 euro", ha spiegato Marcozzi, prima firmataria dell'emendamento. "Benché il M5S si sia speso molto per il NO alla riforma Renzi-Boschi-Verdini, da sempre ci battiamo per la diminuzione degli emolumenti dei politici. I consiglieri regionali del M5S hanno rinunciato, infatti, fino ad oggi, a oltre 400mila euro dei loro stipendi creando un fondo di garanzia per le PMI abruzzesi. I tagli proposti sono in linea con quanto propagandato durante la campagna referendaria dal PD, che addirittura si era detto pronto a modificare la Costituzione pur di tagliare i costi della politica".

Il risparmio stimato per le casse regionali, dunque per i cittadini abruzzesi, dall'approvazione dell'emendamento sarebbe consistito in una riduzione media di € 3.600,00 per consigliere al mese che corrisponde ad una riduzione che oscilla da un minimo di € 110.000,00 ad un massimo di € 140.000,00 mensili e, quindi, da un minimo di € 1.300.000,00 ad un massimo di € 1.750.000,00 annui. Circa il 7% della spesa complessiva dell'intero consiglio regionale.

"Purtroppo, alla prova dei fatti, la maggioranza di Governo regionale ha dimostrato la oramai comprovata ipocrisia votando contro", l'affondo di Sara Marcozzi. "È l'ennesima prova, se ancora ve ne fosse bisogno, che la riforma costituzionale di Renzi e sodali mirava solo alla riduzione della sovranità dei cittadini italiani e non anche alla riduzione dei costi della casta politica".

 

Ultima modifica il Mercoledì, 14 Dicembre 2016 17:42

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