Giovedì, 24 Ottobre 2013 12:32

Soldi del Tav alla ricostruzione: la Val di Susa accetta l'invito dell'Aquila

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Aquilani manifestano in Val di Susa Aquilani manifestano in Val di Susa

Qualche giorno fa, 3e32 ha inviato alla stampa un comunicato provocatorio in cui si parlava di una trattativa ben avviata con il governo Letta per il dirottamento dei fondi stanziati per la linea ad alta velocità (TAV) Torino - Lione alla ricostruzione dell'Aquila e del Cratere sismico. L'intenzione del comitato era di porre l'attenzione su un paradigma che da ormai quattro anni diversi movimenti e associazioni in Italia asseriscono: l'unica grande opera di cui il Paese ha bisogno è la ricostruzione dell'Aquila e dei suoi territori. Nella nuova Legge di Stabilità, al contrario, non ci sono nuove risorse per il Cratere, ma si aggiungono 60 milioni per la costruzione del Tav, oltre ai 2,25 miliardi (diluiti in 15 anni) già stanziati con la finanziaria dell'anno passato.

In un periodo di crisi come quello che vive il nostro Paese, la redistribuzione delle risorse in base alle priorità è fondamentale: cancellare i fondi stanziati per la costruzione di una linea ferroviaria in cui ormai credono in pochi e che attraversa una valle (la Val di Susa) la cui comunità è ostile all'opera, e destinarle alla ricostruzione di un territorio che, ogni dodici mesi, deve rivolgersi a Roma per ottenere risorse certe, sarebbe una scelta politico-strategica importante.

Ettore Di Cesare, consigliere comunale di Appello per L'Aquila, ha sposato l'idea di 3e32 e ha scritto una lettera a Sandro Plano, presidente della Comunità Montana Vallesusa e Valsangone, e punto di riferimento istituzionale (assieme ai tanti sindaci No Tav della valle) del movimento, per invitarlo all'Aquila e discutere della proposta, al fine di 'fare rete' e accogliere le istanze dei territori che rappresentano al livello istituzionale. Plano (esponente del Pd piemontese) ha risposto prontamente all'invito di Di Cesare, dimostrandosi disponibile a un incontro da effettuarsi nel capoluogo abruzzese a breve, e sottolineando l'importanza dell'iniziativa.

Vi proponiamo il testo integrale della lettera di Ettore Di Cesare e, di seguito, la risposta di Sandro Plano:

 

Caro Presidente Sandro Plano,

abbiamo letto con interesse la tua denuncia sulla mancanza di fondi nella legge di stabilità per la ricostruzione dei territori dell'aquilano colpiti dal sisma del 6 aprile 2009.
Tra le nostre montagne e la vostra valle, del resto, si è ormai da tempo instaurata una sincera solidarietà, testimoniata dalla vostra presenza alla manifestazione nazionale svolta all'Aquila nel novembre 2010 e dalla partecipazione di cittadine e cittadini abruzzesi a molte delle vostre iniziative.

Ci accomuna, credo, la visione che, nella destinazione delle risorse, un Paese che voglia dirsi civile non possa rinunciare alla salvaguardia del territorio e al confronto continuo con la popolazione che ne è custode. Invece, la Legge di Stabilità in discussione assegna risorse insignificanti alla messa in sicurezza del territorio dai rischi sismici e idrogeologici, insufficienti anche solo per dare avvio a politiche serie di prevenzione. Noi crediamo che sia assolutamente necessario intervenire prima che le disgrazie accadano: con una regolare attività di ripristino e tutela, si creerebbero posti di lavoro stabili e utili, con la prevenzione si risparmierebbero risorse e, soprattutto, tante vite. E' la nostra storia che ci impone questa battaglia: mai più come a Giampilieri, mai più come L'Aquila.

La storia stessa ci chiama alla sfida della ricostruzione, una ricostruzione che vorremmo sicura, equa e partecipata, ma che, dopo più di quattro anni, stenta ancora a partire. Al di là delle responsabilità locali, che sarebbe poco onesto occultare, un dato di fatto incontrovertibile è che nella legge di stabilità sono stanziati zero euro di nuove risorse per la ricostruzione dei nostri territori. Significa decretare la morte delle nostre città, lo spopolamento inesorabile con l'esodo dei nostri ragazzi, la certezza amara per i nostri anziani di non rivedere la propria casa. Significa decretare che nel nostro Paese è passata la cultura di un federalismo becero ed egoista a fronte di quella di una comunità solidale.

Crediamo che questo sia inaccettabile per tutti quelli che lottano per la tutela dei beni comuni, imprescindibile dalla partecipazione attiva delle comunità locali.
Lo Stato che già ci ha "invaso" con le cricche di affari vicine a Guido Bertolaso, calpestando la volontà popolare e infliggendo ferite profonde al nostro territorio, oggi continua a ignorare le nostre istanze.

Un meccanismo che voi ben conoscete e che combattete da anni con tenacia. Perché non è possibile devastare un territorio, infischiandose delle cittadine e dei cittadini che vi abitano e inseguendo un modello di sviluppo di cui l'attualità sta ormai decretando la sconfitta. L'unica grande opera necessaria è la messa in sicurezza di tutti i territori. Anche noi chiediamo che le risorse per il Tav in Val di Susa e l'acquisto degli F-35 siano destinate alla prevenzione del rischio sismico e idrogeologico, ai precari, alla scuola, a una ricostruzione sicura e partecipata dei nostri centri. Per questo sarebbe per noi un onore ospitarti nella nostra terra accompagnato dai sindaci della comunità montana che rappresenti. Sarebbe un segnale per tutta la politica: due territori devastati per diverse ragioni, ma uniti nella consapevolezza che solo con la partecipazione e la condivisione delle scelte si possono cambiare le cose, che le lotte hanno un respiro comune e solidale quando si tratta di rispetto dei territori e delle popolazioni che li abitano.

L'Aquila, 22 ottobre 2013

Ettore Di Cesare
Consigliere comunale Gruppo civico consiliare Appello per L'Aquila

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Cari amici d’'Abruzzo,

le mie considerazioni sulla mancanza di fondi, nella legge di stabilità, per la ricostruzione dei Paesi distrutti dal sisma sono dettate dall’amarezza di una storia che si ripete, immutata, da anni. Una storia di commozione vera di fronte ai parenti delle vittime, di promesse forse sincere ai sopravvissuti, di fatti bugiardi che si dilatano nel tempo. Siamo gente di montagna, accomunati da quelle emozioni quotidiane e indescrivibili che si provano davanti a una natura che nelle valli è quasi sempre bellissima e qualche volta terribile.

Sono stato Sindaco di Susa e ho vissuto esperienze di alluvioni che, per fortuna senza conseguenze per le persone, hanno messo in ginocchio la mia Città. Vicende nemmeno lontanamente paragonabili alla vostra, ma che mi fanno capire il senso di frustrazione che si prova quando vedi la tua terra devastata, i tuoi cittadini smarriti, il lavoro da fare, le pastoie della burocrazia, il tempo che passa. La nostra solidarietà non è di cortesia, è vera e profonda perché in questa fase politica stiamo assistendo ad un crescendo rossiniano di promesse fatte da una Classe politica ci nasconde la gravità dei problemi, ed è grave, o non se ne rende conto, ed è ancora più grave.  

Il paradosso delle nostre due situazioni è sotto gli occhi di tutti. In Abruzzo non ci sono le risorse per una grande opera necessaria: la ricostruzione di una Città, in Piemonte ci sono (forse) miliardi per una grande opera inutile: il Tav. Qualcuno ci accusa di voler distogliere fondi dal Nord al Sud, in una sorta di federalismo al contrario, quando sosteniamo che la politica dei trasporti deve essere rivista a livello nazionale, come stanno facendo in Francia, quando diciamo che le priorità italiane riguardano la sicurezza delle scuole, l’assetto idrogeologico, il trasporto pubblico locale, il lavoro per i giovani, la sanità in tutto il territorio della Repubblica e non solo in qualche Regione cara ai Leghisti. Prima di preoccuparci del collegamento ad alta velocità tra Kiev a Lisbona dovremmo ultimare l’autostrada Salerno-Reggio Calabria o la ferrovia Napoli-Bari e soprattutto ridare vita alle vostre case. Spendiamo per il superfluo e rimandiamo l’indispensabile.

Nella nostra Valle è presente, dagli anni del miracolo economico, una numerosa Comunità abruzzese. Gente che si è integrata subito con noi, grandi lavoratori, compagni di sport, di iniziative sociali, di festa e di politica. Con questi uomini e queste donne abbiamo in comune il rispetto per la terra, gli animali, la natura. Con questi amici stiamo lavorando per un nuovo modello di sviluppo che ipotizza meno sprechi di territorio, minor consumo di risorse, maggior ricorso alle energie rinnovabili, sviluppo della campagna e dei pascoli abbandonati, banda larga nelle case più lontane per favorire il ritorno di chi ha dovuto trasferirsi in città. In questo periodo di grandi cambiamenti nello scenario economico e sociale, la nostra gente, che in passato ha avuto il coraggio di emigrare e di stravolgere il proprio stile di vita alla ricerca di nuove opportunità, saprà reinventarsi ancora e uscire dalle secche di questa crisi, più strutturale che passeggera.  

La difesa della nostra Valle non riguarda solo noi e vi assicuro che non è dettata da quella sindrome dipinta con quel brutto acronimo inglese “Nimby”, riguarda tutti coloro che intendono mettere in discussione certe scelte e certi rinvii dettati dall’altra sindrome, quella del Gattopardo, ovvero fingere di cambiare tutto per non cambiare nulla. Accetto quindi con grande piacere l’invito a visitare la vostra terra con i miei colleghi per portarvi la nostra solidarietà e per parlare di progetti, di priorità, di politica e anche dei sogni che vorremmo far diventare realtà per questa nostra Italia.

Bussoleno, 24 ottobre 2013

Sandro Plano
Presidente Comunità Montana Vallesusa e Valsangone

Ultima modifica il Venerdì, 25 Ottobre 2013 18:00

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