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Giovedì, 18 Gennaio 2018 18:22

Perilli 'lontano' da Rifondazione, potrebbe aderire a SI: "Sinistra sia unita e radicale"

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In occasione dell'arrivo a L'Aquila di Nicola Fratoianni [qui l'intervista], segretario nazionale di 'Sinistra Italiana', non è sfuggito di certo, ai presenti, l'intervento di Enrico Perilli, già capogruppo di Rifondazione comunista in Consiglio comunale e membro della segreteria regionale.

Invitato a parlare, Perilli ha sottolineato come sia necessario ricostruire un blocco di sinistra radicale, "e mi sento impegnato, nel mio piccolo, in questo processo", ha aggiunto; un blocco che "deve avere la forza di impattare la realtà e trasformarla, provando a cambiarla. Riproporre tentativi che non abbiano questa ambizione ma che, anzi, fin dalla nascita, si mostrino velleitari, minoritari, incapaci di incidere sul reale, è un tentativo generoso ma non serve a nulla. Serve soltanto a sprecare energie e a ricreare quel clima di sfiducia nel nostro elettorato per cui nulla mai cambierà".

Parole chiarissime e che segnano, evidentemente, una presa di distanza da Rifondazione comunista e dal percorso politico di 'Potere al Popolo'; stando ai ben informati, Perilli sarebbe pronto a passare in 'Sinistra Italiana' sostenendo, dunque, il progetto di 'Liberi e Uguali'. Non è arrivato alcun annuncio ufficiale, però.

"Si dice che la globalizzazione abbia travolto la sinistra: forse, la sinistra è rimasta sotto le macerie del muro di Berlino, quando abbiamo pensato che il nostro armamentario di ideali fosse non più al passo coi tempi e, addirittura, da mettere da parte se volevamo tornare a rappresentare i bisogni delle classi popolari", ha ricordato Perilli. Il risultato è stato un "sistematico spogliarello ideologico - capitanato da Veltroni, Fassino e altri - che ha portato alla nascita del 'Partito Democratico': Renzi non è altro che un figlio di quella stagione. E molti di noi, già 25 anni fa denunciavano il rischio di questa deriva. Per un lungo periodo, parole come Stato, sanità e istruzione pubblica, intervento pubblico dello Stato sono state considerate quasi bestemmie: ci veniva spiegato che il mercato era l'unico organizzatore di senso e che non bisognava più fare ricorso ai valori storici della sinistra. Fortunatamente, negli ultimi anni qualcosa è cambiato, ed in meglio: siamo tornati a parlare di nazionalizzazioni, senza dubbio d'intervento pubblico dello Stato; siamo tornati a parlare finalmente di padroni e lavoratori: padroni ricchi, sempre più ricchi, e lavoratori licenziati e affamati".

E' tempo di affermare le ragioni della nuova sinistra, "che sono le ragioni storiche della sinistra, che mettono al centro l'individuo nell'essere collettivo e non solo con le sue ambizioni e i suoi smisurati desideri d'arricchimento, che hanno a cuore la questione ambientale; mai come ora notiamo la devastazione del nostro pianeta, provocata da una smisurata sete di ricchezza e di profitto".

Per farlo, "la sinistra deve essere unita - oltre il Pd, sia chiaro - e radicale, senza aver paura di praticarla, la radicalità, una volta che si ritrovi in posti di governo".

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