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Giovedì, 15 Marzo 2018 20:08

Regione, torna sul tavolo la riforma della legge elettorale: furia M5S

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Luciano D’Alfonso aveva rilanciato sulla riforma della legge elettorale regionale all’indomani del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. In una intervista a ‘Il Centro’, il governatore aveva promesso che avrebbe portato la riforma in Consiglio regionale entro giugno del 2017, assicurando che in tempi anche più stretti avrebbe tagliato i costi della politica regionale. Di riforma e taglio ai costi D’Alfonso aveva parlato già in campagna elettorale, nel 2014. Ovviamente, non se ne è fatto nulla.

Ma che legge aveva in testa D’Alfonso? Un sistema maggioritario con sbarramento al 4% e premio di maggioranza: “chi vince le elezioni – aveva spiegato - avrà almeno 5 consiglieri di vantaggio sullo schieramento perdente per garantire la governabilità. Sarà una legge elettorale che, incentivando le coalizioni, consentirà a chi vince di vincere il più possibile e a chi perde di perdere il più possibile. L’esatto contrario di quanto accade ora”.

Di quanto accadrebbe se gli abruzzesi dovessero tornare al voto in tempi brevi.

D’altra parte, D’Alfonso in questa legislatura è sempre rimasto sul filo dell’equilibrio in seno al Consiglio, ‘vittima’ delle scorribande dei ribelli Andrea Gerosolimo, Donato Di Matteo che, guarda il caso, all’indomani della debacle dem alle elezioni politiche hanno rimesso sul tavolo il loro mandato di assessori chiedendo al governatore d’azzerare la Giunta e avviare “una fase che possa portarci a comprendere se ha ancora senso andare avanti”. Anche Articolo 1, con il sottosegretario Mario Mazzocca e l’assessora Marinella Sclocco, ha chiesto una verifica con le forze di maggioranza per capire se ci siano i margini per una necessaria “inversione di tendenza”.

D’Alfonso per il momento prova a dribblare la crisi della sua maggioranza: prima, ha dichiarato di non aver letto la “pergamena” di Gerosolimo e Di Matteo; poi, ha eluso le domande dei giornalisti spiegando di avere “il cuore e il cervello a Roma”; nient’affatto rassicurante, se è vero che intende restare a Palazzo Silone fino a dicembre.

Ad andare in soccorso del presidente, però, ha provato l’assessore al bilancio e alla sanità, Silvio Paolucci, rispolverando, un anno e mezzo dopo, la proposta di riforma della legge elettorale. "Le ipotesi rinvenute oggi in merito ad una scomposizione dell’esecutivo regionale sono ricostruzioni da 'realtà aumentata' con intuizioni suggestive di stampa”, le parole di Paolucci. “Ogni decisione verrà presa collegialmente dalla maggioranza di centrosinistra che sostiene la Giunta regionale", ha aggiunto. "Ci daremo un itinerario, a partire da temi quali la necessaria legge elettorale e l’eredità imponente di progetti e risorse finanziarie gigantesche che sono state ricordate dal presidente Luciano D’Alfonso e che saranno oggetto di un dossier sull’attività svolta in questi 47 mesi di governo regionale allo scopo di tracciare un bilancio delle attività più importanti messe in campo in favore dello sviluppo di questo territorio e di evidenziare le attività da integrare e portare avanti prioritariamente".

"Condivido pienamente il punto di vista politico del presidente della Regione circa la necessità che la maggioranza dia prova di responsabilità e coesione in ogni singolo componente", ha ribadito Paolucci.

Parole che hanno messo in subbuglio il Movimento 5 Stelle che, da giorni, chiede a gran voce si torni presto alle urne. "La necessità di varare una nuova legge elettorale regionale, avanzata solo oggi dall'assessore Paolucci, cela la grande paura del PD di affrontare nuovamente il voto degli abruzzesi e il disperato tentativo di inserire qualche norma capestro per ostacolare la vittoria del M5S Stelle alle prossime elezioni", il commento del Consigliere regionale Domenico Pettinari (M5S). "Mentre i membri della sua maggioranza si dimettono uno dopo l'altro, il presidente/senatore D'Alfonso non riesce a far meglio di trovare una nuova foglia di fico con la quale tentare di prorogare sino al 2019 l'agonia istituzionale della Regione", ha aggiunto il pentastellato.

"Chiunque, tramite appigli più o meno risibili, tenterà di esasperare ulteriormente la pazienza degli elettori in Consiglio regionale, non ha capito affatto il messaggio arrivato dalle urne lo scorso 4 marzo: i cittadini abruzzesi si sono stancati delle loro prese in giro e dei loro subdoli giochi di potere. Il pessimo risultato del PD, crollato in Abruzzo al 14%, è sintomatico proprio del totale rigetto di questo modo furbesco e inconcludente di fare politica. Qualsiasi cosa si inventeranno, e per quanto proveranno ad allungare questa agonia, tengano a mente che, prima o poi, dovranno passare sempre dal giudizio delle urne".

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