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Giovedì, 16 Agosto 2018 10:22

Regionali, Marcozzi e il 'sequestro istituzionale': "si torni al voto in 3 mesi"

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Si dice preoccupata per il futuro della regione la Consigliera regionale del M5S Sara Marcozzi che, il 14 Agosto, ha inviato una nota alla Direzione Affari della Presidenza e Legislativa per conoscere tempi e modalità di scioglimento del Consiglio regionale e per fare chiarezza sulla data d'indizione delle prossime elezioni regionali.

"Siamo di fronte all'ennesimo tentativo di quello che appare come un sequestro di regione di Ferragosto" l'affondo di Marcozzi, che ha inteso ribadire come "il comma 4 dell'articolo 86 dello Statuto parli chiaro: [...] le nuove elezioni sono indette entro tre mesi secondo le modalità definite dalla legge elettorale; a ciò si aggiunge il dettato della Corte Costituzionale con sentenza n. 196 del 2003, in riferimento ad una legge di Regione Abruzzo, in cui è stato ampiamente chiarito che la disposizione relativa all'indizione delle elezioni sia da intendersi nel senso che le elezioni abbiano luogo, e non siano semplicemente indette, entro tre mesi dallo scioglimento della Legislatura".

"Restiamo in attesa di conoscere i contenuti del decreto di scioglimento che, a quanto annunciato dal Presidente Giuseppe Di Pangrazio, sarà notificato entro oggi, ma vigileremo affinché siano rispettati i dettami della Costituzione e dello Statuto", ha assicurato la consigliera pentastellata; "sono preoccupata per alcune ricostruzioni della stampa che avvalorerebbero la tesi secondo cui ci sarebbe la possibilità di tornare al voto addirittura nel marzo 2019. Otto mesi di paralisi istituzionale rappresenterebbero un dramma per l'economia della nostra regione. Il termine massimo è di tre mesi, ma confidiamo che il Presidente della Corte d'Appello, sentito il Vice-Presidente della Giunta, scelga una data fra la metà di ottobre e la metà di novembre".

Le dimissioni del presidente Luciano D'Alfonso sono state ricevute il 10 Agosto, "data dalla quale scattano i tre mesi per tornare alle urne". Il termine massimo sarebbe entro il 10 novembre, dunque, "ma nulla vieta al Presidente della Corte d'Appello di scegliere una data antecedente a quella di scadenza dei termini, magari l'ultima domenica di ottobre o la prima di novembre. Una scelta che permetterebbe a Regione Abruzzo di avere una maggioranza nel pieno delle sue funzioni e che possa lavorare a importanti atti di programmazione partendo proprio dall'approvazione del bilancio".

La Consigliera regionale tiene a precisare che non ci sarebbero problemi con l'istruzione del bilancio: "Nella malaugurata ipotesi in cui il Presidente della Corte d'Appello dovesse ritenere di ritardare al massimo la scelta della data delle elezioni, il decreto legislativo 118/2011 prevede, anche per casi come quello dello scioglimento anticipato di un'amministrazione, l'esercizio provvisorio. Uno strumento che permetterebbe alla Giunta regionale appena insediata di approvare il bilancio entro la fine dell'anno e di portarlo in Consiglio regionale per l'approvazione già a gennaio o fino al 20 aprile 2019, termine stabilito dal D.Lgs 118/2011".

Piuttosto, "sarebbe davvero pericoloso per l'economia della nostra regione andare in prorogatio con questa maggioranza fino ad anno nuovo. La legge, infatti, stabilisce che possano essere approvati solo atti indifferibili e urgenti, il bilancio è certamente un atto indifferibile ma solo relativamente alla parte ordinaria, vale a dire l'approvazione di quella parte di bilancio che riguarda le spese correnti o quelle obbligatorie. Non sarebbe possibile approvare nessuna misura straordinaria, penso ad esempio al settore della cultura o a interventi sulle società partecipate, che vede proprio nella sessione di bilancio l'approvazione di provvedimenti attraverso progetti di legge o emendamenti. Pensare che coloro che hanno lasciato i bilanci nella tragica situazione attuale, con l'ultimo bilancio parificato dalla Corte dei Conti fermo al 2013, si facciano scudo agitando il rischio della mancata approvazione del bilancio del 2018 è buffo oltre che stomachevole".

Stando ai rumors pubblicati dal quotidiano 'Il Messaggero', il presidente del Consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio, sfruttando la differenza tra lo Statuto regionale, che stabilisce come "le nuove elezioni sono indette entro tre mesi dallo scioglimento" dell'assemblea, e la legge elettorale che impone, invece, "le elezioni si svolgano entro tre mesi", mirerebbe a condurre l'Abruzzo al voto nel 2019, tra febbraio e marzo.

"Ho la netta sensazione che il presidente Di Pangrazio viva in un altro mondo, anzi in un altro Abruzzo", l'affondo di Fabrizio Di Stefano, tra i nomi che circolano per la candidatura a governatore in seno al centrodestra. "Mi pare invece chiaro, dal punto di vista tecnico e giuridico, che il percorso sia dettato dalla L.R. 9/2013 che all’art. 6, trovando fondamento in Costituzione e Statuto regionale, dispone lo svolgimento delle elezioni entro 3 mesi dallo scioglimento del Consiglio; e a maggior conferma il Regolamento del Consiglio indica chiaramente che i tempi decorrono dal giorno delle dimissioni del presidente della Giunta e che gli atti successivi (recepimento e pubblicazione del decreto di scioglimento sul Bura) sono soltanto doverose prese d’atto. Per cui è davvero incomprensibile l’arrovellarsi di Di Pangrazio e la ventilata ipotesi sui 120 giorni e magari oltre", aggiunge Di Stefano.

"L’elemento principale di valutazione però dovrebbe essere chiaro a chi vive in Abruzzo e non rinchiuso in una torre: dal marzo scorso la Regione Abruzzo è a guida illegittima e non è pensabile rinviare ulteriormente la data del voto, che anzi auspico sia fissato già per ottobre. Se qualcuno, per spirito di autoconservazione delle indennità non se ne rende conto, è meglio che si rassegni: l’Abruzzo e gli abruzzesi hanno ben altre priorità". 

Ultima modifica il Giovedì, 16 Agosto 2018 14:21

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