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Martedì, 06 Novembre 2018 14:19

Di Stefano avverte: "non possiamo più aspettare". E aggiunge: "Sono candidato"

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“Al momento, sono il candidato: bisogna capire se sono il candidato delle Civiche d’Abruzzo o del centrodestra unito”.

Rompe gli indugi Fabrizio Di Stefano, già parlamentare della Repubblica e consigliere regionale, e dagli studi di Polis su laQtv lancia un avvertimento alle forze partitiche di centrodestra: “il cronometro dell’attesa, per quanto ci riguarda, sta battendo gli ultimi secondi: non possiamo più aspettare. Ci riuniremo in settimana per valutare le scelte da assumere e quando assumerle. Ma i tempi sono limitati ad ore, non a giorni”.

D’altra parte, a meno di sorprese di tornerà al voto tra tre mesi e l’impasse pare di difficile soluzione. “Lo ipotizzavamo e, per questo, con le Civiche d’Abruzzo abbiamo avviato la campagna elettorale portando il nostro programma di governo, su cui stiamo lavorando da un anno e mezzo, nei 305 comuni abruzzesi. L’errore sta nell’aver assegnato la proposta di candidatura ad un partito, Fratelli d'Italia, senza aver valutato proposte, idee e uomini in campo. Ed ora, siamo arrivati ad un punto di non ritorno: è difficile che si trovi la quadra senza che qualcuno ne esca con qualche lacerazione, con qualche dolorosa rinuncia. E’ evidente che se Fratelli d’Italia dovesse ‘passare la mano’ ci sarebbero contraccolpi durissimi per il partito a livello regionale; e così, sarebbe difficile per Forza Italia e Lega, che hanno sostanzialmente bocciato la terna di nomi proposta dal partito di Giorgia Meloni, fare un passo indietro, dire ‘ci eravamo sbagliati’”.

In questo quadro, si è persa di vista la questione principale, il futuro dell’Abruzzo: “il problema non è chi vincerà le elezioni del 10 febbraio, ma come si governerà dall’11 febbraio, dal giorno dopo, stante i disastri lasciati dal governo regionale uscente e le inadempienze del Governo nazionale, si pensi, ad esempio, alla disattenzione per i problemi che vive il cratere sismico del 2009. Ci saranno difficoltà che fanno tremare le vene ai polsi, e credo di avere esperienza e competenza per affrontarle: figuriamoci se dovesse toccare ad un presidente eletto che non conosce i problemi degli abruzzesi, che non ha dimestichezza con la macchina amministrativa regionale”.

Parole che suonano come una bocciatura per i profili dei possibili candidati che stanno circolando in queste settimane. E in questo senso, Fabrizio Di Stefano smentisce di aver avuto un confronto con Marco Marsilio, il nome più spendibile nella terna proposta da Fratelli d’Italia, per individuare una possibile sintesi: “Conosco Marsilio da tantissimi anni, è un ottimo parlamentare; ha i requisiti per ambire a qualsiasi incarico politico, ritengo, però, che la candidatura a presidente di una Regione necessiti della profonda conoscenza delle problematiche dei territori. Se FdI avesse voluto davvero puntare su Marsilio, avrebbe dovuto costruire la sua candidatura nel tempo, con mesi d’anticipo: lo ripeto, il candidato presidente, del centrodestra e così del centrosinistra e del Movimento 5 Stelle, dovrà essere in grado di governare dal giorno dopo le elezioni. L’Abruzzo non può permettersi di aspettare”.

Ecco perché Di Stefano pare convinto che, alla fine, la scelta potrebbe cadere sulla sua persona: “ho messo la mia candidatura sul tavolo, e resta sul tavolo, ribadendo come si tratti di un'offerta per l’Abruzzo; ho anche spiegato che non è una candidatura a prescindere. L’ho già detto, e lo ripeto: se si fosse scelto il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, avrei fatto un passo di lato per contribuire alla costruzione della proposta politica del centrodestra unito. Ma non sono disposto a sostenere questo o quel candidato giusto perché ha vinto una selezione stile 'Grande Fratello': voglio sapere piuttosto se ha competenza, conoscenza della macchina amministrativa, dei problemi dell’Abruzzo e idee per risolverli”.

A proposito di Pierluigi Biondi, non più tardi di due anni fa l’attuale sindaco dell’Aquila era nella stessa posizione di Fabrizio Di Stefano: aveva lanciato la sua candidatura sebbene le altre forze partitiche di centrodestra, Forza Italia e Lega, nutrivano legittime aspettative, l’ha portata avanti fino in fondo, minacciando la rottura e, alla fine, ha avuto ragione. Al paragone, Di Stefano sorride: “Pierluigi lo conosco da una vita, è stato mio diretto collaboratore in Regione all’epoca della mia prima elezione a consigliere. Nei giorni che ha ricordato, gli consigliai di non mollare certo che avrebbe strappato la candidatura e che avrebbe potuto vincere le elezioni. Così è andata. Lo dico chiaramente: le forze partitiche di centrodestra dovranno motivare il loro ‘no’ alla mia candidatura; ho la giusta competenza ed esperienza, conosco la macchina amministrativa e i territori abruzzesi, ho già raccolto attorno alla mia persona tre liste civiche strutturate sulle quattro province e, poi, non ho mai perso un confronto elettorale”.

Non solo. Con l’investitura di Sara Marcozzi a candidato governatore del Movimento 5 Stelle, e in attesa di capire se Giovanni Legnini scioglierà i nodi, è evidente che un profilo politico radicato nel chietino farebbe gioco al centrodestra. “E’ evidente che se Legnini dovesse decidere di candidarsi da vice presidente uscente del Csm, mettendosi in gioco in una competizione così difficile, lo farebbe per l’Abruzzo e gli andrebbe riconosciuto; è chiaro, altresì, che il centrodestra dovrà guardare anche alle candidature degli avversari: ebbene, il bacino elettorale più consistente è rappresentato dalla provincia di Chieti, e lì si giocherà una partita importante. Mi lasci dire, però, che credo di essere ugualmente attrezzato, e apprezzato, nelle province dell’Aquila e di Teramo, e non è un caso che molti sindaci e amministratori si candideranno nelle liste civiche a mio sostegno”.

Insomma, Di Stefano è in campo e, in un modo o nell’altro, da candidato ‘civico’ o strappando l’investitura delle forze partitiche tradizionali, sarà della partita; un avvertimento chiaro a Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, ed uno spiraglio, evidentemente, per Movimento 5 Stelle e per il centrosinistra, dovesse rompersi il fronte di centrodestra.

 

Zelli (Azione Politica) ribadisce: "Non siamo più disposti ad aspettare"

Anche Gianluca Zelli, leader di Azione Politica, una delle tre esperienze civiche a sostegno di Fabrizio Di Stefano, rompe gli indugi pubblicamente: "Non siamo più disposti ad aspettare", le sue parole.

"È trascorso un mese e mezzo. Abbiamo lasciato tempo e spazio a Fratelli d'Italia perché facesse valutazioni e condividesse l'esito del monitoraggio complessivo sui nomi", sottolinea Zelli. "In mano, oggi, 'stringiamo' dichiarazioni sugli organi di informazione, ma non ci siamo mai seduti intorno a un tavolo per confrontarci. Non siamo mai stati neanche chiamati per condividere questa fase, per discutere almeno di programmi. Cosa vuol dire? Che dovremmo accettare qualunque cosa? In realtà, abbiamo assistito a un'involuzione della politica di centrodestra, sorda e cieca, a fronte di successi, come quelli alle Province di Teramo e Pescara, frutto dell'unione e del reciproco ascolto. Avremmo dovuto, insomma, imparare. Prima le elezioni politiche, poi le amministrative a Teramo, sono state, piuttosto, esemplari di un sistema di competizione, tutto interno, negativo e deleterio".

Siamo stati implacabili oppositori del centrosinistra che abbiamo scosso e "scovato", l'affondo di Zelli, "ma il dato è che allo stato attuale non siamo capaci di distinguerci, di mostrare il cambiamento di passo. Che cosa ci hanno proposto? Senza nulla togliere alle persone, sul tavolo - apprendiamo dai giornali - c'è una terna che non riscuote successo, è oggettivo. Francamente, ci appare l'esautorazione dell'Abruzzo", le parole del leader di Azione Politica.

Che aggiunge: "L'unico che sta lavorando a un progetto, seppur sostenuto 'solo' dalle Civiche, è Fabrizio Di Stefano che, a oggi, rimane l'unico candidato credibile".

Zelli, infine, precisa che "abbiamo lavorato tenacemente dando voce agli abruzzesi, visitando i territori e ascoltando. Ma è inutile continuare a parlare di territorio se poi ogni volta ci rifugiamo nello scarica barile nazionale. Le elezioni dovrebbero dirci delle cose e, soprattutto, come non sbagliare più. Non stiamo mettendo in discussione l'appannaggio della candidatura abruzzese a Fratelli d'Italia. Vogliamo solo che il partito di Giorgia Meloni sia consapevole che non si può più tergiversare. Il rischio di riconsegnare la nostra terra al passato sta diventando fin troppo reale. Chiediamo al centrodestra di ritrovare lucidità e di cominciare a sederci a livello regionale per aprire un dibattito costruttivo. Il tavolo regionale dovrà riunirsi con la frequenza che si addice a chi si preoccupa del futuro dell'Abruzzo".

Ultima modifica il Mercoledì, 07 Novembre 2018 15:14

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