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Martedì, 06 Novembre 2018 22:57

Di Sabatino: "Legnini, decisione a breve". Ranieri: "Ma serve discontinuità"

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“Abbiamo avviato da tempo un percorso per valutare se ci siano le condizioni per costruire in Abruzzo un’alternativa al pensiero dominante populista e sovranista. Le verifiche sono in corso. Giovanni Legnini sta valutando se intorno alla sua figura possa ritrovarsi un movimento abruzzese, del territorio, capace di mettere in campo una proposta politica rinnovata. In questo senso, mi pare che su Legnini - più che i partiti - la pressione la stia esercitando un pezzo importante d’Abruzzo: imprenditori, intellettuali e forze sociali che lo stanno facendo riflettere. E credo che una decisione verrà presa a breve”.

Non si sbottona il segretario regionale del Pd Renzo Di Sabatino, ma è chiaro come, nelle ultime ore, si respiri un certo ottimismo per la possibile discesa in campo dell’ex vice presidente del Csm che potrebbe raccogliere intorno a sé “un campo progressista, allargato anche ai moderati abruzzesi che cominciano ad avere timore per la spregiudicatezza con cui le forze di governo stanno minando i principi stessi della nostra democrazia”.

Una coalizione “che vada oltre i partiti tradizionali – ha sottolineato Di Sabatino, ospite della trasmissione Polis su laQtv – e capace di recuperare un rapporto con il territorio e i cittadini, presentando un progetto politico serio e credibile. In questo quadro, i partiti dovranno ‘aprirsi’ dimostrando l’umiltà di colloquiare con le forze civiche del territorio, senza arroganza e senza la presunzione che, in passato, ha caratterizzato il Partito Democratico che vuole essere, però, anche una testimonianza del bisogno che c’è dei partiti. Lo ripeto spesso: da soli, non si va da nessuna parte; tuttavia, senza movimenti politici strutturati anche le esperienze più virtuose, spontanee e civiche non riescono ad avere un lungo respiro”.

Una impostazione condivisa da Fabio Ranieri, coordinatore regionale di Articolo 1. “Su Giovanni Legnini ci siamo espressi positivamente per la sua biografia, la sua storia, per il suo prestigio e le sue qualità: non intendo interpretare il suo pensiero, ma credo che anche lui ritenga che per provare a vincere una sfida così difficile, anche nell’interesse degli abruzzesi, sia necessario presentarsi con un progetto politico nuovo. Vogliamo marcare davvero una discontinuità rispetto al passato, mettendo in campo un fronte largo, progressista, civico, più che mai necessario per arginare, combattere e vincere le destre”.

Non indistinte ammucchiate, ha chiarito Ranieri, “ma un progetto rinnovato, a partire dall’abbandono di un certo centralismo dirigista che ha caratterizzato le scelte degli ultimi anni, restituendo protagonismo ai territori, agli Enti locali, alle tante realtà vive della Regione. E’ la prima condizione; l’altra è che si manifesti un programma politico serio, capace di guardare avanti e non indietro, di fare tesoro degli errori commessi e rilanciare: altrimenti, non ci sarà figura che potrà salvare la Patria”, l’avvertimento. “Siamo all’anno zero: se non saremo in grado di dare un segnale di rinnovamento, di cambiamento, si farà concreto il pericolo che il 10 febbraio rappresenti per la nostra Regione ciò che il 4 marzo ha rappresentato per il Paese”.

Ospite di Polis, Ranieri ha tenuto a precisare che l’interlocuzione con Sinistra Italia resta aperta, sebbene il segretario regionale del movimento, Daniele Licheri, abbia ribadito nel pomeriggio che “SI è pronta a costruire una valida alternativa, insieme ad altre forze politiche e non solo della sinistra, per una proposta politica autonoma. Massima stima per Giovanni Legnini – le parole di Licheri – persona per bene a cui auguriamo un grande in bocca al lupo, ma l’ipotetico fronte democratico in cui, oltre ad un pessimo Pd, si aggiungono Giorgio D’Ambrosio e pezzi di centrodestra riassorbiti da D’Alfonso come Federica Chiavaroli, ci sembra non possa rappresentare una stagione di rinnovamento. Anzi, l’impressione è che dinanzi allo tsunami delle politiche la risposta agli elettori sia sempre la stessa”.

Più chiaro di così. Eppure, ha risposto Ranieri, “vorremmo costruire proprio una lista aperta, di sinistra ed ecologista, innervata da figure esterne alla nostra e ad altre forze politiche, che è un po’ l’idea che stiamo mettendo in campo anche in Basilicata e Sardegna. Siamo alternativi, prima di tutto, alla destra”, ha aggiunto il coordinatore regionale di Articolo 1, “e questo è uno dei punti di discussione nazionale con i compagni di Sinistra Italiana: pensiamo che in questo Paese, e così nella nostra Regione, vada ricostruita una forza della sinistra socialista ed ecologista. D’altra parte, il 4 marzo ha segnato uno spartiacque tra il prima e il dopo, un dopo in cui la sinistra, e le forze progressiste, debbono ripensare se stesse, la propria funzione. In questo senso, va completamente ribaltata la lettura che è stata data della nostra Regione in questi anni”.

Pur difendendo l’operato della maggioranza di centrosinistra che ha governato in questi anni – “è stata un'esperienza positiva, e i risultati si vedranno nei prossimi anni” – anche il segretario regionale Pd è consapevole che c’è bisogno di altro, “non soltanto dire ai cittadini abruzzesi che siamo usciti dal commissariamento della sanità, ma spiegare loro che cosa possiamo fare negli anni a venire per migliorare ulteriormente il sistema sanitario abruzzese. Per essere ancora più chiari: il grande piano delle infrastrutture messo in campo dal governo regionale darà i suoi frutti col tempo, ma abbiamo problemi più contingenti da affrontare. Innanzitutto, il lavoro: favorire l’occupazione sarà uno degli impegni più rilevanti che ci attendono. Inoltre, c’è un sistema di protezione territoriale che funzionava, è stato smantellato negli ultimi vent’anni e va rimesso in piedi. Cominciando dall’essenziale: non ci sono più i servizi di prossimità, e allora bisogna investire su una viabilità adeguata, sul modello tedesco, che mi permetta di raggiungere i servizi che non ho più sotto casa in pochi minuti e in sicurezza. E ancora: è stato fatto un grandissimo lavoro sul trasporto pubblico, con la fusione delle aziende regionali che rischiavano di saltare: ebbene, come tramutiamo lo sforzo messo in campo per un servizio ai cittadini? Bisogna intervenire sulle tariffe e sulla qualità, in particolare nelle aree disagiate: servono risorse, si taglieranno da altre parti”.

Sul tema della sanità è tornato anche Fabio Ranieri: “è vero, abbiamo ereditato una situazione pesantissima ma la politica delle due fasi, quella di risanamento e dirigista, dal livello nazionale al livello regionale, non si è accompagnata con una necessaria fase riformatrice, per ciò che attiene la medicina del territorio ad esempio. Lo dico anche a chi critica il reddito di cittadinanza, o reddito di base chiamatelo come volete: è vero, bisogna creare le condizioni per la creazione di posti di lavoro veri e di qualità; intanto, però, bisogna intervenire sull’immediato”.

A metà di novembre, ha svelato il coordinatore di Articolo 1, il movimento presenterà alcuni dei punti programmatici che intende mettere sul tavolo della discussione con le forze progressiste: “a partire dalla vera sfida dell’oggi e del domani, e cioè un piano nazionale – e regionale – di adattamento ai cambiamenti climatici e di messa in sicurezza del territorio. Su questo, vogliamo si costruisca una proposta seria e concreta. Il punto centrale è come riorganizzare la presenza del pubblico, dello Stato, sui territori, in particolare nelle aree interne, partendo dai servizi fondamentali alla persona”.

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