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Giovedì, 15 Novembre 2018 23:05

La sinistra torna a casa nella sede di via Paganica: Legnini a battesimo

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"Un ricordo indelebile, la sera in cui fui eletto segretario del Pci: ripensandoci, credo di essere stato eletto in maniera imperfetta. C'erano 51 partecipanti al comitato federale, conquistai 26 voti, non la maggioranza più uno ma la maggioranza più un mezzo dei voti. Ciò mi ha sempre fatto dubitare della regolarità formale del voto. Oltre le modalità, tuttavia, ricordo con emozione la mia elezione perché fu esemplare della spaccatura che viveva allora il partito: pur essendo un giovane che veniva dalla Fgci, infatti, ero considerato il 'normalizzatore' nella sfida con Edoardo Caroccia, l'innovatore che rinunciava al simbolo per lanciare in mare aperto l'organizzazione con una lista, quella della 'Genziana', formata da straordinarie personalità - da Marco Pannella a Luciano Fabiani, Paolo Aloisi, Massimo Cialente, Stefania Pezzopane, Giorgio Iraggi, gente che ha fatto la storia della città -; avrei dovuto rimettere le briglie ad un partito scapestrato, lasciato a se stesso, subalterno al movimentismo. In realtà, non era affatto nella mia indole: tuttavia, dovevo provare a tenere insieme le due anime, quella brillante, coraggiosa e innovativa - o irresponsabile, a seconda dei punti di vista - e quella più ortodossa". 

Negli occhi di Fulvio Angelini, l'ultimo segretario cittadino del Partito Comunista Italiano, si leggeva, ieri sera, l'emozione di rientrare nella sede storica del partito, in via Paganica 3, riaperta a seguito della ricostruzione come 'casa' del Partito Democratico; nei suoi ricordi, un pezzo di storia della sinistra cittadina che di lì è passata, da quelle stanze incendiate a seguito dei moti del '71 per la 'difesa' del capoluogo e che raccontarono anni dopo la fine del Pci, con la svolta della Bolognina, il passaggio al Pds e poi ai Ds fino alla nascita del Partito Democratico, altro momento di 'rottura' vissuto in via Paganica 3. 

20181115 175905E ieri sera, a tagliare simbolicamente il nastro c'era proprio Walter Veltroni, il primo segretario dei democratici. "E' uno dei segnali di rinascita della città dopo la tragedia del 6 aprile 2009", le sue parole; "anche così la città torna a vivere, col ritorno della sede di un partito politico, uno dei centri di vita democratica. E poi, rientriamo in un posto dove si è fatta la storia della sinistra aquilana: da queste stanze sono passate tante parole, tante decisioni, tante scelte, anche tanti momenti difficili. Penso che per la sinistra sia come ritrovare la propria casa, nel cuore della città che sta rinascendo". 

In tanti hanno partecipato all'evento, vecchi e nuovi volti della politica cittadina, semplici simpatizzanti, iscritti al Pd e fuoriusciti dal partito, confluiti in altre realtà politiche; oltre al segretario comunale Stefano Albano, erano presenti il capogruppo Stefano Palumbo, la deputata Stefania Pezzopane, l'ex sindaco dell'Aquila Massimo Cialente, il presidente dell'assemblea provinciale dem Pietro Di Stefano, l'ex presidente del Consiglio comunale Carlo Benedetti, Fulvio Angelini, l'ultimo segretario cittadino del Pci, come detto, e membro della Fondazione che tutela i beni di quel partito, l'assessore regionale Silvio Paolucci, i consiglieri regionali Pierpaolo Pietrucci e Lorenzo Berardinetti, il segretario regionale Renzo Di Sabatino, gli ex assessori comunali Maurizio Capri ed Emanuela Di Giovambattista, i giovani democratici, e tra gli altri Mattia Zunino, segretario nazionale dei GD, Mario Schettino e Alessandro Conti, e ancora il coordinatore regionale di Articolo 1 Fabio Ranieri (il movimento tornerà a breve nell'altra ala di via Paganica 3), alcuni sindaci del cratere - tra gli altri, Francesco Di Paolo e Giacomo Carnicelli - il vecchio e nuovo segretario provinciale della Cgil, Umberto Trasatti e Francesco Marrelli, Rita Innocenzi della segreteria regionale del sindacato.

E poi c'era Giovanni Legnini, oramai ad un passo dall'annuncio della candidatura a presidente della Regione, a dire che la vita politica è tornata a scorrere subito tra le stanze della storica sede affacciata su Palazzo Margherita, comperata dai comunisti dell'epoca affinché le bandiere rosse sventolassero innanzi alle porte del Comune, 'feudo' per molti anni, nel dopoguerra, della Democrazia Cristiana. 

Legnini non ha voluto rilasciare dichiarazioni, il fitto conciliabolo con gli esponenti dem, però, ha raccontato di momenti febbrili nella costruzione di una coalizione ampia, progressista si direbbe, se non fosse che ieri sera, al contrario, si è tornati a 'dire' sinistra, a chiamarsi compagni come una volta. "Qui ci ho lasciato un pezzo di cuore, di vita e, stasera, ce lo ritrovo: penso che come me ce lo ritroveranno in tanti, ancora più di prima", ha voluto sottolineare Angelini. 

targa"La prima volta che entrai qui dentro avevo 17 anni", i ricordi di Massimo Cialente; "in occasione di una campagna elettorale, era venuto a L'Aquila Giovanni Berlinguer e parlò di sanità: non lo dimenticherò. Da allora, ci ho passato la vita in via Paganica, una scuola di vita che mi ha formato. C'è una cosa che mi ha colpito, in questi giorni; abbiamo una chat di partito: i lavori sono stati seguiti dai giovani e, debbo dire, ne ho letto l'impegno con paterna invidia, contagiato dal loro entusiasmo, e credo che stasera stiamo vivendo il vero passaggio di testimone. Ho rivisto in loro il mio impegno di quando avevo 18, 20 anni. L'auspicio è che via Paganica diventi la casa della sinistra, non solo degli iscritti del Pd, una piccola agorà delle idee: sono convinto che la città manchi di dibattito, di un luogo dove confrontarsi". 

Un concetto ribadito dal segretario cittadino Stefano Albano. "E' una giornata di festa, di grande emozione. Penso sia un evento della città, a prescindere dai colori politici: ho ricevuto un bellissimo messaggio di auguri dal presidente Ance, Adolfo Cicchetti, che ci ha tenuto a dirmi che il rientro del Pd nella sede storica è un pezzo di storia della città che torna a casa, dando il senso del fatto che il centro storico sta tornando a vivere. E poi, c'è l'aspetto politico: il ritorno in via Paganica ha una valenza straordinaria non solo per gli iscritti e gli elettori Pd, ma per tutta un'area culturale, valoriale, larga e progressista. Non sarà soltanto la casa del Pd: questa sarà la casa della democrazia e della partecipazione in città, dei valori della sinistra che abbiamo un estremo bisogno di difendere e rilanciare". 

In questo senso, la sede sarà aperta agli studenti, come aula studio in alcuni momenti della giornata, e al mondo dell'associazionismo, alle realtà che avranno bisogno di un luogo dove riunirsi, discutere e confrontarsi. 

Pietro Di Stefano è stato l'ultimo segretario dei Ds e ricorda la nascita del Pd, "il congresso della sezione Gramsci, la più numerosa della città, che si tenne in via Paganica: fu un confronto vero, serio, profondo, sapevamo che alcuni ci stavano lasciando. Venne Gianni Cuperlo, ci disse: facciamo il Pd, a patto che il partito sia capace di creare una nuova visione altrimenti falliremo. A distanza di 11 anni, credo che dobbiamo porci il problema di dove ci siamo fermati: la rottura sentimentale che abbiamo avuto col popolo della sinistra dove si è verificata, da dove dobbiamo ripartire? C'è una cosa che rimpiango di allora: il sentimento comune che ci teneva insieme e che non c'è più oggi, che ci faceva chiamare l'un l'altro compagno, una parola di cui abbiamo timore. Ritroviamo il senso di quella parola". 

dsGiornata bellissima, commovente - ha aggiunto Pierpaolo Pietrucci - che è entrato la prima volta in via Paganica a 14 anni: "con Fabio Ranieri - ricorda - abbiamo dato vita all'associazione 'L'Altra città', poi l'associazione 'A sinistra' fino alla 'Sinistra giovanile'; questa sede ha rappresentato un presidio sociale, un luogo di confronto tra lavoratrici e lavoratori, tra gli ultimi, gli emarginati, in un connubio straordinario tra le diverse generazioni. Qui siamo cresciuti, abbiamo imparato la politica". 

Via Paganica "era il nostro indirizzo", ha aggiunto Stefania Pezzopane; "da via Paganica partivano i primi comunicati stampa scritti con la Olivetti, si facevano i ciclostilati, in una stanzetta, ricordo che si rompeva sempre il ciclostile e tornavamo a casa sporchi d'inchiostro. Così abbiamo iniziato. In quella stanza, la prima volta che sono entrata c'era Alvaro Iovannitti, il segretario del partito di allora; nell'altra c'era Eude Cicerone, di là Italo Grossi, che se ne inventava una al giorno fino al centro per i diritti dei cittadini, una forma di lotta e impegno civile. E tante altre persone che non ci sono più, penso a Rocco Buttari. C'erano i tanti che continuano a combattere, la nostra comunità. Walter Veltroni è sempre stato con noi, ha accompagnato tutte le nostre difficilissime sfide, quelle che abbiamo vinto e quelle che abbiamo perso. Walter c'era sempre. Poi, è arrivato il terremoto. E vorrei chiarire che non stiamo riprendendo una sede, in questi anni non ce la siamo fatta mai mancare, noi riprendiamo 'la' sede, la nostra casa, la casa della sinistra, delle nostre storie più importanti e la riprendiamo in centro storico: è una sfida che lanciamo, a tutti coloro che sono ancora titubanti a tornare nel cuore della città. Bisogna rientrare in centro. Non l'abbiamo ricostruito per farlo rimanere un deserto", l'appello. "Questo è un segno: il centro storico dovrà essere il luogo della ricostruzione vera, che non attiene solo alle case, alle chiese. Abbiamo fatto un grande sforzo per tornare qui, rivolevamo la nostra sede, vogliamo stare dinanzi a Palazzo Margherita che torni ad essere la casa della città, il Comune dell'Aquila". 

Ultima modifica il Venerdì, 16 Novembre 2018 08:32

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