Mercoledì, 08 Gennaio 2014 23:23

Ricostruzione e malaffare: L'Aquila è stata tradita

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"Tutto è stato fatto in scienza e coscienza, con la massima onestà e trasparenza".

Parole del sindaco, Massimo Cialente. Era il 16 dicembre 2013. La città era nel pieno delle polemiche scatenate dalla pubblicazione su NewsTown delle intercettazioni telefoniche e ambientali dell'ex assessore alle Opere pubbliche, Ermanno Lisi"... ha fatto 8 milioni di euro di lavori di puntellamento... dimmi che cazzo di cose che ci stanno tra quissi... ", si chiedeva Lisi parlando con l'architetto Pio Ciccone.

Ermanno: "... eh allora quando ti trovi ste situazioni è pericoloso proprio la... perché otto milioni di euro se sanno quante mazzette so!..."

Pio: "... è chiaro..."

Ermanno: "se fanno i conti quissi secondo me alle mazzette"

Pio: "... e no!"

Ermanno: "allora, Di Gregorio, secondo Bolino, se... chi sa quanti lavori sta a fa!... e chissà quante mazzette sta a piglia!!... allora siccome lui, no... non stà a fa più niente... sta incazzato..."

Pio: "è chiaro, non magna."

Mazzette. Che Mario Di Gregorio, a detta del dirigente Carlo Bolino, aveva intascato da un noto imprenditore locale a cui aveva affidato lavori di puntellamento per 8milioni di euro. "Tutto è stato fatto in scienza e coscienza, con la massima onestà e trasparenza", rispose il primo cittadino al gruppo consiliare di Appello per L'Aquila che, in conferenza stampa, aveva chiesto un'indagine interna per capire se fossero state rispettate tutte le procedure nell'affidamento di lavori a chiamata diretta, per 240milioni di euro.

Senza dubbio, il più grande affare nell'ambito della ricostruzione. Tanto che, come sottolineato dal primo cittadino, "sui puntellamenti hanno abbondantemente indagato la Procura e tutte le forze di polizia". Cialente difese i dirigenti del Comune, e la sua Giunta, senza alcuna esitazione. Attaccando duramente chi - come il capogruppo di Apl, Ettore Di Cesare - aveva chiesto di applicare la rotazione delle mansioni dei dirigenti prevista dal Piano anticorruzione. Per evitare che i grossi appalti fossero gestiti sempre dalle stesse persone: "Accade di tutto in Comune. Accade, per esempio, che il dirigente che si sta occupando di chiudere la vicenda della metropolitana, con probabile esborso milionario da parte Comune, sia lo stesso che è stato condannato a suo tempo per turbativa d’asta per l’appalto della stessa metropolitana. Dovrebbe essere scontato che prudenza e decenza vorrebbero che l’ing. Di Gregorio non si occupasse mai più della metropolitana, ci sembra addirittura incredibile doverlo anche far notare. Anche riguardo al bando di gara milionario sulla rimozione dei puntellamenti, è mai possibile che sia gestito dallo stesso Di Gregorio che a suo tempo si occupò dell’affidamento dei lavori sui puntellamenti con procedure di urgenza ad affidamento diretto?".

Un’amministrazione corretta - scriveva Appello per L'Aquila - "dovrebbe lavorare sempre per prevenire possibili conflitti di interesse e per essere al di sopra di ogni sospetto. In futuro nessuno potrà dire di non aver saputo". Una frase quasi profetica, alla luce di quanto accaduto all'alba di ieri.

"Noi ci abbiamo messo generosità e coraggio", assicurò il Sindaco. "Ci abbiamo messo la faccia e la massima onestà e trasparenza. C’è una frase brutta, ma vera. Vi sono uomini, uominicchi e quaquaraquà. Di Cesare mi faccia vedere di che pasta è fatto. In questi anni la nostra attività è stata passata al setaccio. Come è giusto che sia. Non abbiamo un procedimento aperto. Eppure siamo quelli che hanno dovuto fare più cose e spendere più soldi. Al contrario delle vicende di Regione e Provincia".

Evidentemente, il primo cittadino si sbagliava. C'erano dei procedimenti aperti e, come ha confermato ieri in conferenza stampa, ce ne sono altri. Cialente non risparmiò attacchi neanche a NewsTown. Poco importa. Disse altro, di ben più preoccupante. "Alcuni passaggi delle intercettazioni mi hanno colpito e non poco. Fatto male", sottolineò. "Sono le parole di Ermanno il geometra, non certo quelle dell'assessore comunale". Come se potessero scindersi le parole del geometra impegnato nella ricostruzione da quelle dell'assessore. "Descrivono - continuò - un mondo che credo si sia scatenato dopo il sisma. Mi piacerebbe pensare che ciò abbia riguardato solo lui. Forse dovrei dirlo, e scriverlo, per essere politicamente corretto, ma non uno di voi mi crederebbe, anche perchè credo che, a meno di forme di voluta ed omertosa ingenuità, tutti sappiano cosa è successo e sta ancora oggi succedendo nella ricostruzione".

Parole gravissime. Perché pronunciate dal sindaco. Parole che - alla luce degli arresti e degli avvisi di garanzia scattati ieri - suonano ancora più inquietanti. Ponemmo delle domande: chi doveva e deve ancora oggi controllare? Chi doveva e deve ancora oggi denunciare? Chi ha la responsabilità politica di quello che sta succedendo? E, in ultimo: cosa sta realmente succedendo? Non arrivarono risposte.

Ora, non c'è più tempo. Così come non c'è più tempo per spiegare perché non sia stato sviluppato un criterio trasparente di rotazione nell'affidamento dei lavori di puntellamento. Poco più di 5milioni e 400mila euro alla Cogea Srl, 5milioni e 200mila euro al Consorzio Federico II, 6milioni e 700mila euro alla Orione Costruzione di Massimiliano e Corrado Nurzia che, con la Cormas Srl, hanno ottenuto un altro milione e mezzo. Le due imprese, tra l'altro, partecipavano al Consorzio Cappa che ha visto affidamenti per 3milioni e 600mila euro. E ancora: Scimia Arte e Costruzioni oltre 5milioni e mezzo di lavori, la Sac Costruzioni in associazione temporanea di imprese con la Iannini Srl quasi 6milioni, Tecnogroup Srl oltre 10milioni, Mancini Srl più di 8milioni, l'Ati Soccodato Unirest oltre 11milioni, Meg costruzioni oltre 6milioni e mezzo, I Platani Srl di Palmerini oltre 7milioni, Edimo quasi 7milioni. E così via. Potete divertirvi a consultare l'elenco delle poche imprese che hanno avuto affidamenti milionari.

Eppure, al 31 dicembre 2009, al seguito del bando pubblico indetto dal Comune dell'Aquila per la formazione di un albo di operatori economici per l'esecuzione dei lavori, erano arrivate quasi mille domande. Quali criteri sono stati utilizzati per la scelta delle ditte chiamate ad operare? Seguendo quali principi sono stati affidati i lavori di puntellamento? E come sono stati individuati i direttori dei lavori? Non c'è più tempo per le risposte.

Scriviamo oggi, come alla pubblicazione delle intercettazioni: le vicende emerse in queste settimane pongono una questione decisiva e non più rinviabile, la questione morale come elemento essenziale della vita pubblica di una città che, nei prossimi anni, siamo chiamati a ricostruire. Al di là del risvolto penale delle vicende. E stavolta, tra l'altro, i risvolti penali sono assai pesanti.

Non si può più minimizzare. Cialente non può dirsi all'oscuro di tutto, di corruzioni, truffe e mazzette che passavano tra le mani di ex assessori e tecnici comunali. C'è una chiara responsabilità politica: l'assessore Placidi è stato nominato dal primo cittadino, così come Lisi. All'allora consigliere di minoranza, Tancredi, fu il sindaco ad offrire il ruolo di delegato comunale alla ricostruzione del centro storico. Per fortuna, venne fermato dai cittadini infuriati. La rotazione dei dirigenti è rimasta una chimera. Gli appetiti spartitori della maggioranza, da Cialente denunciati non più tardi di qualche mese fa, hanno conseguenze oramai insostenibili per la ricostruzione della città. Non c'è più tempo.

"Qui stiamo parlando di una cosa molto contenuta", sottolinea il sindaco al microfono di RepubblicaTv. "Stiamo parlando dell'appalto per un puntellamento nel centro della città. Su 300/400 affidamenti. Un piccolo inciampo, una vicenda da 500mila euro". Basterebbero queste parole a raccontare del degrado in cui è piombata la città. Dell'incapacità del primo cittadino di comprendere, a fondo, la tragedia che i cittadini vivono ogni giorno.

Il sindaco, la sua Giunta, devono assumerne la responsabilità politica. Anche se non coinvolti direttamente dalle vicende giudiziarie. Non c'è alternativa alle dimissioni. La nostra comunità ha bisogno di risposte, i cittadini hanno bisogno di ricostruire un rapporto di fiducia oramai spezzato con le istituzioni.

L'Aquila è stata tradita. I tempi della ricostruzione non sono compatibili con alcuna idea di futuro, la disoccupazione è una ferita sanguinante, l'economia è agonizzante. La città sta morendo, è questa la verità. A dimostrarlo, l'incapacità dei cittadini di ribellarsi. Di tornare in piazza, come nella primavera del 2010. Ieri sera, erano una cinquantina a gridare il loro sdegno alle porte degli uffici comunali di via Aldo Moro dove, in tutta fretta, era stata convocata la riunione di maggioranza inizialmente prevista a Villa Gioia.

Non c'è più tempo. C'è bisogno di una classe dirigente finalmente credibile, capace di sedere con idee e competenze ai tavoli del Governo. Oramai indifferente alle richieste del cratere. Per dirla con le parole di Giustino Parisse: "Cialente azzeri la giunta comunale e ne faccia una tutta nuova, e cambi tutti i dirigenti. Almeno questo se proprio non ha il coraggio civile di dimettersi".

Ultima modifica il Giovedì, 09 Gennaio 2014 00:02

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