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Venerdì, 10 Gennaio 2014 00:40

Ricostruzione, guerra a distanza tra Governo e Comune

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"Rivendicazionismo". Tendenza ad avanzare continue, eccessive rivendicazioni, specialmente in campo sindacale. Abbiamo sfogliato il dizionario di lingua italiana 'Sabatini Coletti' per intedere il significato delle parole pronunciate dal ministro Carlo Trigilia, delegato del Governo guidato da Enrico Letta alla ricostruzione dell'Aquila e del cratere.

Eccessive rivendicazioni. Fastidiose. "Basta con il chiedere tre miliardi per un anno quando la previsione di spesa è di 500 milioni", incalza Trigilia. Che poi ammonisce: "è arrivato il momento di preoccuparsi della qualità e non della quantità delle risorse".

Cosa voglia dire preoccuparsi della qualità delle risorse se sono insufficienti per la ricostruzione della città, difficile a dirsi. E' certo che le dichiarazioni del Ministro, all'indomani degli arresti per le presunte tangenti negli affidamenti dei lavori di puntellamento, nel giorno in cui avrebbe dovuto essere a L'Aquila, sono pesanti come macigni. "Naturalmente auguriamoci di no, ma se le ipotesi investigative fossero confermate, questa vicenda sarebbe davvero deplorevole, metterebbe in discussione gli sforzi onesti di tante persone...", ha sottolineato Trigilia. Scatenando le ire del sindaco Massimo Cialente che, nella mattinata di ieri, aveva minacciato le dimissioni. Per poi cambiare idea.

"Ricostruite le periferie, stiamo accelerando sui centri storici", ha spiegato il Ministro al Messaggero. "All’Aquila sono già rientrati nelle loro case in 42mila, cioè il 63 per cento degli sfollati. Siamo venuti a capo anche di una difficile opera di snellimento burocratico. Aperti nuovi uffici, assunti giovani competenti, equiparati i criteri dell’Aquila con quelli dei piccoli comuni. Un lavoro che sta dando i suoi frutti, anche se proprio all’Aquila, per fare un esempio, siamo costretti a lavorare con uno strumento urbanistico superato, un Piano regolatore del 1975". Trigilia ha poi spiegato di essere impegnato, con il Governo, su di un fronte decisivo: assicurare il flusso delle risorse. "Il comune dell’Aquila, il sindaco dell’Aquila, continuano a ritenere l’impegno del governo insufficiente, c’è davvero poca sintonia con loro", l'affondo preoccupante per il futuro della città.

"Sono critiche ingenerose: la ricostruzione non si è mai interrotta per mancanza di risorse, il rubinetto non è mai rimasto chiuso. E d’altra parte non si può pretendere, nelle condizioni in cui si trova il Paese, di ricevere stanziamenti che non siano direttamente legati alla capacità di spesa". L'intervista di Trigilia ha scosso la giunta Cialente, già provata dallo scandalo esploso con l'operazione "Do ut des". Non poteva essere altrimenti. E, a qualche ora dalla pubblicazione delle dichiarazioni del Ministro, è arrivata la replica dell'assessore alla ricostruzione, Pietro Di Stefano. "La misura garbata finora riservata dal ministro Trigilia all'ottemperanza di una delle sue deleghe più delicate, come quella della ricostruzione del cratere sismico abruzzese, si è oggi infranta nell'intervista rilasciata dallo stesso ministro al quotidiano Il Messaggero", si legge in una nota.

"All'indomani di uno dei giorni più difficili per la città, il ministro, che aveva già rinunciato da tempo alla sua visita a L'Aquila per motivi altri rispetto alle inchieste giudiziarie in corso, motivi che avevano a che fare con la mancanza di risposte certe sulla destinazione del 5% alle attività produttive, si augura che il fango di questa triste vicenda non colpisca gli onesti che da anni lavorano nel processo di ricostruzione. Ma l'unico modo che trova per supportare la squadra che onestamente sta operando sulla sua delega è quella di rilasciare dichiarazioni inesatte e stizzose sulla ricostruzione".

Di Stefano, poi, torna a fare i conti nelle casse del Comune dell'Aquila: "già le provvidenze della CIPE 135, stanziate dal ministro suo predecessore, pari a 985 milioni di euro, non riuscivano a coprire a inizio 2013, il cospicuo importo dei progetti presentati delle periferie e dei centri storici. Solo nello scorso anno, infatti, il Comune dell'Aquila ha erogato contributi pari ad 1 miliardo 150 milioni, finanziamenti resi possibili esclusivamente tramite l'accordo firmato dall'amministrazione comunale con ABI. Questi dati smentiscono evidentemente le dichiarazioni del ministro su un tiraggio annuo in termini progettuali di soli 500 milioni di euro". Il bisogno pressante e, dunque, la legittima richiesta presso il Governo di una strategia economica certa per la ricostruzione a partire dal 2014, sottolinea Di Stefano, "non può e non deve essere scambiata per rivendicazionismo, termine obsoleto e quanto mai inappropriato quando si tratta della programmazione economica di un disastro naturale".

L'assessore alla ricostruzione non ha mandato giù il riferimento di Trigilia al Piano regolatore del Comune dell'Aquila, datato 1975, in via di revisione seppur a fatica: "su questo argomento sono disponibile ad un confronto immediato che chiarisca, al contrario di quanto affermato dal ministro, che proprio le disposizioni normative del Prg vigente hanno consentito di partire con immediatezza al restauro e al miglioramento strutturale dei centri storici".

"In ultimo - incalza Di Stefano - per fare solo un esempio di programmazione, vorrei che il ministro ci chiarisca come mai all'atto dovuto, derivato da legge statale, sul rimborso di beni mobili e traslochi che ad oggi ammonta a venti milioni di euro rendicontati, sono stati trasferiti solo 7 milioni di euro".

Insomma, i rapporti tra l'amministrazione e il governo Letta sono oramai logori. E non lasciano presagire nulla di buono: "Sono abbastanza disperato: è chiaro che in questo momento c'è uno scontro politico - ha sottolineato il sindaco Cialente - perché non ci sono soldi, non c'è un progetto di come finanziare la ricostruzione, c'è lo scontro con l'Europa per questa vergogna che anche in caso di calamità naturale gli Stati membri non possono sfondare il 3%". La paura del sindaco è che gli arresti, le indagini, il puzzo di corruzione e di mazzette che si respira in città, possano essere strumentalizzate dal Governo per evadere le legittime pretese del cratere. "Rivendicazionismo", per il ministro Trigilia.

Preoccupazione condivisa dalla senatrice Stefania Pezzopane: "L’operazione 'do ut des', che ha coinvolto tecnici e amministratori del Comune dell’Aquila, è una doccia fredda per l’intera città, l’ennesimo colpo basso alla ricostruzione, che rischia di gettare ombre pesanti e di screditare il lavoro onesto e corretto di tanti amministratori, funzionari e imprenditori".

"Tuttavia - scrive Pezzopane in un articolo pubblicato ieri su Europa - questo non può bloccare il processo di ricostruzione, che anzi deve procedere a ritmi serrati e soprattutto non può creare alibi per bloccare il flusso di risorse necessarie a ricostruire L’Aquila e il cratere". Parole che suonano come un campanello d'allarme. In effetti, il ministro Trigilia ieri ha ricevuto il coordinatore dei sindaci del cratere, Emilio Nusca, per discutere della richiesta relativa alla proposta di delibera Cipe sulla rimodulazione dei finanziamenti per la ricostruzione. Ha poi incontrato il gruppo di lavoro, istituito con funzioni di studio e di proposta in materie di politiche di sviluppo territoriale, guidato dalla rettrice Paola Inverardi che non ha mancato critiche al primo cittadino: "Non mi convince l'atteggiamento un po' difensivo del Sindaco Cialente: credo che quando succedono queste cose, la prima cosa da fare è chiedere scusa a tutti, a tutti coloro che sono impegnati nella ricostruzione e che lavorano onestamente dalla mattina alla sera''.

Al contrario, ha deciso di non incontrare il sindaco e gli assessori della sua giunta. Non è la prima volta. Segno che, oramai, l'amministrazione Cialente non è considerata interlocutore credibile dall'esecutivo Letta. E gli arresti di martedi non hanno fatto altro che aumentare le distanze tra governo locale e nazionale. Niente di buono sotto il cielo della ricostruzione.

Ultima modifica il Venerdì, 10 Gennaio 2014 10:58

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