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Mercoledì, 13 Febbraio 2019 17:40

Regionali, la crisi dei progressisti. Cialente: "Serve un progetto politico che parli in modo nuovo a tutti i cittadini"

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"Credo che si debba aprire un dibattito politico, che spero possa sfociare in una rinnovata volontà e capacità di confronto tra le forze democratiche ed antisovraniste".

Lo scrive Massimo Cialente, già sindaco dell'Aquila, commentando l'articolo di analisi sull'esito delle consultazioni regionali pubblicato su NewsTown [qui] e che sta generando alcune riflessioni nel mondo dei progressisti [qui, la posizione di Enrico Perilli].

"La travolgente vittoria della destra, in particolare della Lega, ed il crollo dei 5stelle, confermato dal progressivo calo dei sondaggi nazionali, come vanno letti?", si domanda Cialente. "La drammatica crisi economica dell'occidente iniziata nel 2008 ha rimesso in discussione tutte le certezze, ciò che era dato per acquisito in Europa. Una Europa che non è stata capace di affrontare le conseguenze della globalizzazione, delle quali non aveva considerato tutte le conseguenze. Alla crisi, l'UE ha risposto con politiche recessive, senza una visione sociale, piegata alle logiche degli interessi finanziari e tedeschi. La vicenda della Grecia è una pagina vergognosa. Nel contempo abbiamo destabilizzato gran parte dei paesi africani, portandovi guerre civili e miseria. Di qui il fenomeno drammatico di migliaia di profughi disperati".

"Ovunque in Europa, come è sempre successo nella storia, in mancanza di progetti politici credibili di sviluppo sociale ed economico, i cittadini si stanno rifugiando nella xenofobia, nel protezionismo, nello sfogo di una rabbia e frustrazione che viviamo tutti noi", prosegue Cialente. "Su tutto domina la consapevolezza delle difficoltà che incontreranno i nostri giovani, i nostri figli. Dopo decenni, per la prima volta, abbiamo la consapevolezza che per loro sarà molto più difficile realizzarsi rispetto alle precedenti generazioni. Abbiamo già mortificato le speranze dei quarantenni. Questo spiega perché ormai milioni di elettori inseguono i cosidetti 'populismi'. Anche l'Italia sta vivendo questa situazione. C'è la ricerca disperata di qualcuno che ci prometta di voltare pagina, qualcuno che ci prometta di cambiare tutto, e che ci faccia sentire una comunità non solo su parole d'ordine viscerali, ma anche e soprattutto, applicando le norme più elementari della psicotecnica, unendoci contro dei nemici, i capri espiatori".

La storia non è linea retta, "spesso rigira su se stessa e ritorna. Il 40% di Renzi alle Europee sulla rottamazione e la cancellazione della vecchia classe dirigente, sgonfiatosi immediatamente, il vaffaday dei pentastellati, già in crisi. Ormai queste proposte vengono bruciate in pochissimo tempo, perché i problemi sono complessi, e le soluzioni ad essi richiedono grande lavoro. Oggi ci sono le parole d'ordine della Lega, che mostra una grande capacità comunicativa. Ma anche queste verranno presto bruciate, già forse nel momento della stesura della prossima legge finanziaria. Questo è il problema. Addirittura mi chiedo cosa potrebbe accadere se venissero a mancare nuove proposte populiste: arriveranno da noi i gilet gialli o peggio i forconi? Come fossimo naufraghi, tutti ci attacchiamo a boe, mentre nessuno ci mostra una costa sicura da raggiungere".

Veniamo all'Abruzzo come laboratorio nazionale. "Il merito di Giovanni Legnini è enorme, grazie al suo prestigio ed alla sua credibilità tutti i democratici e l'elettorato più accorto ed informato si sono comunque sentiti rappresentati. Ma basta? No. Non possiamo ancora sperare solo in un leader, seppure di estremo prestigio. Serve un vero progetto politico complessivo, capace di parlare in modo nuovo, sincero, serio, a tutti noi cittadini. Io sono il primo che per me ed i miei figli voglio sapere cosa c'è dietro l'angolo, o meglio, cosa ci può essere se tutti noi ci diamo da fare. Leggo ancora in queste ore l'elencazione dei soliti temi: lavoro, sviluppo, sanità, istruzione, ambiente. Io non mi accontento più degli elenchi. Io voglio sapere come si intendono affrontare in modo articolato, efficace, efficiente, possibile, credibile, realizzabile, questi temi per noi vitali. Proposte serie e credibili. Perché altrimenti la destra e Salvini sono più bravi: non non riusciamo ad essere 'populisti'. Il centrosinistra da molto tempo parla di persone e non più di temi concreti. Lo schieramento frantumato con il quale si presenta in Basilicata ne è l'ennesima tragica dimostrazione".

In questi giorni si parla di formule per un rinnovato centrosinistra abruzzese. "Ancora una volta ci affidiamo ad un tavolo in cui gli stessi che ci sono da anni dovrebbero trovare prima l'accordo e poi decidere cosa fare. Non può funzionare così. Da soli non ce la possono fare. Cominciamo a parlarne tutti, insieme, confrontandoci, studiando. Io avevo scritto delle riflessioni per la sanità per il PD regionale. 10 pagine, che però avevano richiesto settimane di studio, raccolta dati, esame dello stato economico, analisi di altre esperienze, chiacchierate ed incontri con addetti di quel mondo. Comiciamo a delineare il puzzle di come vorremmo la nostra regione, da oggi, cosa pensiamo per il nostro comprensorio.  Discutiamo, scambiamoci le idee, confrontiamoci, litighiamo, ma cominciamo a confrontarci. Se non lo facciamo noi, chi lo farà? Nella mia esperienza posso dire di aver governato L'Aquila, nei suoi anni più difficili, con una giunta ampia, dalla sinistra ai cattolici democratici. Si discuteva, ma fra persone leali ed oneste, appassionate e corrette: una volta che hai condiviso il puzzle, la tessera adatta la riconoscono tutti. Non vedo altre soluzioni. Ci si incontri tutti, tra pari, aprendoci soprattutto a coloro che sino ad oggi, con le logiche vecchie, si sono sentiti estranei. Giovanni potrà essere il nostro catalizzatore".

Ultima modifica il Mercoledì, 13 Febbraio 2019 21:04

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