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Lunedì, 25 Febbraio 2019 14:08

Lolli passa le consegne: "Regione 'industriale' ma infrastrutture non adeguate"

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“Lascio una Regione con i conti in ordine, a seguito del riallineamento contabile che abbiamo portato avanti in questi mesi; lascio una Regione con una forte vocazione industriale ma con infrastrutture nient’affatto adeguate”. Con queste parole, il presidente vicario di Regione Abruzzo Giovanni Lolli ha passato le ‘consegne’ a Marco Marsilio che guiderà la Giunta per i prossimi cinque anni.

“Si sta determinando il nuovo scenario per il prossimo settennato dei fondi comunitari”, spiega Lolli a newstown. “L’Abruzzo era tra le tre regioni in transizione: ebbene, due di queste regioni, Molise e Sardegna, sono state declassate nel così detto obiettivo uno. Altre due regioni, Umbria e Marche, sono state, a loro volta, declassate tra le regioni in transizione. Noi siamo rimasti stabili: per fortuna, abbiamo un tessuto economico che ha i suoi fondamentali nel settore industriale e, in parte, nel settore agricolo che ci proiettano al livello delle regioni del centro Nord; purtroppo, sono le infrastrutture, e così i servizi e il funzionamento della pubblica amministrazione, che ci allineano alle regioni del Sud. E’ la contraddizione di fondo che viviamo: fino a quando non verrà attenuata, resterà una specie di cappio stretto attorno al collo dell’economia reale che impedisce all’Abruzzo di essere adeguatamente competitivo”.

Lolli non dimentica le altre fragilità della Regione: la crisi occupazionale, innanzitutto, e gli effetti dei terremoti che si sono susseguiti dal 2009 ad oggi. “In questi anni, ho seguito in prima persona le diverse crisi industriali; ma c’è anche il lavoro che si perde senza che nessuno se ne accorga, e penso alle piccole attività che chiudono, oltre alla piaga dei giovani che non trovano occupazione stabile. E’ la grande questione, una questione nazionale e non solo abruzzese. Al contrario, le ricostruzioni sono questione abruzzese: non c’è altra regione con due crateri ancora sospesi. Un caso che va affrontato con decisione”.

L’oramai ex presidente vicario della Giunta regionale ha scherzato con Marco Marsilio – “ti guarderò dall’alto”, le sue parole, alludendo alla passione per la montagna che potrà coltivare con maggiore libertà – assicurando l’impegno da “libero cittadino” per il territorio e per la sua comunità politica.

“Che ci debba essere un ricambio generazionale è fuor di dubbio e lo considero fondamentale” spiega ai nostri microfoni, a qualche ora dall’assemblea degli iscritti del Pd aquilano che, di fatto, ha rappresentato una sorta di ‘resa dei conti’; “penso si sia notato che non mi sono candidato alle regionali sostenendo pienamente Pierpaolo Pietrucci. Un processo di rinnovamento ci vuole. E ci vuole il coraggio di andare avanti lungo la strada che abbiamo individuato con la candidatura di Giovanni Legnini, e che mi pare venga premiata anche in Sardegna: il Pd deve smetterla di guardarsi l’ombelico, di considerarsi il centro del mondo, di ragionare in termini autoreferenziali. Alla gente, da fuori, di ciò che discute al proprio interno il Pd non frega niente. Il Pd può tornare a svolgere la funzione per la quale è nato, rappresentare cioé l’alternativa ad un centro destra che sta diventando più destra che centro, soltanto se capirà che si deve mettere al servizio di una struttura più ampia. E’ finita l’illusione che ce la possiamo fare da soli. Dunque, dovremmo concentrarci – piuttosto che sul destino di questo o quell’esponente politico – sulla costruzione di una coalizione più ampia, più forte, della quale il Pd dovrà essere soltanto un pezzo”.

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