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Giovedì, 14 Marzo 2019 10:22

L'Aquila, maggioranza al collasso: Biondi rompe con le forze di coalizione

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Il sindaco dell'Aquila Pierluigi Biondi ha convocato la stampa alle ore 17:30, nella sala Rivera a Palazzo Fibbioni, per comunicazioni urgenti. Massimo riserbo sui contenuti delle comunicazioni: c'è chi è convinto, però, che il primo cittadino rassegnerà le dimissioni.

Inutile ribadirlo, lo scriviamo da mesi: la maggioranza di centrodestra al governo della città è al collasso. Di fatto, l'azione amministrativa è paralizzata e le divergenze tra le forze di centrodestra, già manifeste, hanno finito per acuirsi con le elezioni regionali. A diciotto mesi dall'insediamento, il primo cittadino non ha più una Giunta - si sono dimessi Luigi D'Eramo, Emanuele Imprudente e Guido Quintino Liris, sono state defenestrate Anna Lisa Di Stefano e Sabrina Di Cosimo - non controlla il gruppo consiliare di Fratelli d'Italia, il partito di cui è coordinatore provinciale, spaccato dalla decisione di far candidare Liris alle regionali, ed i suoi rapporti con la Lega, il principale azionista di maggioranza, sono ai minimi termini se non apertamente conflittuali. Dunque, non si riesce a trovare una 'quadra' per ricomporre i rapporti di forza tra i partiti del centrodestra e dar vita all'esecutivo comunale.

Come non bastasse, entro il 31 marzo va chiuso il bilancio di previsione e, ad oggi, non ci sono certezze sull'atteso trasferimento dal Governo dei 10 milioni necessari a coprire le maggiori spese e le minori entrate dovute al post terremoto: se i fondi non dovessero arrivare - aveva dichiarato Biondi ieri - "non mi presterò ad approvare un bilancio che taglia i servizi e mette ulteriormente le mani nelle tasche dei cittadini".

Per questo, da ore si vocifera di possibili dimissioni del sindaco che, così, lancerebbe un messaggio forte al Governo e, di riflesso, alla maggioranza: "o si fa come dico io, oppure andiamo a casa", il senso. Va letta in questo modo la decisione, improvvisa, assunta lunedì sera, a qualche ora dal Consiglio comunale e con la maggioranza già in fibrillazione, di nominare Raffaele Daniele vice sindaco, affidandogli deleghe pesantissime. Una forzatura, evidentemente, il guanto di sfida ai consiglieri di maggioranza: "adesso basta". In molti si attendevano che il sindaco del capoluogo portasse fino in fondo la sua azione di rottura: al contrario, nel pomeriggio di ieri ha inviato alla stampa un comunicato piuttosto conciliante, facendo appello al "senso di responsabilità dell'assise civica" che, "nel nome del bene comune", dovrebbe "mettere da parte interessi di parte e pregiudizi politici". Un passo di lato, difficile da interpretare.

Sta di fatto che Biondi potrebbe davvero dimettersi. Sia chiaro, però: il primo cittadino, e le forze di maggioranza, non hanno alcuna intenzione di andare a casa, di far commissariare la città per un anno e, per di più, a meno di un mese dal decennale; tra i consiglieri comunali di centrodestra, la maggior parte non sarebbero di certo rieletti e, per di più, il sindaco Biondi è consapevole che, in caso di elezioni anticipate, sarebbe difficile trovare un accordo stante la forza della Lega che, a quel punto, potrebbe imporre un suo candidato. Non solo. E' il futuro politico del primo cittadino che verrebbe messo in discussione.

Di questo si tratta, è piuttosto evidente: forti del vento nazionale che spira impetuoso a destra, i principali esponenti del centrodestra cittadino hanno sfruttato l'onda per strappare incarichi di maggior prestigio e meglio remunerati; D'Eramo è stato eletto alla Camera dei Deputati, Liris è stato eletto in Consiglio regionale e nominato assessore con deleghe pesanti, Imprudente è addirittura il vice presidente della Giunta regionale. Biondi ha tentato di ottenere per sé la candidatura a governatore: non ci è riuscito, ma ha scommesso - rischiando - su Marco Marsilio, sostenendo la sua corsa all'Emiciclo. E' stato il regista della sua ascesa, ha fatto stringere alleanze e le ha fatte saltare con un unico obiettivo: mettersi in condizione di essere candidato alla Camera dei Deputati, dovesse cadere il Governo. Così va letta l'operazione Liris, candidato in quota Direzione Italia con la lista di Fratelli d'Italia, così va letto lo strappo con Gianluca Zelli, cui era stato promesso un assessorato esterno nel discusso incontro di Stiffe per fermare la corsa alla candidatura di Fabrizio Di Stefano, e poi messo all'angolo per far posto nell'esecutivo all'oramai ex vice sindaco dell'Aquila e permettere, così, l'ingresso in Consiglio di Mario Quaglieri. In un colpo solo, Biondi - da coordinatore provinciale - ha ottenuto il miglior risultato di Fratelli d'Italia in Regione, tra i migliori mai ottenuti dai meloniani, e si è 'liberato' di presenze ingombranti aprendosi la strada verso il Parlamento, il suo vero obiettivo. Non aveva fatto i conti, però, con le spaccature nella sua maggioranza in Consiglio comunale: dovesse davvero rassegnare le dimissioni, il suo percorso politico si complicherebbe, e molto.

Ecco il motivo per cui le eventuali dimissioni andrebbero lette come una forzatura, niente di più, e rientrerebbero nei venti giorni concessi dalle norme.

Un accordo si troverà. 

Tuttavia, a pagare lo scotto delle lotte intestine in seno alla maggioranza, delle aspettative e degli interessi personali degli esponenti politici di centrodestra, è la città che, a poco meno di un mese dal decennale, si ritrova senza una Giunta nel pieno delle sue funzioni, e con enormi problemi da risolvere: la ricostruzione pubblica al palo, la ricostruzione privata che rallenta pericolosamente, il tessuto economico lacerato, il dramma della disoccupazione giovanile, il centro storico che vive una crisi di rigetto, la pianificazione dimenticata, il mancato rilancio turistico e culturale. Non lo diciamo noi, lo dicono gli esponenti stessi della maggioranza: "questa situazione di caos politico rischia di paralizzare la macchina amministrativa", le parole di Luigi D'Eramo; "è necessario fare un bilancio dei primi due anni di governo cittadino: comprendere e far comprendere ai cittadini i risultati ottenuti e, così, chiarire cosa non si è riuscito ancora a fare e per quali motivi. Non solo. Va ridefinito il programma di mandato, rimodulando gli obiettivi da cogliere con una scadenza semestrale per la verifica dei risultati ottenuti". E ancora: "non ci sono più alibi né giustificazioni: la città va finalmente governata in modo adeguato", la stoccata del capogruppo di FdI Giorgio De Matteis. "Questa condizione di instabilità è diventata inaccettabile", ha aggiunto la capogruppo di Forza Italia Maria Luisa Ianni; "ora non c'è più tempo, serve un taglio nuovo, ci vuole chiarezza non solo negli intenti ma nella concretezza. È ora di lavorare con una nuova Giunta al servizio della città".

Il tempo è davvero scaduto: se il sindaco Pierluigi Biondi ha intenzione di dare un governo serio e credibile alla città, di anteporre il bene dell'Aquila agli interessi di parte almeno fino alla fine del mandato, si sottragga finalmente al gioco dei partiti, chiudendo in un cassetto il 'manuale Cencelli', rompa gli indugi e ricomponga una Giunta di persone competenti - in questo senso, la nomina di Raffaele Daniele è un segnale positivo, trattandosi di una personalità d'esperienza e di indiscusse qualità - in grado di dare le risposte che la città aspetta; altrimenti, sarebbe più dignitoso rimettere l'incarico, e per davvero. 

E così, arriviamo alle minoranze. "Se l'opposizione intende l'importanza istituzionale della sua funzione, essa deve sentirsi sempre il centro vivo del parlamento, la sua forza propulsiva e rinnovatrice, lo stimolo che dà senso di responsabilità e dignità politica alla maggioranza che governa", scriveva Piero Calamandrei: "un governo non ha infatti altro titolo di legittimità fuor di quello che gli deriva dal superare giorno per giorno, pazientemente, i contrasti dell'opposizione, come avviene del volo aereo, che ha bisogno per reggersi della resistenza dell'aria". In questi diciotto mesi, le opposizioni in Consiglio comunale non hanno saputo porsi come reale alternativa, tenere sotto pressione la maggioranza con una attenta e incisiva azione di controllo e di proposta. L'inerzia della V Commissione 'Garanzia e Controllo' è piuttosto evidente. 

L'occupazione del Consiglio comunale inscenata ieri pomeriggio, convocando i cittadini a Villa Gioia, è forse un primo segnale, una presa di coscienza del ruolo che le minoranze dovrebbero assumere in un momento così delicato per la città. La promessa è che non resterà un'azione fine a stessa, che ci saranno altre occasioni di incontro e confronto con i cittadini, dentro e fuori il Consiglio: la speranza è che sia davvero così, che si alimenti un dibattito pubblico informato svegliando la città dal torpore che sembra avvolgerla, ricostruendo una progetto di città condiviso che possa fungere anche da stimolo per la maggioranza. 

Ultima modifica il Giovedì, 14 Marzo 2019 18:13

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