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Sabato, 25 Maggio 2019 14:17

Europee, il trionfo della Lega: Salvini al 34%. Crolla M5S al 17%, PD al 22.7%. In Europa soffrono popolari e socialisti, ma euroscettici non sfondano

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Le elezioni europee del 26 maggio ribaltano i rapporti tra le forze politiche dando uno scossone al governo Conte.

C'è un vincitore e c'è uno sconfitto: vince Matteo Salvini che porta la Lega oltre il 30%, al 34% a scrutinio ancora in corso; perde Luigi Di Maio, col M5S che scende sotto la soglia del 20%, al 17%. Risale il PD si attesta al 22.7%, seconda forza politica del paese. Cresce Fratelli d'Italia, sprofonda Forza Italia sotto la soglia psicologica del 10%.

"Importa relativamente se saremo al 30 o 31%: un anno fa eravamo al 17%. È un risultato storico ed è storico che per la prima volta la Lega diventi primo partito in Italia", le parole a caldo del capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari. I 5Stelle fanno sapere che commenteranno solo i dati reali ma ammettono lo sconforto. Luigi Di Maio non parla davanti alle telecamere, ma fa sapere: "Abbiamo pagato l'astensione al Sud. Ora testa bassa e lavorare, ma restiamo pur sempre l'ago della bilancia". Poi manda a Salvini un messaggio di "complimenti sinceri". Soddisfazione nel Pd: "Un anno fa si discuteva della fine del bipolarismo, gli exit poll ci dicono che le cose non vanno in questa direzione. Un anno fa il m5s era avanti di 10 punti rispetto a noi, oggi stiamo discutendo se siamo avanti noi o loro. Il pd è in campo", ha detto il vicesegretario Andrea Orlando

Lo scrutinio

Lo spoglio è terminato, quello delle amministrative comincerà alle 14.

La Lega si attesta al 34,3 per cento (alle Politiche aveva il 17,4, alle Europee del 2014 appena il 6,2).

Il Pd ottiene il 22,7 per cento (contro il 18,8 delle Politiche e il clamoroso 40,8 delle Europee). Ma soprattutto incassa il sorpasso sui 5Stelle.

Il Movimento è al 17. Praticamente dimezzato il 32,7 delle Politiche, ma netto il calo anche rispetto al 21,2 delle ultime Europee.

Forza Italia è all'8,8 (alle Politiche era al 14), quindi resta lontana dalla soglia psicologica del 10 per cento che l'avrebbe forse tenuta al riparo da turbolenze interne e tentativi di fuga. Netta infine la crescita di Fratelli d'Italia, al 6,5.

Questi sono i partiti che avranno seggi nel futuro europarlamento. Restano esclusi, perché non hanno superato la soglia di sbarramento del 4 per cento, +Europa-Italia in Comune (al 3,1); Europa Verde al 2,3; La Sinistra all'1,7; Partito comunista 0,88; Partito animalista 0,6. 

Salvini: "Ora cambiare passo"

"Siamo il primo partito in Italia, adesso si cambia in Europa", ha detto Matteo Salvini commentando i dati. "In attesa dei risultati definitivi, grazie grazie grazie da tutta la squadra. Grazie Italia useremo bene la vostra fiducia".

Salvini si è presentato in conferenza stampa con in mano il rosario che ha esibito dal palco del comizio di piazza Duomo con gli alleati sovranisti. E nel ringraziare gli elettori per il risultato della Lega, ha baciato il crocifisso.

"Non regoliamo i conti, il lavoro del governo prosegue" ha poi aggiunto il vice premier.

"Una sola parola: Grazie Italia!", aveva commentato Salvini dopo i primi exit poll postando anche una sua foto con un cartello scritto a penna dove si legge "1/o partito in Italia, grazie".

Soddisfatto il Pd

"Siamo molto soddisfatti. La scelta delle lista unitaria è stata una scelta vincente" ha detto il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, al Nazareno. "L'aggressione sovranista alle istituzioni europee è fallita. Dentro il Parlamento europeo c'è un'ampia e solida maggioranza che vuole cambiare l'Europa ma rilanciare il sogno europeo. Questo colloca le forze sovraniste in una posizione di marginalità".

"Dopo 5 anni torniamo a crescere e ora ci sono tre poli, non più solo Lega e 5 Stelle. Un anno fa davano il Pd per finito", sottolinea una fonte autorevole dem analizzando gli exit poll disponibili. "Il Partito democratico c'è, è in campo, è la forza sulla quale costruire l'alternativa", ha detto Andrea Orlando.

Fratoianni: "Dato negativo, si allunga ombra nera su Europa"

Le europee segnano per la sinistra "un Dato negativo, molto al di sotto delle attese. Il 4 per cento era una montagna ma il dato è negativo", ammette il segretario di sinistra italiana Nicola Fratoianni. "Si allunga- dice - un'ombra nera sul paese e sull'Europa. I risultati della lega e di Le Pen in francia mi paiono segnali molto preoccupanti".

L'affluenza in Italia

L'affluenza per il voto europeo si è attestata al 56,09%, un dato inferiore a quello del 2014, quando votò il 58,78% degli aventi diritto. Erano quasi 51 milioni i cittadini chiamati a rinnovare il Parlamento europeo. L'Italia eleggerà 76 eurodeputati: 73 eletti si insedieranno subito mentre i restanti tre potranno farlo quando l'addio del Regno Unito all'Ue sarà giuridicamente effettivo.

In Abruzzo gli elettori al voto erano 1 milione e 200mila e hanno scelto i candidati da eleggere nella circoscrizione Sud di cui la Regione fa parte assieme a Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria. Alla chiusura delle urne, ha votato il 52,61% degli aventi diritto, ben al di sotto della media nazionale e delle consultazioni di cinque anni fa (all'epoca, votò il 64,15%). 

320mila elettori abruzzesi erano chiamati alle urne anche per scegliere tra 232 candidati sindaci e 3.100 aspiranti consiglieri in 99 comuni. Più alta l'affluenza per le amministrative, al 62,88% (alle ultime amministrative aveva votato il 68.75% degli aventi diritto). La media nazionale si è attestata 68,04%.

Il turno di ballottaggio è previsto per domenica 9 giugno ma solo per i tre comuni con popolazione superiore alla soglia dei 15mila abitanti se nessuno dei candidati sindaci ottiene più del 50% dei voti. I tre grandi comuni sono Pescara (117.166 abitanti), Montesilvano (50.413) e Giulianova (23.199).

Affluenza alta in Europa

Nel resto d'Europa, l'affluenza al voto è la più alta negli ultimi venti anni: secondo le stime diffuse dal portavoce del Parlamento europeo, per i 27 Paesi si avvicina al 51%. In Francia alle 17 aveva votato il 43% degli elettori; anche in Danimarca il dato è in aumento del 4% e in Romania del 6%. In Polonia raddoppia passando dal 7 al 14%. In Spagna si conferma l'alta affluenza: alle 18 aveva votato il 48,54% degli aventi diritto, il 14,5% in più rispetto al 34,07% del 2014. Boom in Ungheria, dove alle 15 l'affluenza era pari al 30,52%, già più alta di quella complessiva di cinque anni fa. Anche in Estonia affluenza al 34%, in lieve aumento rispetto al 2014.

Il voto in Europa: i primi exit poll

Tengono le famiglie tradizionali, popolari e socialisti, pur perdendo consensi; non sfondano gli euroscettici che, comunque, crescono. Boom dei verdi. Potremmo raccontare così i primi risultati che giungono dai paesi europei al voto.

Stando all'ultima proiezione del Parlamento europeo, diffusa alle 21:23 e basata sugli exit poll, assegna ai Popolari 180 seggi nel nuovo Parlamento europeo, ai socialisti e democratici 146, ben 69 ai verdi, che nella passata legislatura ne avevano 52 e 109 alla formazione che raggruppa l'Alde (che da sola aveva 62 seggi nel precedente Parlamento) e l'En Marche di Macron. Il gruppo sovranista fondato da Matteo Salvini, l'Europa delle nazioni e della libertà, conquisterebbe 58 seggi, i conservatori e riformisti - a cui aderiscono i Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni - 59. La Sinistra Gue otterrebbe 39 seggi, 54 l'Efdd (il gruppo dei Cinque Stelle e di Farage).

Con questi numeri, l'alleanza tra popolari e socialisti non garantirebbe la maggioranza. Raggiungendo i 329 seggi, ne servirebbero almeno altri 47 che potrebbero arrivare dai liberali dell'Alde.

In Germania, con un'affluenza che ha superato il 60% - il livello più alto dalla riunificazione del Paese nel 1989 - l'unione di centrodestra Cdu/Csu rimane la prima forza politica con il 27,9% dei consensi, ma perde quasi 7 punti percentuali rispetto alle europee del 2014. Per i socialdemocratici della Spd il risultato è molto deludente: il 15,6%. I Verdi sono i veri vincitori, dati tra il 20,8% e il 21,8%, secondo partito subito dopo i popolari. L'Afd, il partito di estrema destra xenofobo, cresce rispetto al voto europeo del 2014 (7,10%), è intorno al 10%, ma perde quasi due punti percentuali in confronto alle elezioni nazionali di due anni fa, quando entrò per la prima volta nel Bundestag, il Parlamento tedesco.

In Spagna i socialisti del premier Pedro Sanchez si apprestano a vincere con un distacco di oltre dieci punti, secondo l'ultimo sondaggio. Il Psoe, in attesa dei primi exit poll, è dato al 28,9% e a 18 seggi, 11 in più rispetto ai popolari, che crollano, come alle politiche di aprile, ottenendo circa il 17,3% dei voti. Il partito di estrema destra, Vox, dovrebbe guadagnare 4-5 seggi con il 6.5% dei voti. L'affluenza è stata quasi del 50%, contro il 34% nel 2014.

In Francia, il Rassemblement National di Marine Le Pen, con il 23,2% dei voti ha superato la lista europeista Renaissance di Emmanuel Macron che è al 21,9%. I socialisti crollano al 7%. Bene anche in Francia il risultato dei Verdi che sono al terzo posto, con il 13% dei voti.

In Croazia, secondo i primi exit poll della televisione di stato, il partito conservatore Hdz, che ha un'agenda pro-Europa, ed è al governo, ha vinto quattro seggi su 12 al Parlamento europeo, leggermente al di sotto dei sondaggi, che gli assegnavano cinque seggi. Il principale partito di opposizione, i socialdemocratici, avrebbe conquistato tre seggi. 

In Grecia, il partito del premier Alexis Tsipras, che ha guidato il Paese attraverso una drammatica crisi economica, esce sconfitto: è dato tra il 26 e il 29% dei consensi, mentre il partito conservatore Nuova democrazia è il primo con una percentuale tra il 32% e il 36% dei voti. L'estrema destra razzista di Alba dorata resta sotto il 6%.

In Ungheria, il partito del premier nazionalista Victor Orban, Fidesz, avrebbe ottenuto il 56% dei voti, secondo quanto riportato dalla televisione di stato. Si stima che i socialisti e la coalizione democratica di sinistra abbiano guadagnato il 10% ciascuno.

In Danimarca, i socialdemocratici, guidati dalla leader Mette Frederiksen, sono in testa con il 22,9%, un risultato migliore di oltre 3 punti percentuali rispetto alle elezioni del 2014 (19,1%). Al secondo posto, i liberali di Venstre, con il 20,5%, in aumento dal 16,7 di cinque anni fa. Crollano invece gli euroscettici del Partito del popolo danese, dato al 13,2% rispetto al 26,6% del 2014. Il Partito socialista danese, di stampo ambientalista, otterrebbe invece il 12,3% dei consensi (+1,3%). L'ala più di sinistra del Paese è data al 9,4% con la Sinistra radicale (+2,9%) e il partito dei Rossi-Verdi al 6,2%. Il Movimento Popolare contro l'Ue otterrebbe il 4,10%, dimezzando il risultato ottenuto cinque anni fa (8,10%).

In Finlandia, secondo gli exit poll, i conservatori del National Coalition Party sono in testa con il 20,9%, seguiti dai socialdemocratici al 16,7 (che perdono così il primato ad appena un mese dalle elezioni politiche), dai Verdi al 14,4 e dal Partito di Centro. Indietro i Veri Finlandesi alleati della Lega di Matteo Salvini, che sono al 13,1%: in calo di 4 punti rispetto alle elezioni politiche di aprile che li avevano consacrati come secondo partito.

In Romania i primi exit poll danno testa a testa il partito socialdemocratico al governo (Psd) e il principale partito di opposizione, il Pnl (Partito nazionale liberale): entrambi si attestano, secondo i primi dati, al 25,8%.

In Austria i popolari dell'Oevp sono in testa con il 34,5%, davanti ai socialdemocratici, che hanno il 23,5% ed al partito di estrema detsra Fpoe, che si ferma intorno al 17,5%.

Ultima modifica il Lunedì, 27 Maggio 2019 14:37

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