Mercoledì, 26 Giugno 2019 12:30

Regione, incontro con i sindacati su riorganizzazione dei Dipartimenti

di 
Regione, incontro con i sindacati su riorganizzazione dei Dipartimenti Fabrizio Bernardini

Si è tenuto ieri l'incontro chiesto a gran voce dalle organizzazioni sindacali con i componenti la Giunta regionale d'Abruzzo al fine di comprendere il progetto di riforma dell'Ente: intorno al tavolo, il presidente della delegazione trattante per la parte pubblica, il direttore del Dipartimento Risorse e organizzazione Fabrizio Bernardini affiancato dalla dirigente Marina Marino e dalla dirigente della Direzione generale Giovanna Andreola.

Il confronto si è reso necessario alla luce della notizia della adozione, da parte della Giunta regionale, di una delibera di riorganizzazione dei Dipartimenti. Ebbene, "si è trattato di una riunione dai toni pacati pur nella diversità delle idee", ha spiegato a newstown il segretario generale regionale della Fp Cgil Paola Puglielli; "abbiamo esternato le nostre perplessità circa il metodo piuttosto che nel merito della riforma. Crediamo, infatti, che l'informazione alla parte sindacale dovesse essere preventiva, per questione di cortesia oltre che per le regole imposte dalle norme. Tuttavia, la parte pubblica ha assicurato che la delibera è un atto ancora aperto, modificabile e, dunque, entro domattina ciascuna organizzazione invierà le proprie osservazioni, sottolineando le criticità riscontrate". 

Si vedrà se l'apertura dell'esecutivo è reale, e se le proposte delle parti sindacali verranno accolte. 

La delibera di Giunta regionale cui si fa riferimento è la 347 del 18 giugno, recante ad oggetto l'atto di riorganizzazione della macrostruttura regionale che fa seguito al provvedimento numero 396 del 10 giugno scorso che ha approvato il disciplinare per il conferimento degli incarichi di funzioni dirigenziali della Giunta regionale, con le linee guida per l'indizione dei bandi; un testo unico di pochi articoli che, nelle intenzioni, dovrebbe superare le incertezze normative evitando il rischio di eventuali ricorsi. Tra i principi di scelta, la precedenza alle professionalità interne. Stando alla tempistica dettata, il primo passaggio sarà l'indizione dei bandi per i nuovi capi dipartimento e per il direttore generale. Si dovrebbe arrivare alle nomine entro la metà di luglio. A quel punto, i direttori saranno convocati per stabilire il nuovo organigramma e la riorganizzione di ciascun Dipartimento, con la rinnovata articolazione in servizi ed uffici e la specifica delle attività da compiere. 

A sfogliare la delibera di Giunta, si evince come siano previsti meno dipartimenti e, di conseguenza, meno dirigenti: sotto la presidenza della Giunta starà l'avvocatura, oltre al gabinetto, l'Audit e l'anticorruzione; il direttore generale coordinerà, invece, 8 Dipartimenti

  • presidenza;
  • risorse;
  • territorio e ambiente;
  • agricoltura;
  • infrastrutture e trasporti;
  • sanità;
  • lavoro e sociale;
  • turismo e sviluppo.

Ci si muove, insomma, nel solco tracciato dalla passata amministrazione, con una delibera dell'agosto 2018 che prevedenva la riduzione dell'organigramma delle postazioni dirigenziali da 95 ad 80, accorpando gli uffici e riducendo le direzioni. 

Una volta definito il numero di uffici e di postazioni dirigenziali, si potrà procedere a indire il bando, e la speranza è di chiudere la partita entro la fine di agosto.

"Sorvolando per il momento sugli aspetti più tecnici - ha chiarito Paola Puglielli - non ci convince affatto la nuova ripartizione dei dipartimenti che, per esempio, separano la salute dal welfare; con l'integrazione socio-sanitaria ancora da completare, si dovrebbe andare in tutt'altra direzione. Contestiamo, inoltre, il ridimensionamento della figura del direttore generale, non più giustificabile stante lo svuotamento della posizione. E poi, chiediamo una tempistica giustificata, e cioé che non si proceda ad attuare una riorganizzazione ogni mese come accadeva in passato. Inoltre, ci saremmo aspettati che fosse stata scritta prima la legge che sta alla base della riorganizzazione e poi gli atti regolamentari. Sta di fatto che soltanto una volta nominati i direttori si entrerà nella discussione sindacale su come saranno organizzati i dipartimenti, sui settori e sui servizi".

I sindacati hanno chiesto alla parte pubblica, altresì, la convocazione dell’Organismo paritetico dell’innovazione, organo deputato - ai sensi del combinato disposto dell’art. 5, comma 2, d.lgs. 165/2001 e dell’art. 6, comma 3, lett. b) - a discutere i progetti di riforma dell’Ente. Le organizzazioni avevano già in precedenza chiesto la convocazione dell'Organismo, provvedendo ad indicare i componenti di parte sindacale, ma non hanno ottenuto, ormai a distanza di mesi, alcun riscontro. "A margine della riunione di ieri, la parte pubblica si è impegnata a convocare l'Organismo in tempi brevi", ha svelato Puglielli; staremo a vedere. "Vorrei fosse chiaro che, da parte nostra, non c'è alcuna preclusione di natura ideologica, e lo abbiamo dimostrato negli anni passati: vorremmo, però, entrare nel merito delle decisioni".

Così, Paola Puglielli ha inteso, evidentemente, apporre una distanza tra la discussione in corso e il ricorso per condotta antisindacale presentato dalla Funzione pubblica della Cgil avverso il presidente della Giunta Marco Marsilio e il direttore Fabrizio Bernardini, colpevoli, a dire del sindacato, di aver modificato a posteriori un accordo già sottoscritto aumentando la retribuzione di risultato dei dipendenti regionali, "calpestando le norme del contratto collettivo nazionale di lavoro, e le più elementari regole della contrattazione tra ente e rappresentanti dei lavoratori".

In sostanza, nel ricorso si chiede di annullare la delibera 210 del 23 aprile scorso, ad oggetto i "Criteri per il conferimento, la revoca e la gradazione delle posizioni organizzative", approvata a valle di un accordo sindacale che, tuttavia, sarebbe stato stravolto a posteriori e proprio da Bernardini.

Il 14 marzo scorso, denuncia la Cgil, i sindacati sono stati convocati per un confronto sui "criteri generali relativi ai sistemi di incentivazione"; nel corso della riunione, "si è svolta un'articolata discussione e sono state concordate le modifiche" che, il 21 marzo, hanno portato alla chiusura dell'accordo. Tuttavia, Bernardini avrebbe apportato delle modifiche all'accordo raggiunto. Una "condotta gravissima", considerato che il contratto collettivo nazionale stabilisce che "il confronto è la modalità attraverso la quale si instaura un dialogo approfondito sulle materie rimesse a livello di relazione, al fine di consentire ai soggetti sindacali di esprimere valutazioni esaustive e di partecipare costruttivamente alla definizione delle misure che l'ente intende adottare".

Per la Cgil sono pertanto illegittime le "modifiche apportate unilateralmente dal dottor Bernardini, azzerando di fatto le risultanze di un precedente iter procedurale condiviso da più parti"; come non bastasse, la modifica è stata "irritualmente comunicata alle sigle sindacali fuori tempo massimo e 'fra le righe', insieme ad un altro argomento". Non è solo una questione di forma, ma di sostanza. Nel ricorso è chiarito come le modifiche siano rilevanti, a partire dallo spostamento temporale dal 2017 al 2018 del numero delle posizioni organizzative da assegnare, oltre all'inserimento di "differenti previsioni circa le modalità e il numero delle candidature". Inoltre, "è stato elevato dal 15% al 20% l'ammontare della retribuzione di risultato annua in rapporto alle retribuzioni di posizione, materia di contrattazione e su cui non è stata consegnata alcuna preventiva relazione illustrativa circa i previsti effetti economici". Addirittura, l'affondo della Cgil, si violerebbe così l'articolo 14 del contratto nazionale decentrato in cui si prevede espressamente che "la quota complessiva annualmente destinata al risultato è pari al 15% delle risorse complessivamente finalizzata alla erogazione della retribuzione di posizione è di risultato", non il 20% "arrotondato" da Bernardini. 

Intanto, si fanno di giorno in giorno più insistenti le voci che vorrebbero la nomina di Barbara Morgante, 56 anni, già top manager di Trenitalia, sulla poltrona di direttore generale che, al momento, è ancora occupata da Vincenzo Rivera; il governatore Marsilio starebbe tentando di vincere le resistenze della Morgante, molto legata all'Abruzzo. In alternativa, si è fatto il nome proprio di Fabrizio Bernardini, che ha preso le distanze dal centrosinistra: sul suo nome, però, potrebbe scattare il veto della Lega.

 

 

Ultima modifica il Mercoledì, 26 Giugno 2019 14:29

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