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Domenica, 25 Agosto 2019 21:12

Governo, la settimana più lunga: M5S e Pd ad un passo dalla rottura

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Inizia la settimana più lunga per la politica italiana. 

Domani il Capo dello Stato avvierà il secondo giro di consultazioni e, come ha ribadito nel discorso al Paese di giovedì scorso, se non si dovesse addivenire ad un accordo tra le forze politiche per trovare una maggioranza parlamentare, scioglierà le Camere. Una ipotesi, quella del voto anticipato, che sta prendendo di nuovo corpo in queste ore: M5S e Pd, infatti, sono ad un passo dalla rottura sulla formazione di un governo di legislatura. 

Il segretario dem, Nicola Zingaretti, ha ribadito il suo 'no' ad un Conte bis: "L'Italia non capirebbe un rimpastone, il mandato della segreteria è per un governo di discontinuità e discontinuità è anche cambio di persone" ha spiegato, pur non sbattendo la porta in faccia ai pentastellati: "Non crediamo nella formula del contratto, bisogna costruire un programma utile. Incontriamoci subito e parliamo sui contenuti, senza veti e ultimatum".

Gelida la risposta del Movimento: "Per noi la soluzione è Conte, il taglio dei parlamentari e la convergenza sugli altri 9 punti posti dal vicepremier Luigi Di Maio" si legge in una nota diffusa ieri, in serata. "Non si può aspettare altro tempo su cose semplicemente di buon senso. E' assurdo. L'Italia non può aspettare il Pd". Poco prima, Di Maio aveva seccamente smentito le voci che parlavano di una proposta a Zingaretti per tenere Conte a Palazzo Chigi in cambio dei ministeri chiave ai democratici. D'altra parte, il fondatore del Movimento, Beppe Grillo, in un post pubblicato in mattinata sul suo blog, aveva usato parole piuttosto chiare: "con grande piacere il Professor Giuseppe Conte: lo abbiamo visto attraversare una foresta di dubbi e preoccupazioni maldestre, faziose e manierate, che ha saputo superare grazie a dei requisiti fondamentali per la carica che è destinato a ricoprire: la tenuta psicologica e l'eleganza nei modi... Così scrivevo a proposito del nostro Presidente del Consiglio, a maggio del 2018 e questo è il mio pensiero a distanza di un anno".

Scartata, almeno per il momento, l'ipotesi Roberto Fico, il nome sul tavolo resta dunque quello del premier che sabato, dal G7 in Francia, aveva definitivamente chiuso le porte alla Lega.

Molto critico nei confronti dell'ipotesi Conte bis Fabrizio Barca: "Un Presidente del Consiglio è responsabile di ogni atto legislativo del proprio Governo. Se, demonizzando Salvini si forma un governo diretto dallo stesso presidente che ha abbracciato ieri le sue norme, si cade nel grottesco, si insultano i cittadini e si mortificano le istituzioni". Aggiungendo: "E su Conte candidato a Presidente del Consiglio che passa dal forno 1 al 2 fatemela dire tutta: se anche un solo deputato del PD fosse pronto a votarlo per comprare il tempo per costruire l'uscita dal PD stesso saremmo anche in presenza di una vergogna". Un chiaro riferimento ai 'renziani' che continuano ad esercitare pressioni su Zingaretti: "Accetti la sfida del M5S, via libera a Conte per formare un esecutivo di svolta sui contenuti e sulla compagine ministeriale; il segretario si ricordi che è ancora possibile un governo con Salvini reinsediato al Viminale", hanno fatto trapelare i parlamentari legati all'ex Presidente del Consiglio; "per questo il Pd deve mantenere la barra dritta, e lavorare ad una alleanza riformatrice, anche con Conte premier". 

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