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Domenica, 29 Settembre 2019 10:10

Regione, scoppia il 'caso' Fioretti: la Lega è una polveriera

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E' una polveriera la Lega in Abruzzo.

Dopo la lunga 'battaglia' imposta in Consiglio regionale, e persa con malcelato malumore dei vertici regionali del partito, per fare in modo che la Regione fosse tra le prime cinque ad esprimersi in sostegno alla richiesta di referendum per la riforma della legge elettorale in senso maggioritario, così come voluta dal leader del Carroccio Matteo Salvini - il voto favorevole è arrivato, ma in ritardo: l'Abruzzo è arrivato dopo altre 5 regioni italiane - in seno alla Lega è scoppiato il caso Fioretti. 

Piero Fioretti, assessore 'tecnico' con delega al lavoro fortemente voluto dal segretario regionale Giuseppe Bellachioma, è finito nell'occhio del ciclone per la nomina della moglie, l'avvocato Caterina Longo, in seno alla Commissione per le adozioni internazionali. Longo è un nome noto sui tavoli della politica regionale: candidata in Senato alle politiche del 4 marzo del 2018, già collaboratrice politica dell’ex assessore regionale del Pdl Gianfranco Giuliante, ora dirigente della Lega e presidente dell’azienda pubblica di trasposto Tua, era stata candidata anche alle Regionali del 2014 con il centro guidato dall’ex presidente Gianni Chiodi, nella lista di Forza Italia.

Una nomina che, sostengono i maligni, è stata voluta dal presidente Marco Marsilio che, da tempo, sta cercando di portare dalla sua parte esponenti leghisti per uscire dal controllo soffocante del movimento che esprime 10 consiglieri regionali e 4 assessori; una nomina che non è stata condivisa con Bellachioma, andato su tutte le furie stante anche i rapporti oramai deteriorati con Fioretti. "E' una nomina decisa in ambito Conferenza delle Regioni in una rosa di proposte per la sua competenza tecnico-politica. Un incarico, tra l'altro, non retribuito: né con indennità né con rimborsi", hanno provato a smontare il caso fonti vicine all'assessore Fioretti. 

Tuttavia, Bellachioma è andato giù duro: "Il segretario del partito non ne sapeva nulla, la nomina non è stata certo gradita; sono io il primo a non fare mai queste cose che coinvolgono l’aspetto personale. Ora serve una verifica con l’assessore, poi il partito prenderà una decisione". Fioretti "deve fare le sue valutazioni", ha aggiunto Bellachioma indicando le responsabilità del governatore: "Il presidente ne era consapevole, lui dice di no, io dico di sì".

Insomma, le ripercussioni potrebbero essere pesanti: d'altra parte, Bellachioma - incassata pure la 'sconfitta' sul referendum - è nel mirino di diverse fazioni della Lega che fanno capo al deputato Luigi D'Eramo, vice segretario regionale e responsabile Enti locali, con cui i rapporti sono logori da tempo; in altre parole, la vicenda Fioretti potrebbe minare ulteriormente la posizione del segretario regionale, e così si spiega la presa di posizione durissima. 

Pungente il Pd che tenta di infilarsi nelle crepe: "Mentre i problemi di un’intera Regione per tre giorni si arenavano a causa dei diktat di Salvini, il governatore Marco Marsilio è tornato a Roma per partecipare con l’assessore Piero Fioretti ad una Conferenza Unificata destinata a evidenziare di nuovo le priorità di questa maggioranza: ritenevamo la partecipazione fosse legata a temi importanti – l'affondo dei democratici – ma stando a quanto comunica lo stesso esecutivo, per vie ufficiale, il risultato più importante ottenuto in quel consesso è stato la nomina, in rappresentanza della Regione Abruzzo, della dott.ssa Mirca di Pietro in seno all’Assemblea dell’Osservatorio nazionale sulla famiglia e dell’avvocato Caterina Longo in seno alla Commissione per le adozioni internazionali. L’occasione è inoltre servita a designare il Vice Presidente del Consiglio regionale Roberto Santangelo quale componente supplente del Congresso dei Poteri Locali e Regionali d’Europa". Dunque, la stoccata: "Non discutiamo lo spessore delle persone nominate, ma chissà se, oltre a presenziare in aula e intimare ai suoi di 'votate e zitti', il leader regionale della Lega sapeva di ciò che erano andati a fare a Roma il Presidente e uno degli uomini da lui fortemente voluti nell’esecutivo, per il quale ha lasciato al palo i due eletti del teramano Quaresimale e Di Matteo".

Più chiaro di così. 

 

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