Giovedì, 07 Novembre 2019 13:03

Piano di dimensionamento scolastico, la maggioranza di centrodestra tira dritto

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Sul piano di dimensionamento della rete scolastica del Comune dell'Aquila, la maggioranza di centrodestra ha deciso di tirare dritto: stamane, in Commissione Politiche sociali, è stata bocciata la proposta avanzata dal consigliere Angelo Mancini, sostenuta dalle forze di opposizione, di sospendere per un anno l'efficacia della delibera istruita dall'assessore Francesco Cristiano Bignotti che prevede, in sostanza, la verticalizzazione di tutto il primo ciclo di istruzione attraverso l’aggregazione della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado in sei Istituti Comprensivi con la soppressione delle Direzioni didattiche e delle scuole secondarie di primo grado non aggregate.

Eppure, le forze sindacali e i dirigenti scolastici - a nome dei Consigli di Istituto - auditi in Commissione hanno ribadito la loro contrarietà al piano annunciato.

Non è bastato: la maggioranza si è mostrata compatta, respingendo l'appello ad un ripensamento; a questo punto, il 15 novembre prossimo, in Regione, si terrà il tavolo tecnico conclusivo per il via libera definitivo al provvedimento che entrerà in vigore dal prossimo anno scolastico. 

Che cosa cambierà, dunque, da settembre 2020? Il primo ciclo di istruzione verrà verticalizzato in sei Istituti comprensivi, ciascuno con il suo preside, che, per il momento, prenderanno il nome della scuola media di riferimento (una per ogni Istituto).

Si parte dall’Istituto Scuola Media Patini, geograficamente identificato nell’area da Arischia a Pettino, che ingloberà:

  • l’infanzia di Coppito (50 alunni);
  • l’infanzia di Pettino (197 alunni);
  • l’infanzia di Cansatessa (35 alunni);
  • l’infanzia Giulio Beccia di Arischia (12 alunni);
  • la primaria Buccio di Ranallo di Coppito (107 alunni);
  • la primaria di Arischia (18 alunni);
  • la primaria Mariele Ventre di Pettino (459 alunni);
  • la scuola secondaria di primo grado Patini (331 alunni).

Indicativamente, l’Istituto avrà 1.209 alunni.

L’Istituto Scuola Media Mazzini sarà territorialmente definito dai quartieri di Pile, Santa Barbara, San Sisto; ingloberà:

  • l’infanzia di Pile (24 alunni);
  • l’infanzia I° maggio di Pile (45 alunni);
  • l’infanzia di Santa Barbara (44 alunni);
  • l’infanzia di San Sisto (49 alunni);
  • l’infanzia Giovanni XXIII (28 alunni);
  • la primaria di viale Giovanni XXIII (110 alunni);
  • la primaria di Pile (271 alunni);
  • la primaria S. Barbara e S. Sisto (136 alunni);
  • la scuola secondaria di primo grado Mazzini (447 alunni).

In totale, gli studenti saranno 1.154.

L’Istituto comprensivo scuola media di Sassa sarà di riferimento per la zona di Sassa, Preturo, Bagno e Roio. Ingloberà:

  • la scuola dell’infanzia Pagliare di Sassa (20 alunni);
  • l’infanzia di Preturo (51 alunni);
  • l’infanzia di Roio Poggio (45 alunni);
  • l’infanzia di Sassa Scalo (38 alunni);
  • l’infanzia San Benedetto di Bagno (20 alunni);
  • l’infanzia di Pianola (43 alunni);
  • la primaria di Preturo (13 alunni);
  • la primaria di Sassa (200 alunni);
  • la primaria di Pianola (92 alunni);
  • la primaria di Roio (69 alunni);
  • la scuola media di Sassa (130 alunni).

Indicativamente, gli studenti dovrebbero essere 721.

E ancora: l’Istituto Carducci, quello del centro storico per intenderci, ingloberà:

  • l’infanzia Carlo Collodi di Vallepretara (28 alunni);
  • la scuola dell’infanzia di San Bernardino (138 alunni);
  • la primaria Celestino V di Vallepretara (75 alunni);
  • la primaria De Amicis (393 alunni);
  • la scuola media Carducci (277 alunni).

Il totale è di 911 studenti.

L’Istituto scuola media Dante Alighieri abbraccerà i quartieri del Torrione e di San Francesco. Ingloberà:

  • l’infanzia via Capo della Croce (43 alunni);
  • l’infanzia Carla Mastropietro (53 alunni);
  • l’infanzia Colle Capocroce (92 alunni);
  • l’infanzia Gianni Di Genova (27 alunni);
  • la primaria Gianni Di Genova di Colle San Giacomo (52 alunni);
  • la primaria Torrione/San Francesco (283 alunni);
  • la scuola media Dante Alighieri (486 alunni).

Indicativamente, gli studenti dovrebbero essere 1.036.

Infine, l’Istituto scuola media Paganica che coprirà la zona di Bazzano, Paganica, Tempera, Gignano e Torretta. Ingloberà:

  • l’infanzia L’albero dai mille colori di Paganica (96 alunni);
  • l’infanzia di Tempera (25 alunni);
  • l’infanzia La scatola delle esperienze di Bazzano (109 alunni);
  • l’infanzia Arcobaleno di Gignano (49 alunni);
  • la primaria della Torretta (220 alunni);
  • la primaria di Paganica (324 alunni);
  • la scuola media Dante Alighieri (187 alunni).

Si prevede un totale di 1.010 studenti.

Ai sei Istituti comprensivi va aggiunto il Cipia, il centro d’istruzione provinciale per adulti, equiparato, di fatto, ad una scuola media e che conta oltre 1000 iscritti, adulti che non hanno ottenuto l’attestato di scuola media, cittadini di origine straniera che seguono corsi di italiano e così altri studenti interessati a corsi di inglese o di informatica.

In Commissione, l'assessore Francesco Cristiano Bignotti ha rivendicato il lungo lavoro di concertazione svolto dal tavolo tecnico sottolineando come, in questi mesi, nessuna proposta alternativa sia pervenuta all'assessorato, neanche quando il 20 marzo scorso è stata convidisa con i partecipanti al tavolo - composto da presidi, sindacati della scuola, referenti di Provincia, Ufficio scolastico regionale e Comune dell’Aquila, oltre ad un rappresentante delle scuole superiori individuato nella preside del Convitto nazionale ‘D. Cotugno’, Serenella Ottaviano - l'idea di dimensionamento, con tanto di file excel editabile.

Evidentemente, il lavoro svolto non ha dato i risultati sperati e, oggi, sarebbe inutile andare ad individuare le responsabilità di una concertazione, di fatto, mancata. Tuttavia, tirare dritto col mondo della scuola in subbuglio - sebbene l'Ufficio scolastico regionale, stamane, per voce del dirigente Massimiliano Nardocci abbia evidenziato la bontà del provvedimento - è parsa davvero una forzatura. 

In queste settimane, le proteste partite dal Rodari che ha formalizzato la propria contrarietà in assemblea sono montate fino a coinvolgere larga parte del mondo scolastico cittadino; il 21 ottobre scorso, a valle dell'assemblea convocata dai sindacati – Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals – e partecipata non solo dagli insegnanti e dai dirigenti di diversi istituti ma anche dai genitori, era stato approvato all'unanimità un documento per chiedere al Comune di sospendere, almeno per un anno, l'efficacia e l'applicazione della delibera e, comunque, di non darle attuazione fino a quando non fosse partita la ricostruzione fisica delle scuole che, com'è noto, salvo poche eccezzioni, è ancora ferma.

A valle dell'assemblea, è stata avviata una raccolta firme - ne sono state già raccolte oltre 700 - per chiedere, appunto, che fosse sospesa "con effetto immediato la deliberazione di Giunta e l’intero iter procedurale, per sostenerne uno efficace, ragionato e partecipato" che coinvolgesse fattivamente "tutto il personale scolastico nelle sedi decisionali tramite propri rappresentanti" e che tenesse conto "delle esigenze delle famiglie, degli studenti, delle studentesse e delle varie parti sociali e culturali dei territori". La richiesta è stata formalizzata con una lettera inviata, oltre che all'assessore Bignotti, al sindaco dell'Aquila Pierluigi Biondi, al presidente della Repubbica Sergio Mattarella, al Ministro dell'Istruzione Lorenzo Fioramonti, al presidente della provincia Angelo Caruso e al governatore Marco Marsilio.

Il piano, è stato messo nero su bianco nella lettera, "penalizza il territorio, già fortemente deprivato e disgregato a causa del sisma del 2009, la cui popolazione, dislocata ancora perifericamente, trova nei plessi scolastici più centrali il luogo privilegiato per tessere legami, per recuperare senso di appartenenza alla propria città e generare motivazione per tornare a viverla, offrendo anche i propri locali e spazi alle agenzie sociali presenti nei contesti di riferimento". Non solo: "precorre un’azione che va eseguita al termine o quantomeno in uno stato di avanzamento dei lavori di ricostruzione degli edifici scolastici, senza attenderne il loro fattivo ricollocamento e senza tener conto della mobilità demografica ancora in fieri, affidandosi a proiezioni che hanno un largo margine di errore; genera preoccupazione nelle famiglie perché scardina punti di riferimento ormai riconosciuti e consolidati nel tempo, come la continuità educativa, didattica e metodologica garantita da un organico stabile che invece sarà messo inevitabilmente in discussione; pregiudica la continuità relazionale e renderà obsoleti i documenti didattici pluriennali (PTOF; RAV; PDM; PON; OPCM; PAI; Piani di dipartimenti; Curricoli verticali e orizzontali) elaborati tenendo conto delle realtà, delle specificità e delle risorse dei vari territori, nell’ottica dell’unitarietà dei saperi e nel rispetto del processo formativo".

Si è contestato, altresì, come il piano metta in discussione "le realtà territoriali dove la scuola ha svolto un ruolo fondamentale nella ricostruzione del tessuto sociale post sisma, diventando punto di riferimento per le famiglie che ne hanno apprezzato e riconosciuto le scelte didattiche, metodologiche e pedagogiche". Inoltre, "non tiene conto del necessario coinvolgimento dei 'portatori di interesse' che subiranno una decisione presa dall’alto e non partecipata", si è aggiunto: studenti e studentesse, famiglie, docenti, personale scolastico tutto, coloro che, a vario titolo, hanno contribuito a configurare le scuole dell’attuale assetto quale luogo privilegiato dell’aggregazione, dell’incontro, della costruzione dell’identità personale, della crescita individuale e collettiva, della maturazione del senso di appartenenza, concorrendo, ognuno con la propria specificità, a creare coesione, spirito di cooperazione e interazione, presupposti fondamentali per un progetto educativo basato sulla condivisione e la corresponsabilità".

Le ragioni del mondo della scuola, però, non hanno convinto la maggioranza di centrodestra che non ha ritenuto di dover fare passi indietro.

Resta il provvedimento che porterà profondi cambiamenti nel tessuto vivo della scuola sebbene la situazione sia assolutamente precaria, a dieci anni dal terremoto; si sono chiesti i consiglieri di opposizione, e in particolare Angelo Mancini: come si può approvare un piano di dimensionamento dell'edilizia scolastica se, ad oggi, non conosciamo ancora gli indici di vulnerabilità della maggior parte degli edifici? Vanno conclusi i lotti 4-5-6-7, consapevoli che, a valle dei primi tre, alcune scuole sono già state chiuse, avendo un indice pari a 0 (Arischia, Preturo e Cansatessa che, in realtà, era già chusa). E ancora: come è possibile che il piano di dimensionamento e il piano d'assetto dell'edilizia scolastica, quello che indica come e dove verranno ricostruiti gli edifici che ospiteranno le scuole, ritirato nei giorni scorsi dal vice sindaco Raffaele Daniele proprio per avviare una più profonda concertazione, non dialoghino tra di loro? E’ una sorta di circolo vizioso: non si possono ricostruire gli edifici scolastici senza prima aver disegnato, anche in base ai cambiamenti (demografici, urbanistici, sociali) subiti dalla città dopo il terremoto, la nuova rete scolastica; ma la riorganizzazione di quest’ultima non può prescindere dalla ricostruzione materiale del patrimonio edilizio, che a sua volta non può fare a meno della pianificazione urbanistica.

Per fare soltanto un esempio: il piano d'assetto, poi ritirato, prevedeva il trasferimento della Carducci nella caserma Rossi, a fianco di un’altra scuola media, la Dante Alighieri, che però, in base al provvedimento sul dimensionamento, farà parte di un differente istituto comprensivo (oggi sono nello stesso, ndc). Per non parlare del fatto che il Rodari si ritroverebbe con 300 alunni di meno rispetto ai mille attuali o della mancata previsione della presenza di un compensivo nel centro storico.

Tra l'altro, i due piani - di dimensionamento e di assetto - dovrebbero incastrarsi anche con il Prg e il Pums ma anche questo non è stato fatto. 

Non bastasse, il dimensionamento è stato costruito sui numeri del presente e non su una previsione del futuro, di come cambierà la città, di come si assesterà urbanisticamente: è evidente che la peculiare situazione aquilana è destinata a mutare con il concludersi della ricostruzione. Bignotti in Commissione ha ribadito che il piano, in futuro, potrà essere cambiato, se necessario: tuttavia, ogni piano di dimensionamento comporta un lavoro enorme da parte di insegnanti e dirigenti in termini di progettualità didattica e di costruzione di reti e rapporti con i genitori.

In questo momento, forse, ci sarebbe stato bisogno di una maggiore stabilità: d'altra parte, non c'erano motivi stringenti che obbligavano la Giunta a procedere col piano e, comunque, le funzioni resteranno sei, come allo stato attuale. Si è voluto fare diversamente, sarà il tempo a dire se la maggioranza ha avuto ragione oppure no. 

Ultima modifica il Giovedì, 07 Novembre 2019 18:59

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