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Lunedì, 11 Novembre 2019 23:17

Ama, il punto di non ritorno: ricapitalizzazione da 1.3 milioni o liquidazione. Tagli per 800 mila euro alla retribuzione dei lavoratori

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Ama, siamo arrivati al punto di non ritorno; se il Consiglio comunale, convocato per venerdì 15 novembre, non approverà la delibera di ricapitalizzazione da 1 milione e 300 mila euro, con l’annesso piano di risanamento, la società partecipata verrà posta in liquidazione, con lo spettro della privatizzazione del servizio.

“Il collegio sindacale è in serie difficoltà sugli adempimenti di legge: se l’azienda non viene ricapitalizzata, la società deve essere posta in liquidazione”, ha chiarito in Commissione bilancio la presidente del collegio Giuseppina Zanchiello; “non possiamo fare diversamente. L’azienda non ha più risorse, è completamente compromessa la continuità aziendale già da due anni, e lo abbiamo evidenziato nelle nostre relazioni. Ci sono stati tentativi estemporanei che, però, non possono più essere esercitati. Serve un piano di risanamento ed è quello che ci ha illustrato l’amministratore unico: prevede dei sacrifici per i lavoratori, è vero, ma l’alternativa è la liquidazione della società. E la liquidazione è imminente”, ha tenuto a ribadire Zanchiello.

Il punto di non ritorno, appunto.

Con i soldi dei cittadini, il Comune dell’Aquila garantirà 1 milione e 300 mila euro per salvare l’azienda partecipata del trasporto pubblico, a fronte dell’azzeramento - già comunicato ai sindacati - della contrattazione di secondo livello, a partire dal 1° gennaio 2020: significa un taglio draconiano di 800 mila euro sulle retribuzioni dei 130 lavoratori che, in media, vedranno ridursi lo stipendio di almeno 300 euro al mese.

E’ ciò che prevede la delibera portata in Giunta dall’assessora alle partecipate Fausta Bergamotto, che ha ereditato la difficile vertenza poco meno di 8 mesi fa, condivisa con l’amministratore unico di Ama Gianmarco Berardi e che dovrà essere approvata dal Consiglio comunale il prossimo venerdì; un provvedimento contestato dall’assessora alla mobilità Carla Mannetti, che ha gestito la vicenda Ama sin dall’insediamento della maggioranza di centrodestra nel luglio 2017, ancora convinta si potesse evitare di incidere così profondamente sulla contrattazione di secondo livello.

L’assessora Mannetti, e con lei il sindaco della città Pierluigi Biondi, sin dalla campagna elettorale e fino a qualche settimana fa, hanno preso degli impegni con i lavoratori che, di fatto, non potranno rispettare. D’altra parte, sebbene la crisi di Ama abbia radici lontane e chiami in causa anche la passata Giunta comunale, Mannetti e Biondi non hanno saputo dare una soluzione alle criticità della società partecipata che, anzi, negli ultimi 24 mesi si sono inevitabilmente incancrenite.

La Commissione bilancia riunita nel pomeriggio dal presidente Luigi Di Luzio lo ha reso evidente; la Giunta comunale si è presentata spaccata, da una parte l’assessora Bergamotto dall’altra l’assessora Mannetti, che ha pure polemizzato aspramente con la dirigente del settore partecipate Ilda Coluzzi e che è stata messa alle strette dai consiglieri di opposizione e così da quelli di maggioranza.

Tutti contro tutti: a pagare i lavoratori, presenti numerosi in Commissione, che non hanno mancato di far sentire la loro voce in un clima di altissima tensione.

Ma andiamo con ordine.

Ama, società tecnicamente fallita

Ama ha chiuso in rosso gli ultimi tre esercizi – 2016, 2017 e 2018 – accumulando perdite per 2 milioni di euro e ha eroso praticamente tutto il proprio capitale sociale. Tra i motivi della profonda crisi dell'azienda, certo, la decisione della Regione di sospendere, nel 2016, il fondo per il pagamento degli adeguamenti contrattuali del personale, circa 900mila euro annui; tuttavia, ci sono ragioni strutturali alla base delle perdite patite dalla partecipata, che hanno radici più profonde nel tempo e si devono, sostanzialmente, ai mancati investimenti negli anni in tecnologia e nuove vetture.

Ad ottobre 2018, il Comune dell’Aquila ha messo una prima pezza, trasferendo 900mila euro a valere sul bilancio 2018 dell'azienda, con una procedura piuttosto ‘forzata’, a copertura del mancato trasferimento della Regione.

Non è bastato, anzi.

Alla fine del settembre scorso, il Consiglio comunale ha dato il via libera all’addendum contrattuale al contratto di servizio: di fatto, con la predisposizione del costo standard di servizio – fissato in 2,17 euro a chilometro – e del Piano economico finanziario annesso, il contratto di servizio è stato integrato per 1 milione e 200 mila euro l’anno, di qui alla scadenza fissata nel 2027, passando da 6.5 milioni a 7.7 milioni (iva compresa). Per il 2019, il milione e 200 mila euro è stato riconosciuto con una variazione al bilancio: tuttavia, non è stato sufficiente per riportare i conti in ordine. Sebbene l’Ente si sia impegnato per 2 milione e 100 mila euro in circa 6 mesi, l’azienda chiuderà il bilancio 2019 ancora in passivo.

A fare i conti è stato l’amministratore unico Berardi: “Ama è una spa con capitale sociale da 57.230 azioni che corrispondono ad un capitale nominale di poco più di 2milioni 955 mila euro; già al 31 dicembre 2015, il capitale sociale riportato nel patrimonio netto risultava però ridotto a 2milioni e 700 mila, l’anno dopo a 2 milioni 493; al 31 dicembre 2017 era sceso a 717 mila euro, al 31 dicembre 2018 a 133 mila e 790 euro”, ha ricostruito Berardi. “Vuol dire che stavamo poco sopra il minimo legale, ma con le perdite medie annue che si attestano a 120 mila euro è evidente come la situazione fosse drammatica. Tanto è vero che la realtà aggiornata al 30 settembre riporta un patrimonio netto di - 633 mila euro. Col milione e 300 mila euro della ricapitalizzazione, il capitale netto tornerà ad essere positivo: + 693 mila euro. Tuttavia, nel quarto trimestre 2019 ci saranno ulteriori perdite per 120 mila euro al mese: stante le cose, alla fine dell’anno il patrimonio netto dovrebbe ammontare, dunque, a 474 mila euro, in linea con le richieste minime dell’albo Ren, quello in cui debbono essere iscritte le aziende di trasporto per eseguire il servizio; il parametro non è casuale: viene calcolato in base al numero di automezzi che la società utilizza per svolgere le sue funzioni”.

Ora, la legge impone di risanare la società entro 3 anni: tuttavia, Ama dovrà tornare in pareggio già nel 2020, non potendo scendere al di sotto dei 474 mila euro di patrimonio netto. Ciò significa che il taglio draconiano di 800 mila euro alla contrattazione di secondo livello dei dipendenti, stante le perdite patite dall’azienda e il piano di risanamento annesso alla ricapitalizzazione che dispiegherà i suoi effetti, ci si augura, nel tempo, non è rinviabile: “un piano più morbido – ha ribadito Berardi – avrebbe richiesto una ricapitalizzazione ben più onerosa per le casse comunali”.

A farla breve: se la ricapitalizzazione dovesse passare, e passerà, il Comune dell’Aquila, in 13 mesi, con i soldi dei contribuenti avrà messo sul piatto per Ama 3 milioni e 400 mila euro. Non basterà: servirà anche il sacrificio dei lavoratori per salvare l’azienda, per ulteriori 800 milioni.

Ma c’è dell’altro.

Due piani di risamento in due mesi

Il piano di risanamento annesso alla ricapitalizzazione è diverso dal piano presentato contestualmente all’addendum al contratto di servizio approvato meno di due mesi fa. In sostanza, nel primo era previsto un taglio alla contrattazione di secondo livello di 450 mila euro, che avrebbe permesso di ricontrattarla entro la fine dell’anno: il secondo, invece, presentato con la delibera di ricapitalizzazione, prevede tagli per 800 mila euro che, di fatto, rendono impossibile una ricontrattazione. E’ ciò che hanno denunciato in Commissione i sindacati e i lavoratori.

“E’ vero, può sembrare che si sia fatta confusione sulla vicenda”, ha riconosciuto l’assessora Bergamotto. Che ha spiegato: “l’attività relativa al calcolo del costo standard ai fini dell’addendum al contratto di servizio è stato fatto da un gruppo di lavoro costituito dall’amministrazione con una consulenza esterna; è stato calcolato, in sostanza, sulla base di un piano economico finanziario simulato consegnato al Comune i primi giorni di luglio: la Giunta ne ha preso atto e, successivamente, ha approntato una variazione di bilancio. L’amministratore, col fiato sul collo - la società aveva eroso completamente il capitale sociale e c’era da provvedere senza indugio alla ricapitalizzazione - si è affrettato a istruire un piano di ristrutturazione calato proprio sulla variazione di bilancio da 1 milione e 200 mila euro; dunque, l’addendum è stato approvato il 30 settembre sulla base di quel piano”.

Bergamotto sottolinea come si sia sbagliato a non approntare contestualmente i due provvedimenti, l’addendum e la ricapitalizzazione: “fatto l’addendum, comunque, ci siamo immediatamente attivati per la ricapitalizzazione. Berardi ci ha comunicato che erano cambiati alcuni presupposti in quelli che erano i calcoli inseriti all’interno del piano di ristrutturazione: è per questo che abbiamo richiesto di riformularlo; la ricapitalizzazione non è affatto un provvedimento scontato, un'amministrazione che si fa carico di assumere i costi negativi di una partecipata deve renderne conto puntualmente, specificando le perdite e, così, l’interesse pubblico perseguito tenendo conto della valutazione sulla convenienza di mantenere il servizio in house o di esternalizzarlo. E’ un'operazione che richiede scrupolo e attenzione: la Corte dei Conti delimita rigidamente i margini per procedere in questo senso”.

D’altra parte, un provvedimento che determina un riconoscimento fuori bilancio viene immediatamente inviato alla Corte dei Conti, per legge: “abbiamo cercato di prestare la massima attenzione; il piano di ristrutturazione ha voluto essere di dettaglio per dimostrare che la società potrà, nell’arco di un triennio, raggiungere l’equilibrio economico finanziario”. Ecco spiegato il motivo per cui l’ultimo piano di risanamento - approvato dalla Giunta, sollecitato dall’amministratore unico di Ama e che ha avuto il via libera del collegio sindacale - è più rigido del precedente.

Lo scontro tra Mannetti e Bergamotto

Come detto, però, il piano alla base della ricapitalizzazione è contestato dall’assessore Carla Mannetti che lo ritiene esageratamente prudente; Mannetti non ha mancato di ribadire come ci siano margini per tagliare i costi producendo, così, ulteriori risparmi. Tant'è vero che l’assessore non ha partecipato alla Giunta che ha dato il via libera al provvedimento. Anzi, Mannetti ha messo nero su bianco le sue perplessità in una lettera protocollata inviata al sindaco, all’assessore Bergamotto, all’amministratore unico di Ama, al dirigente del settore partecipate, al revisore unico e al collegio sindacale, sottolineando, tra l’altro, come la delibera di ricapitalizzazione faccia riferimento al calcolo del costo standard che è stato posto alla base della revisione del contratto di servizio: ebbene, azzerando la contrattazione di secondo livello - sostiene Mannetti - andrebbe ricalcolato anche il costo standard, con conseguenze pesanti per Ama e per l’Ente.

Un circolo virtuoso: ricalcolare il costo standard, evidentemente al ribasso incidendo il costo del lavoro sul calcolo complessivo, significherebbe rivedere il contratto di servizio, e ciò imporrebbe un minor trasferimento di risorse dal Comune alla società partecipata.

Bergamotto ha replicato, con un’altra missiva, spiegando che, in realtà, il pef simulato è stato acquisito dal Comune l’8 luglio 2019, con il piano di ristrutturazione aziendale che, invece, è stato protocollato un mese dopo, il 7 agosto 2019; “si tratta di due atti dichiaratamente distinti e con finalità evidentemente diverse, approvati in tempi cronologicamente differenti”, ha specificato l’assessora alle partecipate. Che ha aggiunto: “Non è possibile che il pef simulato e il costo standard siano stati basati sul piano di ristrutturazione aziendale realizzato un mese dopo”.

E comunque, ha ribadito Bergamotto in Commissione, “mi rimane difficile credere che se una società basa il proprio contratto di servizio sul costo standard ogni volta che un evento speciale si inserisce, determinato magari da un contenzioso o dal rinnovo dei contratti collettivi, il costo stesso possa essere rivisto. Ritengo che il piano di ristrutturazione alla base della ricapitalizzazione sia differente dal pef simulato sul quale è stato calcolato il costo standard: se Mannetti ritiene che ci sia una discrasia che dovrà comportare necessariamente un recupero sull’addendum non posso che prenderne atto. Per carità, eventuali armonizzazioni sono possibili ma voglio ribadire che, oramai, siamo arrivati all’ultimo minuto utile e, dunque, se vogliamo salvare la società dobbiamo approvare la ricapitalizzazione e non possiamo farlo discostandoci dal nostro piano di ristrutturazione”.

Due posizioni, evidentemente, difficilmente conciliabili.

Il tentativo di conciliazione di Biondi

Ci ha provato il sindaco Pierluigi Biondi assumendo, però, una posizione pilatesca. E’ evidente come il primo cittadino sia alle strette: Carla Mannetti, nei giorni scorsi, aveva minacciato di voler andare fino in fondo, dicendosi pronta a rimettere il mandato se si fosse arrivati all’azzeramento della contrattazione di secondo livello; l’assessora alla mobilità è una fedelissima del primo cittadino che, tra l’altro, con Mannetti ha preso impegni precisi davanti ai lavoratori di Ama. Tuttavia, non ci sono alternative all’approvazione della ricapitalizzazione. Come uscirne?

Biondi ha risposto allo scambio di missive tra le assessore della sua Giunta evidenziando che “il piano di ristrutturazione sul quale si basa la ricapitalizzazione della società è quello presentato dall’amministratore il 14 ottobre scorso”; quello che prevede il taglio di 800 mila euro alle retribuzioni dei lavoratori, per farla breve. Tuttavia, in considerazione delle criticità sollevate dall’assessore Mannetti, “vi invito a costituire immediatamente un gruppo tecnico intersettoriale per il monitoraggio dei due piani”.

Difficile dire che cosa si intenda per monitoraggio dei piani, stante l’evidenza che il secondo, evidentemente, ha assorbito il primo; sta di fatto che Bondi ha annunciato la predisposizione di un emendamento a sua firma “con il quale verrà assegnato ad Ama un indirizzo in base al quale gli scostamenti positivi rispetto al piano verranno prioritariamente destinati al personale”.

Come a dire, intanto verranno tagliati 800 mila euro l’anno: poi, se in futuro si produrranno degli utili verranno ripartiti tra i lavoratori; tuttavia, per il 2020 si stimano, ottimisticamente, utili per 15 mila euro che, di certo, non potranno dare risposta ai 130 dipendenti della partecipata. Si tratta di un tentativo di ‘salvare’ la posizione dell’assessore Mannetti che, tuttavia, si è detta certa che l’armonizzazione dei piani potrebbe portare economie utili per dare maggiore respiro ai lavoratori.

Stante la situazione a tinte fosche dipinta in Commissione è davvero difficile a credersi: non resta che attendere venerdì per approfondire nel dettaglio l’emendamento che il sindaco proporrà al provvedimento. Resta la mala gestione politica di una vicenda, quella di Ama che, come detto, chiama in causa la passata e l’attuale amministrazione, trascinandosi da anni, e mette a nudo, tuttavia, le mancate risposte messe sul tavolo in questi due anni dal centrodestra che pure, sulla società partecipata, aveva fatto promesse in campagna elettorale che non è stato in grado di rispettare.

Con le conseguenze che peseranno sulle spalle dei lavoratori, illusi prima dalla possibilità della fusione di Ama in Tua e rassicurati poi, dall’assessora Mannetti e dal sindaco Biondi, che mantenere la società ad intera partecipazione del Comune sarebbe stata la soluzione giusta, avendo l’amministrazione le idee chiare per rimetterla in sesto. Al contrario, l’esecutivo non è stata in grado di mettere in campo un vero piano di risanamento e rilancio con la ricapitalizzazione che, a questo punto, graverà sulle casse comunali e sulle retribuzioni dei dipendenti.

Una sconfitta, per tutti.

 

Ultima modifica il Martedì, 12 Novembre 2019 18:39

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