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Lunedì, 01 Febbraio 2021 18:01

CulturaIdentità, Albano e Di Giovambattista (Pd): "Soldi pubblici per iniziativa di parte, quale ruolo per la cultura in città?"

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"Se non è un’iniziativa elettorale, poco ci manca: la giunta aquilana ha appena deliberato una spesa di 1.200 euro più iva per aderire all’associazione 'CulturaIdentità', che pubblicherà degli articoli su L’Aquila sull’omonima rivista e farà arrivare 40 copie mensili al Comune".

Sta facendo discutere la notizia pubblicata stamane da newstown sull'adesione del Comune dell'Aquila al progetto delle "Città Identitarie" [qui, l'approfondimento].

La segretaria comunale del Pd, Emanuela Di Giovambattista, e il consigliere comunale dem Stefano Albano sottolineano come "l’associazione in questione promuova la “difesa della cultura e dell’identità italiana”, si proponga di “liberare la cultura dal regime di menzogne del politicamente corretto, dalle soggezioni conformiste della lobby radical chic e dalla globalizzazione dei cervelli” e rifiuti “il finto umanitarismo livellatore, eterofobico”; della rivista, peraltro, è autore lo stesso Pietrangelo Buttafuoco, nominato presidente del TSA da Biondi. Sebbene la cifra in questione non sia ingente - l'affondo degli esponenti dem - utilizzare fondi pubblici per un’iniziativa elettorale dichiaratamente di parte è un atto vergognoso: quella somma doveva essere offerta dal sindaco, di tasca propria, o dal suo partito, cosa c’entra la città?".

Ci sono istituzioni e associazioni culturali locali di pregio - aggiungono Di Giovambattista e Albano - "che aspettano mesi prima di avere una risposta sul finanziamento delle loro iniziative, mentre ora la giunta in due settimane è riuscita ad approvare la richiesta, formulata solo il 15 gennaio scorso, da parte di questa associazione con sede a Milano. Che idea ha l’amministrazione sul ruolo che la cultura deve giocare nella città che rinasce? E che ruolo giocherà L’Aquila nel panorama nazionale come città di cultura?".

Sebbene L'Aquila sia un centro medio di circa 70 mila abitanti, "abbiamo nella nostra città un'attrezzatura culturale di livello metropolitano, sedi culturali di pregio e abbiamo un numero molto elevato di istituzioni e associazioni culturali, un habitat con un enorme potenziale per fare della cultura un motore dell’economia locale e generare posti di lavoro. Ma quale cultura si prefigge di “difendere” Biondi?", si chiedono i dem. 

Che ricordano: "Sotto il suo mandato, L’Aquila ha perso due grandi eventi di richiamo nazionale che portavano all’Aquila dibattiti, progetti, turismo, ricadute sociali ed economiche: parliamo del Festival della Partecipazione, migrato a Bologna, e del Festival degli Incontri, un maxi-evento che il governo nazionale aveva pensato per il decennale del terremoto, arrivando a stanziare 700.00 euro, che il sindaco ha semplicemente rifiutato, affermando che avrebbe voluto un evento “plurale” all’altezza della città. A quale pluralismo faceva riferimento, dunque? Il terremoto dovrebbe averci insegnato che l’unione fa la forza, che l’identità è mutevole per sua natura, che gli altri possono aiutarci, come hanno fatto i tanti paesi stranieri che hanno donato fondi all’Aquila disinteressatamente. Ad oggi, il governo Biondi ha solo impoverito il tessuto culturale cittadino, trasformando le occasioni in dispute divisive che non hanno favorito la contaminazione e l’accoglienza di cui si nutre la cultura".

Di finanziamenti per aiutare il rilancio della cultura all’Aquila ne arriveranno ancora nei prossimi mesi, ad esempio con parte dei fondi Restart dedicati nello specifico al settore, ma esiste un piano per metterli a frutto e non trasformarli in mancette elettorali? "Se si, dentro quale strategia? Cosa aspetta l'amministrazione a chiamare a raccolta il tessuto culturale della città e sviluppare un'ampia discussione? E con chi verranno prese tali scelte, con quale metodo? Il territorio potrà partecipare alle scelte che il Comune vorrà operare, oppure Biondi le prenderà in solitudine? La realtà triste é invece che le risorse RESTART rappresentano al momento l'unico strumento strategico messo in campo dalle istituzioni per investire sulla cultura, risorse che però se non spese all'interno di una visione e di un progetto, fra qualche anni termineranno senza aver prodotto sviluppi concreti. A quanto pare l'amministrazione però ha altre priorità".

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