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Martedì, 13 Aprile 2021 16:15

L’Aquila Città europea dello sport 2022, Palumbo (Pd) : “Quattro città candidate su quattro titoli assegnabili, sullo sport nessuna programmazione”

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L'impianto di Verdeaqua chiuso da 3 anni L'impianto di Verdeaqua chiuso da 3 anni

“L’Aquila città europea dello sport? Ma quale, quella del palazzetto di viale Ovidio ancora da sistemare dopo 12 anni? Quella dell’impianto di Verdeaqua chiuso da 3 anni? Quella dei fallimenti delle squadre di calcio e di rugby? “

A scriverlo, in un post pubblicato su Facebook, è il capogruppo Pd in Consiglio comunale, Stefano Palumbo. Il consigliere, commentando il conferimento al capoluogo d'Abruzzo del titolo di "Città europea dello sport 2022” annunciato ieri dal primo cittadino Biondi, spiega come il riconoscimento venga conferito da “Aces Europe” a quattro città italiane e, per il 2022, le città candidate sono state proprio quattro.

L’Aquila e altre tre, in tutto quattro città su quattro titoli assegnabili. Ma per partecipare - si legge ancora nel post - non bastava solo fare domanda ma era necessario pagare una quota di iscrizione di 1.800 euro”. Inoltre, si legge ancora nel post, “l’accordo prevede che il Municipio si impegna ad individuare uno o più sponsor e partner (massimo 4) che verseranno ad ACES Europe la somma complessiva prevista in base alla dimensione del MunicipioPer le città con un numero di abitanti compreso tra 50.000 a 99.999, la somma ammonta ad “appena" 7.000 euro. Quindi una targa e una “ciotola della benemerenza” ci sono costati 1.800+ 7.000, ovvero 8.800euro”.

Ma ci sono anche altre spese, aggiunge Palumbo. “In realtà il regolamento prevede anche che sono a carico dei Municipi candidati i costi di vitto e alloggio per tutta la Commissione di Valutazione, composta da cinque membri. Sono altresì a carico dei Municipi candidati a Città Europea dello Sport i costi di viaggio in aereo o treno per un massimo di tre membri. Un totale che supera i 10.000 euro per una targa, una “ciotola della benemerenza”, una foto davanti la sede del CONI, e la possibilità di fare tanti comunicati stampa per vantarci di essere Città Europea dello Sport. A un anno dalle elezioni, in assenza di impianti sportivi e una ben che minima programmazione sullo sport, a questo prezzo non si poteva ottenere di più”, conclude Palumbo.

Sulla vicenda sono intervenuti anche i Giovani democratici dell’Aquila. “E’ ormai noto ai più - scrivono in una nota - il riconoscimento che è stato dato alla città per essere la “Città Europea dello Sport”. La domanda che ci poniamo è: che tipo di progetto c’è dietro l’ottenimento di questo riconoscimento? Anzitutto è bene rammentare che non si tratta di un riconoscimento ottenuto grazie a delle specifiche caratteristiche e/o sulla base di un progetto che l’amministrazione ha realizzato; bensì di un titolo che viene acquistato dall’amministrazione”, evidenziano.

Malgrado questo pessimo metodo di prendere in giro la città facendogli credere di aver ottenuto dei riconoscimenti e di aver portato a casa risultati, c’è un questione di merito che riguarda questo tema: la maggior parte delle strutture sportive pubbliche della città sono in condizione pessima e non sono fruibili né dalle società che vorrebbero gestirle né da i singoli cittadini”.

“Strutture pubbliche più eminenti come il Pala Japan che è donato nel post-sisma dal governo nipponico e come il complesso di Verde Acqua sono in stato di abbandono da anni e l’amministrazione neanche tenta di risolvere e affrontare i problemi che riguardano queste strutture”, evidenziano i giovanidemocratici.

“Ottenere (o meglio comprare) un titolo è davvero imbarazzante e ridicolo specie se - come constato - non c’è un progetto sportivo in città e le strutture sportive non sono affatto pronte e funzionanti per essere una città europea dello sport. Chiediamo le scuse dell’amministrazione”, concludono.

Ultima modifica il Martedì, 13 Aprile 2021 17:10

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