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Venerdì, 11 Giugno 2021 18:36

Discarica Bussi, il Consiglio di Stato respinge il ricorso del Ministero

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Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso del Ministero dell'Ambiente confermando la sentenza di primo grado del Tar Abruzzo che aveva accolto l'istanza della Regione e del Comune di Bussi avverso l'annullamento d’ufficio dell’aggiudicazione dell’appalto integrato relativo agli interventi di bonifica nelle aree esterne Solvay della mega discarica dei veleni della Montedison.

Tra i motivi, la tardività del provvedimento e un parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici sul progetto giudicato interlocutorio.

Adesso, il Ministero dovrà onorare la sentenza e procedere con la bonifica di una parte consistente della discarica.

"Il Consiglio di Stato ha dato ragione alla Regione Abruzzo e al Comune di Bussi che hanno tutelato l’interesse pubblico, smentendo totalmente la linea imposta dall’ex ministro Costa e dal sottosegretario Morassut, linea che inopinatamente in Abruzzo è stata difesa dal Pd e dai rappresentanti dei Cinque Stelle", le parole del governatore Marco Marsilio. "Una linea che ci ha fatto perdere due anni per poter procedere alla bonifica. Adesso basta ritardi, il Ministero firmi immediatamente il contratto e faccia partire i lavori di bonifica che non possono attendere più un solo giorno".

"La sentenza del Consiglio di Stato boccia il ricorso del governo Draghi che aveva continuato sulla strada del governo Conte", l'affondo del segretario nazionale del partito della Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo. "Avevamo contestato fin dall'inizio l'illegittimità del ministero dell'ambiente che col ministro Costa (M5S) e Morassut (PD) aveva annullato l'aggiudicazione della gara per la bonifica integrale delle discariche chimiche di Bussi. C'è da interrogarsi sulle ragioni per cui i dirigenti del Ministero, responsabili di grandi ritardi e negligenze, e i responsabili politici abbiano assunto una decisione così grave. Si era trattato solo di una scelta da incompetenti e arroganti o c'è da sospettare che si volesse evitare di far pagare alla Edison i costi della bonifica integrale? Oggi tiriamo un sospiro di sollievo perchè si è evitato che si dovessero attendere anni per un progetto che non prevedeva di portare via i rifiuti".

Rimane la rabbia per il tempo perso durante il quale dal sito chimico sono continuati a diffondersi nelle falde e quindi nella val Pescara veleni chimici cancerogeni. "Ancor più grave la miopia mostrata da esponenti del PD e del M5S abruzzesi che non si sono schierati al fianco del Comune di Bussi per mere logiche politicanti. Il sindaco di Bussi essendo di Rifondazione Comunista andava delegittimato in ogni maniera, anche a costo di causare il ritardo di anni, come accaduto, per l'avvio della bonifica. Abbiano la dignità di chiedere scusa al sindaco e ai cittadini quegli esponenti politici regionali che si sono accodati e hanno sostenuto le scelte del loro governo contro la nostra comunità. Mi congratulo con il compagno Salvatore La Gatta che invece di essere aiutato dal governo Conte e da quello Draghi ha dovuto lottare contro il boicottaggio del Ministero dell'Ambiente". 

Lega: "Doppia disfatta per Costa"

“Il Consiglio di Stato ha tutelato l’interesse pubblico, seguendo le orme della Regione Abruzzo e del Comune di Bussi, respingendo il ricorso dell’ex Ministero dell’Ambiente, ora Transizione ecologica, contro la sentenza del TAR concernente ‘ concernente l'annullamento d'ufficio dell'aggiudicazione dell'appalto integrato relativo agli interventi di bonifica nelle 'aree esterne Solvay' situate nel Comune di Bussi sul Tirino‘.

A dichiararlo Emiliano Di Matteo ( Lega ), consigliere regionale e vice segretario regionale, che aggiunge :

“ La sentenza del Consiglio di Stato, in uno dei passaggi salienti recita  ‘Per quanto concerne invece la tesi degli appellanti secondo cui il provvedimento di aggiudicazione reso all’esito di procedure di affidamento di contratti pubblici sarebbe sottratto dal termine di diciotto mesi, la stessa si infrange sul piano letterale sull’art. 108, comma 1-bis, d.lgs. n. 50 del 2016, secondo cui nei casi di risoluzione del contratto d’appalto previsti dal precedente comma 1 «non si applicano i termini previsti dall’articolo 21-nonies della legge 7 agosto 1990 n. 241». A contrario si desume che il termine per l’esercizio del potere di annullamento d’ufficio si applica ai provvedimenti emessi dalla stazione appaltante nella procedura di affidamento prodromica alla stipulazione del contratto ed in particolare all’aggiudicazione: atto conclusivo della fase di selezione del contraente in cui l’amministrazione si pone in posizione di supremazia nei confronti dei concorrenti, attraverso l’esercizio di poteri autoritativi; e al tempo stesso presupposto di legittimità della capacità negoziale dell’amministrazione medesima di stipulazione del contratto ‘ continua  la sentenza del Consiglio di Stato  ‘Da respingere è anche la tesi delle amministrazioni appellanti secondo cui il termine di diciotto mesi previsto dall’art. 21-nonies, comma 1, l. n. 241 del 1990…L’assunto, oltre a porsi ancora una volta in contrasto con la lettera della legge, ne svuota di significato la funzione, che è quella di sostituire alla tendenziale instabilità del rapporto amministrativo costituito con il provvedimento amministrativo ampliativo, derivante dalla soggezione del potere di autotutela al criterio elastico del «termine ragionevole», secondo l’originaria versione dell’art. 21-nonies l. n. 241 del 1990, un regime di stabilità decorso un termine fisso‘.

"Una debacle a tutto tondo dell’ex Ministro Costa e del Governo Conte, a traino Pd-5S che hanno anteposto gli interessi di partito alla salute dei cittadini. Inoltre, rimangono da svelare le motivazioni che hanno portato i dirigenti del Ministero e gli esponenti  politici di quel periodo ad assumere una decisione così grave“ conclude Di Matteo.

Ultima modifica il Sabato, 12 Giugno 2021 10:46

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