Mercoledì, 04 Agosto 2021 12:22

L'Aquila: il 'pasticciaccio brutto' delle 10 opere di Tito Pellicciotti 'smarrite' dal Comune

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L'Aquila: il 'pasticciaccio brutto' delle 10 opere di Tito Pellicciotti 'smarrite' dal Comune Tito Pellicciotti, 'La Gabbietta'

Una pessima figura; una colpa grave per una città che, nel tempo, si è candidata prima a capitale europea e poi a capitale italiana della cultura.

In sostanza, il Comune dell'Aquila ha 'smarrito' 10 opere dell'artista Tiziano (Tito) Pellicciotti, nativo di Barisciano, che erano state donate all'Ente dagli eredi nel 1996.

Nessuno sa che fine abbiano fatto.

Un passo indietro. 

Venticinque anni fa, la famiglia Pellicciotti donò al Comune dell'Aquila 91 opere dell'artista, scomparso nel 1950, a patto che fossero esposte nella Pinacoteca Comunale, all'Aquila, in una sala intitolata a Tito Pellicciotti. Non avvenne. Dunque, gli eredi promossero una causa: le opere furono esposte nella sala preconsiliare di Palazzo Margherita, ciò però non fu ritenuto sufficiente. In primo grado, i giudici diedero ragione alla famiglia; venne proposto appello dal Comune dell'Aquila, di nuovo soccombente in secondo grado nel 2016. Si tentò persino di 'espropriare' le opere d’arte – per non restituirle agli eredi del pittore – in base "alla sussistenza dell’importante interesse pubblico a tutelare la suddetta raccolta di dipinti". Ciò non fu possibile: "la storica dell’arte all’uopo incaricata riferì infatti al referente dell’Avvocatura comunale di aver esaminato il catalogo della mostra dei quadri del Pellicciotti e che non vi fosse luogo per l’imposizione di un vincolo sulla raccolta, in carenza delle condizioni di legge".

Arriviamo così ai giorni nostri: il Tar ha intimato al Comune dell'Aquila di restituire le opere agli eredi; se non fosse che 10 delle 91 opere sono, nel frattempo, sparite nel nulla. 

La notizia della 'scomparsa' è contenuta nella risposta scritta fornita dall'assessore al Patrimonio Vito Colonna al consigliere comunale Lelio De Santis che aveva depositato una interrogazione chiedendo all'amministrazione attiva di motivare la mancata valorizzazione delle tele di Pellicciotti e delle altre opere d’arte di proprietà pubblica.

L’Ufficio patrimonio sta valutando se proseguire nella ricerca oppure presentare denuncia di smarrimento presso le competenti autorità.

Questi i fatti su cui si è imbastita una improbabile polemica politica.

"Da tempo avevo rappresentato alla Giunta comunale lo stato di abbandono in cui versano centinaia di opere d'arte, dipinti e quadri, donati al Comune per essere goduti e fruiti dai cittadini e dai turisti. Le mie preoccupazioni sono rimaste inascoltate ed ora dobbiamo registrare la sentenza del TAR che ha condannato il Comune per inadempienze nella cura e nella gestione delle opere di Tito Pellicciotti, donate nel 1996, intimando la immediata restituzione delle stesse agli eredi! Una vera vergogna, che tocca la sensibilità degli uomini di cultura e la storia di una città, ma soprattutto chiama in causa la serietà e la responsabilitá degli amministratori comunali, che dovrebbero chiedere scusa pubblicamente gli eredi del grande pittore Pellicciotti", l'affondo di Lelio De Santis. 

A stretto giro la replica del sindaco Pierluigi Biondi e dell'assessore con delega al patrimonio Vito Colonna che, negli anni passati, quelli della giunta Tempesta, è stato anche presidente del Consiglio comunale. "La collezione del pittore Tito Pellicciotti si sarebbe potuta salvare se solo la giunta Cialente avesse mostrato un po’ di attenzione per le opere dell’artista nativo di Barisciano", le parole di Biondi e Colonna. "Abbiamo infatti rintracciato una lettera del 2012 in cui l’allora sindaco di Navelli, Paola Di Iorio, offriva il restaurato palazzo De Roccis per ospitare i quadri, la cui mancata esposizione è stata proprio alla base del contenzioso che si è concluso con l’obbligo della restituzione agli eredi".

"Distratto l’ex sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, distratta l’ex assessore alla Cultura, Stefania Pezzopane, cui era indirizzata la lettera, ma distratto anche Lelio De Santis, che oggi si straccia le vesti ma che faceva parte di quello stesso esecutivo che si rese responsabile di ignorare la 'ciambella di salvataggio' lanciata dal comune di Navelli", hanno aggiunto Biondi e Colonna. "Se De Santis avesse letto gli atti di tutta la vicenda, si renderebbe conto che nessuna colpa rispetto alla restituzione delle opere è ascrivibile alla attuale amministrazione, visto che la vicenda si è consumata a cavallo tra la prima e la seconda consiliatura del centrosinistra. E proprio per ovviare alla conclamata approssimazione dei nostri predecessori che lanciamo un appello riparatore agli eredi delle opere di Pellicciotti: considerata la ribadita disponibilità del comune di Navelli, per cui ringrazio di cuore il primo cittadino Paolo Federico, li invitiamo a procedere a una nuova donazione della collezione con la promessa che, in tempi celerissimi, la stessa verrà esposta, tra l’altro in un comune prossimo a quello natìo del maestro, con l’auspicio che presto anche L’Aquila possa trovare un luogo idoneo". 

Ora, va ribadito che non è vero che la mancata esposizione è stata alla base del contenzioso; alla base del contenzioso c'è stata la mancata esposizione delle opere all'Aquila, in una Pinacoteca Comunale; in altre parole, l'esposizione a Navelli avrebbe rappresentato, comunque, una violazione degli accordi tra Ente ed eredi di Pellicciotti. 

E poi, resta una domanda cui non si è data risposta: che fine hanno fatto le 10 opere 'smarrite'?

"Il tentativo del sindaco Pierluigi Biondi di giustificare la figuraccia fatta dal Comune verso gli eredi del pittore Tito Pellicciotti e verso la città è un modo maldestro di mettere una toppa che invece peggiora la situazione ed aumenta le sue responsabilità", l'ennesima stoccata di Lelio De Santis. "Abituato a valutazioni oggettive, io ho parlato di responsabilitá di tutte le Giunte comunali che si sono succedute dal1996, anno della donazione delle opere, e dell'attuale in particolare perché la sentenza del Tar è dell'anno 2018. Il Sindaco, anche come Assessore alla cultura, non ha trovato di meglio che scaricare la responsabilità sulla Giunta Cialente ed anche sul sottoscritto che non era ancora Assessore e, comunque, non ha mai saputo di questa disponibilità di una sede espositiva nel comune di Navelli. In ogni caso, Biondi dimentica che la donazione prevedeva che la Pinacoteca fosse nella città dell'Aquila".

Ha aggiunto De Santis: "Il Sindaco, mi sia consentito, poteva in sede di udienza del Tar fare presente il suo intento di riaprire una trattativa con gli eredi Pellicciotti, e non ora a mezzo stampa e, soprattutto, poteva e doveva rispondere all'interrogazione di un Consigliere comunale che chiedeva chiarezza su questa incresciosa vicenda ed anche di conoscere le proposte e le iniziative della Giunta in merito alla cura ed alla valorizzazione dei Beni culturali donati o presenti in città. La città e gli eredi Pellicciotti avrebbero gradito le scuse pubbliche dell'attuale Sindaco, a nome suo e dei suoi predecessori".

E a proposito di predecessori, sulla vicenda è intervenuto anche l'ex sindaco Massimo Cialente: "Mi spiace dover rispondere al sindaco Biondi che, come certi bambini con qualche problema relazionale, accusa sempre gli altri di qualcosa che non va. Essendo egli un ragazzo in gamba ed intelligente, credo che il suo comportamento, in questi casi, sia da ricondurre alla modesta esperienza istituzionale. Spero che col tempo acquisisca la dimensione giusta e coerente di rappresentante del popolo. Biondi, con controfirma dell'ex Presidente del Consiglio Comunale Vito Colonna, firma un comunicato stampa sulla vicenda delle opere donate 25 anni fa al Comune dell'Aquila dagli eredi del maestro Tito Pellicciotti, ai quali, dopo un'azione legale (della quale sarebbe utile al sindaco conoscere le fasi, sin dall'avvio), dovranno essere rese perché mai esposte. Ora il problema è sorto sulla stampa perché non se ne ritrovano dieci, secondo quanto denuncia il consigliere De Santis. Il Sindaco addossa la responsabilità della causa persa a me ed all'allora Asssessore Pezzopane, in quanto non avremmo inviato le opere a Navelli nel 2012, come richiesto dall'allora Sindaco del vicino comune. Occorre ricordare che, prima del sisma, le opere del Maestro erano esposte nella sala preconsiliare (capisco che Biondi non sia mai entrato prima del 2009 nella sede di Palazzo Margherita, ma Vito Colonna lo sa bene) e che le stesse, dopo il terremoto, furono trasportate, come tutte le altre opere di proprietà comunale, in un deposito, sia quelle rimaste integre che quelle danneggiate. Poiché nel 2012 avevamo ancora la speranza che la ricostruzione pubblica potesse, non dico correre, ma almeno camminare spedita, ritenemmo che fosse più utile, pur ringraziando il Comune di Navelli, trattenere le nostre opere all'Aquila, in attesa della ricostruzione dei tanti edifici di nostra proprietà. Pensavamo al piano terra di Palazzo Margherita, da trasformare in piccolo museo di tutte le nostre opere, una volta liberato dall'Archivio Notarile e dagli archivi comunali".

Precisa Cialente: "La donazione fu fatta nel dicembre del 1996; al primo articolo dell'atto vi era scritto che le opere erano concesse purché le opere fossero state esposte nella Pinacoteca Comunale, nella Città dell'Aquila, in una sala intitolata a Tito Pellicciotti. Nel 2004 gli eredi promossero una prima causa, non essendo state rispettate le clausole. Le opere furono allora esposte, in gran parte, nella sala preconsiliare, ma ciò non fu ritenuto sufficiente da parte del Tribunale che, proprio a ridosso del sisma, condannò il Comune alla restituzione dei dipinti. Fu quindi proposto appello nel 2010, appello perso nel 2016 per le stesse motivazioni: niente Pinacoteca nella città capoluogo. Come Comune tentammo anche di trattenere le opere chiedendo alla Soprintendenza di apporre un vincolo complessivo sulla collezione, richiesta che fu bocciata dai funzionari che ritennero non ve ne fossero i presupposti. Ergo, una trasferta delle opere a Navelli sarebbe stata del tutto inutile, proprio perché le tele sarebbero state esposte fuori della città".

L'unica strada percorribile sarebbe stata, una volta realizzata la Pinacoteca Comunale, trattare con gli eredi, cercando di recuperare il tempo perso, anche a causa del sisma. "Ora, visto che il Sindaco me ne offre l'occasione, sono io che chiedo a lui di spiegarci quali contatti ha avuto, se ne ha avuti, con gli eredi Pellicciotti in questi quattro anni successivi alla sentenza d'appello, ma soprattutto cosa sta facendo per ritrovare le opere scomparse. Un ultimo gratuito ed amicale consiglio: prima di affidarsi agli addetti stampa per attizzare polemiche e sgravarsi di qualche piccola responsabilità, si informi meglio sull'argomento che vuol far trattare. Non sempre si discute del vasetto di marmellata sparito".

Ultima modifica il Mercoledì, 04 Agosto 2021 13:15

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