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Sabato, 07 Agosto 2021 00:32

Bollette Case e Map, la maggioranza dice no alle rateizzazioni: "La pacchia è finita". Ma la responsabilità del 'buco' di oltre 22 milioni è politica

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E dunque, la maggioranza di centrodestra ha deciso di mostrare i muscoli: nessuna rateizzazione, i 4262 solleciti inviati per canoni e bollette del Progetto Case non pagati – l’ammontare supera i 7 milioni di euro - andranno pagati in un'unica soluzione.

Di “azione amministrativa rigorosa” per la quale “ci eravamo impegnati già in campagna elettorale” ha parlato la capogruppo di Fratelli d’Italia Ersilia Lancia che ha aggiunto: “Il messaggio che vogliamo dare oggi è che per chi non ha pagato la pacchia è finita”.

Una posizione condivisa dalle forze di maggioranza.

D’altra parte, “non sono bollette ma solleciti di bollette già scadute” ha inteso ribadire l’assessore Vito Colonna. “In totale - ha precisato l’assessore - parliamo di 6941 bollette, di cui 6414, dunque la stragrande maggioranza, con importi fino a 2500 euro. 4626 di queste non superano nemmeno i mille euro”. I grandi morosi, sempre secondo i dati forniti da Colonna, sono circa 500: “331 devono pagare tra i 2500 e i 5 mila euro, 161 tra i 5 e i 10 mila euro. Quelli con debiti sopra i 10 mila euro sono 35”.

Come abbiamo spiegato nei giorni scorsi, il 25 agosto 2014 il Comune dell'Aquila aveva richiesto un versamento in acconto relativo alle spese delle utenze di gas e illuminazione condominiale per i giorni di occupazione compresi nel periodo 01/04/2013 – 30/06/2014; l’importo era stato calcolato secondo la metodologia stabilita dalla deliberazione di Giunta comunale n. 281 del 04/07/2014, e cioé quella forfettaria, sulla base dei consumi degli anni precedenti. Il pagamento poteva essere effettuato in un’unica soluzione o in rate mensili. Il 28 luglio 2016, poi, è stata emessa una richiesta di pagamento a conguaglio (al netto dell’acconto già emesso) per il periodo 01/04/2013 – 31/12/2014. Il pagamento poteva essere effettuato in un’unica soluzione o rateizzato con un massimo di 18 rate mensili.

Riassumendo, con i solleciti arrivati in questi giorni sono stati richiesti gli importi non pagati relativi a:

Consumi di gas metano per riscaldamento e acqua calda sanitaria

  • Conguaglio 01/04/2013 – 31/12/2014 dei consumi a seguito di acconto;
  • Anno 2015 (consumo ordinario e conguaglio);
  • Anno 2016 (consumo ordinario e conguaglio);
  • Anno 2017 (consumo ordinario e conguaglio);
  • Anno 2018 fino al 30 giugno (consumo ordinario).

Canoni di locazione

  • Anno 2017 (relativamente ai canoni emessi e non pagati);
  • Anno 2018 (relativamente ai canoni emessi e non pagati);
  • Anno 2019 (relativamente ai canoni emessi e non pagati);
  • Anno 2020 fino al 30 settembre (relativamente ai canoni emessi e non pagati).

Canoni di compartecipazione

  • Anno 2017 (solo relativamente ai solleciti per i canoni di compartecipazione inviati il 17/12/2019 e tornati indietro dalle Poste);
  • Anno 2018 (relativamente ai canoni emessi e non pagati);
  • Anno 2019 (relativamente ai canoni emessi e non pagati);
  • Anno 2020 fino al 30 settembre (relativamente ai canoni emessi e non pagati).

Il termine ultimo per mettersi in regola è il 31 agosto. “Non ci fossilizzeremo su quella scadenza”, ha sottolineato però Colonna. “I dati sui pagamenti ci arriveranno a ottobre, a quel punto dovremo analizzarli, e finiremo a dicembre. Se qualcuno pagherà dopo il 31 agosto non è un problema, basta che quando verrà chiamato, perché secondo le nostre banche dati risulterà ancora insolvente, porterà le prove dell’avvenuto pagamento”. Se poi, ha rimarcato l’assessore, al termine dei controlli che saranno effettuati a fine anno, ci saranno ancora cittadini morosi, partirà la riscossione coatta attraverso l’Agenzia delle Entrate. Con possibilità di rateizzazione.

Tant’è.

Ora, è chiaro che c’è un principio di equità fiscale da far rispettare. E ci mancherebbe altro. E’ altrettanto chiaro che ci sono morosi consapevoli che vanno opportunamente perseguiti. Tuttavia, è vero anche che la prova di forza della maggioranza di centrodestra è tesa a nascondere le pesanti responsabilità della politica. Della passata amministrazione, certo, e così dell’attuale.

Leggiamo dal programma di mandato del sindaco Biondi: "la prima azione dovrà essere quella di compiere una ricognizione della situazione debitoria del Comune collegata al progetto C.a.s.e. al fine di ridurre l’impatto negativo sulla utilizzazione dell’avanzo di gestione del Comune, che ad oggi è impiegato per i debiti contratti per la mancata riscossione di bollette e canoni di locazione".

Ebbene, la verità è che in questi anni l'esposizione debitoria è aumentata.

La 'pezza' che si sta tentando di mettere è arrivata con un ritardo di almeno tre anni. Già alla fine di giugno del 2018, infatti, l'allora assessora comunale Anna Lisa Di Stefano (Forza Italia) aveva fatto approvare in Giunta una delibera, la numero 268, che aveva ad oggetto “l’affidamento della riscossione coattiva delle entrate comunali all’ente nazionale Agenzia delle Entrate-Riscossioni”, prevedendo il recupero di tutte le entrate comunali, tributarie, extra tributarie e patrimoniali, nonché le entrate derivanti da titoli esecutivi di natura giudiziale, anche della magistratura contabile.

Il provvedimento, però, non è mai approdato in Consiglio comunale. E c'è chi si dice convinto che quella delibera sia alla base della decisione del sindaco Biondi di defenestrare l'assessora Di Stefano.

Sta di fatto che, a gennaio 2019, la Giunta comunale ha dato il via libera ad un altro provvedimento, poi approvato dal Consiglio nel mese di aprile dello stesso anno, per l'affidamento all'Agenzia delle Entrate della riscossione coattiva dei soli tributi comunali e delle sanzioni amministrative per violazione al Codice della strada. In sostanza, la maggioranza di centrodestra decise scientemente di tenere fuori le posizioni dei morosi degli alloggi Case e Map per mancati pagamenti dei canoni di locazione e dei consumi.

Se oggi si è deciso di agire il motivo è presto detto: "La Procura della Corte dei Conti, attraverso la Guardia di Finanza, ha iniziato a chiedere chiarimenti sugli atti messi in campo a tutela del credito; dunque, non abbiamo potuto far altro che salvaguardare l'Ente e gli amministratori"; parole del vice sindaco Raffaele Daniele, al momento di illustrare la delibera con cui si è dato il via libera all’affidamento all’Agenzia delle Entrate della riscossione coattiva riferita ai canoni e ai consumi degli alloggi del progetto Case e Map.

A questo ritardo di tre anni, se ne aggiunge un altro: è dal luglio 2018 che l’amministrazione attiva non invia le bollette dei consumi agli assegnatari; ciò significa che, prima o poi – si è promesso in autunno – arriverà un’altra stangata.

Debiti che si sommano a debiti, per le mancanze dell’amministrazione comunale; altro che “pacchia finita”.

Colonna ha sottolineato che la stragrande maggioranza delle bollette ha importi fino a 2500 euro, come detto; addirittura, “4626 non superano nemmeno i mille euro”, così motivando la scelta di non rateizzare. Tuttavia, per una famiglia media – di questi tempi, in particolare - ricevere una bolletta di 1000 euro può essere un problema, in alcuni casi un problema angosciante se si pensa, tra l’altro, che stanno arrivando tre anni arretrati di bollette mai inviate (queste, almeno, si potranno rateizzare).

E’ una colpa delle amministrazioni che si sono succedute in questi anni non aver inviato nei termini previsti le bollette che, ora, si sono accumulate, creando situazioni debitorie pesanti. Va aggiunto che lo stesso Colonna ha riconosciuto che non a tutti è stata recapitata la richiesta di pagamento a conguaglio nel 2016, tant’è vero che si è deciso, stavolta, di inviare le raccomandate con ricevuta di ritorno quantomeno per monitorare chi ha effettivamente ricevuto il sollecito.

E ancora: ci sono assegnatari che, da anni, denunciano incongruenze nelle bollette inviate, ed in particolare nel periodo in cui sono state calcolate forfettariamente, prima con riferimento ai consumi degli anni precedenti e poi in base alla superficie degli alloggi [qui, l'approfondimento].

Alcuni assegnatari presentarono ricorso, perdendolo, e ricorderete che a guidare la protesta contro l’allora amministrazione Cialente, ‘colpevole’ di non aver inviato bollette col conteggio degli effettivi consumi di ogni assegnatario, è stato proprio il centrodestra, all’epoca all’opposizione. Lo stesso centrodestra che, oggi, annuncia che la “pacchia è finita” intimando il pagamento proprio di quelle bollette calcolate forfettariamente. “Non si può dire che c’è una parte di città onesta che paga le bollette e un’altra parte disonesta, che non vuole pagarle”, dichiarava Guido Quintino Liris alla testa dei manifestanti che, nel giugno 2015, inscenarono una partecipata protesta a Villa Gioia, interrompendo un Consiglio comunale.

Oggi Vito Colonna, storicamente vicino a Liris - con l’attuale assessore regionale all’opposizione della giunta Cialente, con lui eletto nel 2017 tra le fila di Forza Italia, con lui transfugo nel gruppo ‘Insieme per L’Aquila’ e poi in Fratelli d’Italia, assessore proprio per appartenenza alla corrente Liris - pare pensarla diversamente.

Purtroppo, la mancata gestione della passata e dell'attuale amministrazione ha aperto un buco nel bilancio dell'Ente che ha superato i 22 milioni di euro; va ancora quantificata con esattezza l'entità dei debiti pregressi riferiti alle morosità, alle bollette inviate e non pagate dagli assegnatari: una stima realistica restituisce un buco di almeno 13 milioni di euro; una parte di questo debito, tra l'altro, non è più recuperabile, essendo andata in prescrizione. E su questo sta indagando la Procura della Corte dei Conti; si tratta, evidentemente, di un possibile danno erariale. Vanno aggiunti, poi, almeno altri 9 milioni già anticipati dal Comune alla società Antas per 'coprire' il mancato invio delle bollette dal mese di luglio del 2018.

Una mannaia che pende sulla testa dei cittadini aquilani e che preclude, di fatto, l'investimento in servizi alla comunità che paga le tasse per coprire i debiti dovuti ad una 'cattiva' amministrazione degli alloggi acquisiti a patrimonio.

Dichiarare oggi che “la pacchia è finita” significa gettare sui cittadini responsabilità che sono per lo più politiche, al netto delle posizioni di coloro che, per scelta, hanno deciso di non pagare e che, tuttavia, hanno potuto farlo proprio per l’inerzia delle amministrazioni comunali. Una inerzia che farà perdere milioni di euro alle casse comunali, se è vero che un gruppo di assegnatari è già pronto a ricorrere di nuovo in Tribunale, che una parte dei debiti pregressi rischia di andare in prescrizione e che sarà difficile oramai, come riconosciuto dallo stesso assessore Colonna, andare a rintracciare i cittadini che hanno accumulato debiti con l’Ente.

Ultima modifica il Sabato, 07 Agosto 2021 01:09

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