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Sabato, 29 Gennaio 2022 13:45

Elezione del presidente della Repubblica, sarà Mattarella bis: "Se serve ci sono, ma avevo altri piani". Politica terremotata

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387 voti a Sergio Mattarella, 64 a Carlo Nordio, indicato da Fratelli d'Italia, 40 a Nino Di Matteo, espressione dei fuoriusciti dal Movimento 5 stelle; 380 gli astenuti, con 60 schede bianche, 4 nulle e 9 voti dispersi.

Fumata nera nella settima votazione per l'elezione del presidente della Repubblica che, però, apre alla rielezione di Sergio Mattarella che stasera, al termine dell'ottavo scrutinio, succederà a se stesso. 

Raggiunto l'accordo tra i partiti: alle 15.30 i capigruppo delle forze politiche sono saliti al Colle. "Avevo altri piani, ma se serve ci sono", le parole di Mattarella apparso di buon umore. "Mi rendo conto della situazione, ne prendo atto", ha aggiunto. Più tardi vedrà, pare, anche i presidenti delle Regioni. 

"È una grandissima gioia", il commento di Matteo Renzi che, ieri sera, si era messo di traverso all'accordo stretto tra Matteo Salvini e Giuseppe Conte sul nome di Elisabetta Belloni. D'altra parte, a mezzogiorno il leader della Lega si era dovuto arrendere: "Gli italiani non meritano altri giorni di confusione. Io ho la coscienza a posto, ho fatto numerose proposte tutte di alto livello, tutte bocciate dalla sinistra. Riconfermiamo il presidente Mattarella al Quirinale e Draghi al governo, subito al lavoro da oggi pomeriggio, i problemi degli italiani non aspettano". In mattinata Enrico Letta, durante la riunione dei grandi elettori dem, aveva aperto al capo dello Stato: "Occorre tentare tutto il possibile per la quadratura del cerchio" ma "se non si riesce ad arrivare in fondo, c'è la saggezza del Parlamento, assecondarla è democrazia", riferendosi al boom di voti presi ieri da Mattarella (336).

E' sceso in campo anche il premier Mario Draghi che, dopo un colloquio di circa mezz'ora con Mattarella, ha contattato al telefono tutti i leader dei partiti per stringere sulla sua rielezione e chiudere così la partita.

E' la seconda rielezione di un presidente uscente nella storia repubblicana: era successo nel 2013 con Giorgio Napolitano, sebbene fosse chiaro si trattasse di un traghettamento temporaneo del Paese fuori dalla burrasca finanziaria. Succede oggi con Sergio Mattarella che, tuttavia, avrà mandato pieno, per altri 7 anni.

E' il fallimento di una classe politica che, già un anno fa, era stata 'commissariata' proprio da Mattarella che, stante l'impasse tra le forze politiche per formare un nuovo governo, aveva affidato la guida dell'esecutivo a Mario Draghi, chissà se con la promessa di un trasloco al Quirinale dodici mesi dopo. Non è andata così. E' il fallimento di un Parlamento incapace di trovare un accordo su un nome di garanzia.

Ma è il fallimento, soprattutto, di alcuni leader politici: Matteo Salvini, in primis, che ha provato a giocare il ruolo di king maker fallendo miseramente, tra una giravolta e l'altra, bruciando un nome dietro l'altro fino alla mancata spallata che ha 'suicidato' la seconda carica dello Stato, la presidente del Senato Elisabetta Casellati (che pure si è prestata ad un gioco al massacro). Un revival del Papeete per il Capitano che ha inseguito soluzioni estemporanee e soprattutto impraticabili, con una fantasia e un distacco dal Paese senza precedenti. 

Il leader del Carroccio lascia dietro di sè soltanto macerie, in seno al suo partito, con la corrente di Gianfranco Giorgetti che gongola, e nella coalizione di centrodestra, con Fratelli d'Italia sul piede di guerra: "Matteo Salvini propone di andare tutti a pregare Mattarella di fare un altro mandato. Non posso crederci", le prime parole di Giorgia Meloni che nel pomeriggio ha aggiunto: "Sarei stupita se Mattarella accettasse di essere rieletto presidente della Repubblica dopo aver fermamente e ripetutamente respinto questa ipotesi. Anche perché sappiamo tutti che il secondo mandato presidenziale non può diventare una prassi, forzando gli equilibri previsti dalla nostra Costituzione".

E invece, Mattarella ha accettato. "Perde il centrodestra", l'affondo di Ignazio La Russa.

Anche il centrosinistra, però, ha evidenziato le sue debolezze.

Enrico Letta ha capito di dover giocare di rimessa e così ha fatto, ma il Pd si è rivelato davvero fragile e incapace di imprimere una svolta. Anche e soprattutto per colpa di un M5s disarmante: Giuseppe Conte ha tentato per ben due volte l'accordo con l'ex nemico Matteo Salvini, in una riedizione del governo gialloverde, prima su Franco Frattini e poi su Elisabetta Belloni, alle spalle degli alleati cui continuava a ribadire fedeltà. E anche nel Movimento, adesso, bisognerà raccogliere i cocci, con il fondatore Beppe Grillo che ieri sera aveva dato il benvenuto alla "signora Italia" Belloni e Luigi Di Maio infuriato per il modo in cui si è giocato sul profilo della direttrice del Dis.

Da domani, Mattarella tornerà al suo posto con Draghi che guiderà il paese fino alle elezioni del prossimo anno; saranno dodici mesi, però, di profonde turbolenze, di ricomposizioni, dentro e fuori i partiti, di cambi di leadership e nuove alleanze.

Ultima modifica il Sabato, 29 Gennaio 2022 20:58

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