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Lunedì, 09 Maggio 2022 11:40

Ucraina: la guerra una volta avviata si alimenta autonomamente

di  Enrico Perilli

Il conflitto potrebbe giungere ad una fase conclusiva: dei quattro punti indicati da Putin per arrrivare ad un accordo di pace, due sono stati accettati da Zelenski, NATO permettendo, e altri due sono in procinto di realizzarsi.

La neutralità dell’Ucraina e il riconoscimento della Crimea come regione russa sono richieste che il presidente dell’Ucraina ha dichiarato di accettare; dei punti indicati da Putin, dunque, ne restano due: l’indipendenza del Donbass, che ormai per circa l’80% del suo territorio è in mano all’esercito russo e che si accinge, quindi, ad essere totalmente controllata e la denazificazione che, con la decapitazione del battaglione/reggimento Azov, rinchiuso nei tunnel dell’acciaieria Azovostal, può considerarsi ottenuta.

Potrebbe chiudersi qui e invece incombono due variabili; una dipende da Putin e dal governo russo: decidere se fermarsi o puntare Odessa; l’altra dipende dalla NATO, cioè dagli USA: terminare la guerra o continuare a combattere la Russia fino all’ultimo ucraino.

E' evidente che, e sarebbe ipocrita negarlo, Zelenski in questa decisione conta quanto Lukascenko nelle scelte di Putin.

Il timore, forte e terribile, è che “l’attivazione degli archetipi guerrieri” (Jung) occidentali porti il conflitto ancora pericolosamente avanti.

Siamo pervasi da retorica interventista dannunziana e godimento bellicista mussoliniano come si evince dalle tante, quotidiane, esternazioni dei politici europei e americani.

Boris Johnson dichiara: “è l’ora più bella per l’Ucraina, per la sua libertà e indipendenza”; la presidente del Parlamento Europeo aggiunge: “oggi siamo tutti Bucha, siamo tutti con il battaglione Azov”, i nazisti criminali di guerra!

Come sempre il più autentico è l’americano Luttwak che, in uno stato per nulla alterato di coscienza, esclama: “la guerra è formativa, porta tante cose belle, finalmente le donne tornano a desiderare l’uomo che va in guerra”.

A questo atteggiamento bellicista della classe politica si lega un clima da vera e propria caccia alle streghe alimentato dall’apparato militare-industriale-comunicativo che vede la proprietà dei mezzi di produzione culturale e informativi in capo alle stesse persone che guadagnano dall’industria che produce armi. Chi dà voce a quella grande parte della popolazione che non condivide, o quantomeno avverte come pericolosa e opaca questa guerra per procura sulla pelle degli ucraini, viene aggredito, disprezzato, ostracizzato; il caso del prof. Alessandro Orsini è emblematico.

Questa dinamica di potere, di convergenza e alleanza tra governi e grandi gruppi economici che detengono la proprietà dei principali mezzi di comunicazione, spiega in maniera lampante il perché del governo Draghi. Il banchiere è il garante di questo equilibrio, immune da logiche di coalizione e di gestione politica della maggioranza; regna sull’Italia indisturbato, garantisce la linea politica imposta dagli USA e gli interessi di potenti gruppi economici pubblici e privati.

L’informazione, tutta privata, conforma e omologa il paese. Interessante notare come i principali detrattori del governo Conte II siano i più convinti interventisti; in prima linea i giornalisti progressisti, tranne qualche eccezione: La 7 di Cairo, al pari della 'sacra triade del pensiero unico' (cit. Angelo D’Orsi) Corriere della Sera-Stampa-Repubblica, suonano la tromba della guerra tutti i giorni, arrivando perfino a consigliare obiettivi da colpire come fa Gianluca de Feo su Repubblica in riferimento al ponte che unisce la Crimea alla terra ferma. Non fanno eccezione i programmi di satira coma Propaganda Live, da sempre giullare e garante della galassia pdcentrica.

Nota di ulteriore preoccupazione è l’atteggiamento del mite e prudente Mattarella che improvvisamente esterna tutti i giorni per indicare la Russia come nemico dell’Occidente.

La guerra una volta avviata si alimenta autonomamente, scriveva Jung.

di Enrico Perilli

 

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