Domenica, 03 Maggio 2015 22:36

Attivismo e dissenso sui social network, Abruzzo tra le regioni "contro"

di 
Public Affair Advisor e Fleed Digital Consulting Public Affair Advisor e Fleed Digital Consulting

Ai tempi dei social media la protesta e l'opposizione sociale si misurano anche su Facebook, Twitter e Youtube. Assistiamo da anni all'indignazione, più o meno costante, su tanti - forse troppi - argomenti pubblici, con migliaia di persone-account che "urlano" la propria sui social network, ancor più che sulle piazze. E' un dato di fatto, volente o nolente, con cui i gruppi realmente attivi sul territorio, i partiti e i decisori devono fare i conti.

Le due società di consulenza Public Affair Advisors e Fleed Digital Consulting hanno analizzato, dal settembre 2014 al gennaio 2015, circa 25mila discussioni, 9mila tweet, 5mila post su Facebook, per una portata totale di circa 5 milioni di account. Ne è uscito #No 2.0: come il dissenso comunica sul web. Sono emerse certezze e sorprese.

Gli argomenti più discussi sono quelli intorno all'opposizione alla grandi opere e ai grandi eventi, e il fatto che lo strumento del web sia per definizione universale, toglie all'identikit del dissenso la fastidiosa etichetta della protesta Nimby (not in my back yard), ovvero del "mi riguarda solo se avviene nel cortile di casa". Un paradigma, spesso strumentale, con cui gli assertori di grandi opere e grandi eventi stigmatizzano la lotta degli abitanti in un determinato territorio.

Nella fattispecie, tutto ciò che ruota da più di venti anni intorno al No Tav (in Piemonte ma anche in Emilia Romagna, meno in Toscana) fa discutere tre volte di più rispetto agli altri argomenti. A seguire c'è l'opposizione all'Expo - che in questi giorni di inaugurazione del grande evento milanese tiene nettamente banco - e poi il No Triv, realtà multitesta e transregionale, emersa più che altro negli ultimi anni, contro le trivellazioni in Basilicata, Campania e nell'Adriatico. E' proprio quest'ultimo - e soprattutto la questione legata alle trivellazioni al largo della Costa dei Trabocchi, in provincia di Chieti - porta l'Abruzzo ad essere una delle regioni che, rispetto alla popolazione, si posiziona nelle parti altissime della classifica del dissenso cibernetico.

L'attenzione anche sui social network attorno alla questione delle trivellazioni di fronte la costa abruzzese aumenterà sicuramente, con l'avvicinarsi della manifestazione del 23 maggio, lanciata da comuni, comitati e associazioni per dire dire no alla piattaforma petrolifera Ombrina. E, in qualche modo, l'aumento delle discussioni via web può portare a una maggiore partecipazione e attivismo nelle iniziative di protesta reali organizzate da gruppi organizzati e non, se si intende come mero veicolo di un messaggio da esplicitare però nella vita pubblica non virtuale.

D'Altronde, l'Abruzzo - per poco popolosa e politicamente rilevante che sia - si è reso protagonista di un buon livello di attivismo dal basso negli ultimi anni. E' successo nel periodo dell'immediato post-sisma all'Aquila - il 20 novembre 2010 25mila persone sfilarono nel capoluogo, per la manifestazione nazionale più grande mai organizzata in regione - ed è successo anche sulla costa, con 20mila persone protagoniste a Pescara della prima protesta contro Ombrina. Succede spesso, magari con numeri più bassi, ma con più "quotidianità" e tenacia: è il caso, ad esempio, delle decine di autobus di cittadini inferociti che nelle ultime settimane hanno urlato a gran voce contro la Regione per la chiusura dei punti nascita negli ospedali periferici.

Insomma, seppur occorra sempre bene tenere a mente il lungo periodo di "sopore" dell'attivismo e del conflitto sociale che vive il nostro Paese da diversi anni, si può dire che quella abruzzese è una popolazione che non le manda a dire. Anche sul web.

Ultima modifica il Domenica, 03 Maggio 2015 23:27

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