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Mercoledì, 22 Luglio 2015 19:49

Ricerca del consenso e responsabilità politiche sullo sviluppo del Gran Sasso

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Dopo #savethegenziana e #savelaquilarugby, si alza la posta in gioco con #savegransasso. E' questo lo striscione spiegato sul palco dell'Auditorium del Parco del Castello all'Aquila (nella foto), in occasione di un incontro pubblico convocato da Regione e Comune dell'Aquila sul futuro della montagna aquilana.

A presiedere, come annunciato, il vice presidente della giunta regionale Giovanni Lolli e il sindaco del capoluogo Massimo Cialente. Naturalmente l'occasione è nata in seguito al dibattito, spesso acceso, sulla costruzione dei nuovi impianti Le Fontari e in generale sul bilanciamento tra le infrastrutture del Gran Sasso e la sua conservazione naturalistica. Senso dell'assemblea, secondo Lolli e Cialente, è quello di "spiegare alla cittadinanza qual è la posta in gioco".

"Questo incontro è contro nessuno – ha esordito Lolli – grazie ai soldi recuperati dopo il terremoto, abbiamo circa 40 milioni da investire sul futuro della montagna, che è anche il futuro della nostra comunità".

Tre i pilastri individuati dal dirigente del Pd: lo sviluppo del recentemente costituito Distretto turistico del Gran Sasso, il primo di montagna in Italia, il progetto dell'Appennino parco d'Europa (Ape), e la contestata costruzione degli impianti, attraverso, "un progetto lineare e trasparente di privatizzazione della gestione".

"C'è uno spopolamento drammatico delle aree interne – ha sottolineato Cialente – la gente vuole visitare la nostra montagna perché è un'esperienza emozionale". Il primo cittadino ha annunciato l'approvazione, da parte della sua giunta, dell'istituzione del Centro italiano di studi storici e geografici dell'Appennino, auspicando che il Gran Sasso, dopo l'Etna e le Dolomiti, possa diventare Patrimonio naturale dell'Unesco.

Come successo di recente, il primo cittadino – a differenza delle premesse diplomatiche da parte di Lolli – non ha lesinato attacchi al Parco Gran Sasso Laga, e alla querelle relativa alla relazione dei tecnici dell'Ente parco, che ha sollevato dubbi sul progetto Fontari: "La relazione tecnica è un po' strana - ha ribadito - chiedo una relazione integrata da parte dei tecnici dell'Ente parco, voglio sapere se sono possibili e impossibili attività di mitigazione". Gli ha risposto Paolo Costanzi, dirigente regionale e componente del consiglio di amministrazione dell'Ente parco: "Il piano del Parco sarà inviato alle Regioni nei prossimi giorni – ha dichiarato – ma il punto nodale è il dialogo: la mediazione va trovata, ma prima di alzare i toni. Esasperarli non porta a nulla. Dei milioni a disposizione, spero che molti saranno investiti per i miglioramenti ambientali".

Di ambiente ha parlato anche Enrico Stagnini, di Legambiente L'Aquila, affermando tuttavia che l'organizzazione di cui fa parte è a favore dello sviluppo dei parchi, e quindi anche di quello della montagna aquilana: "I parchi hanno il compito fondamentale di preservare le attività antropiche – ha evidenziato – le opere di infrastrutturazione devono essere seguite da procedure di mitigazione dell'impatto. Se togli all'ambiente da una parte, devi dare all'ambiente da un'altra parte". Stagnini ha poi proposto protocolli di mitigazione nella fase dei futuri auspicati cantieri, il ripristino dello stato dei luoghi, avanzando anche l'idea dell'accesso a pagamento per i mezzi su gomma, sull'esempio delle dolomiti bellunesi (le più frequentate d'Italia, citate qualche minuto prima dal Sindaco), anche per favorire la mobilità su fune, garantita dai nuovi impianti, sia d'inverno che d'estate.

Le sensazioni che si sono avute assistendo all'assemblea riguardano soprattutto uno strumentale approccio politico-ideologico al futuro del Gran Sasso. Sul piatto un parere tecnico dell'Ente parco non vincolante per la Regione, seppur fondamentale per non incorrere a infrazioni europee. Il parere di Valutazione di incidenza ambientale (Vinca), dovrebbe essere rilasciato dal Comune dell'Aquila, e il parere di Valutazione di impatto ambientale (Via) che dev'essere rilasciato dalla Regione.

Allora, di chi sono le responsabilità dell'avanzamento del progetto dei nuovi impianti? Degli ambientalisti, dell'Ente parco o di Regione e Comune? A capo della città dell'Aquila e dell'Abruzzo non ci sono importanti rappresentanti di quella stessa classe dirigente che, a prescindere o meno dall'importanza delle cariche ricoperte, governa questo territorio da anni?

Se non si ha chiaro questo paradigma, è difficile capire dove finisce la ricerca del consenso, e del rafforzamento della propria claque politica, e dove iniziano le responsabilità politico-amministrative. 

Ultima modifica il Mercoledì, 05 Agosto 2015 19:26

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