Lunedì, 10 Giugno 2013 14:43

Teramo-L'Aquila dagli spalti: trasferta acefala tra insulti, sassi e altre sorprese

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Il presidente Chiodi in curva dopo l'aggressione Il presidente Chiodi in curva dopo l'aggressione Pietro di Cagnano

Della trasferta teramana, andata della finale play off per accedere in prima divisione (C1), mi hanno sorpreso alcune cose. La prima appena dopo l'arrivo allo stadio. Sono le 15:30 e per raggiungere il settore ospiti si passa affianco all'ingresso dei tifosi teramani che raggiungono gli altri settori (sic!).

Assiepati sulle grate ci sono una cinquantina di tifosi del diavolo, davanti ai quali gli aquilani sono costretti a passare tipo forche caudine: "terremotati, merde, tesserati, tossici, sfollati", sputano. La maggior parte degli aquilani tira dritto, al massimo facendo il dito, qualcuno più intraprendente si ferma a rispondere agli insulti. La poca polizia presente, digos inclusa, sta a guardare. D'altronde la situazione è raccapricciante ma oggettivamente non grave sotto il profilo dell'ordine pubblico.

Rimango però sorpreso per due motivi: il primo perché non mi aspettavo tutto quell'odio e non riesco a capire da dove venga. Il secondo è che dopo tutto quello che i Governi hanno fatto a livello di repressione, arrivando a introdurre uno strumento illegale come la tessera del tifoso, è ancora possibile che si creino certe situazioni ai tornelli.

Non mi aspettavo quell'odio anche perché a L'Aquila, dopo tre anni di categoria Eccellenza e il terremoto del 6 aprile 2009, da tifoso ho percepito un salto di maturità di tutta la tifoseria che vuole come prima cosa tornare in C1, tifare la maglia e vedere del buon calcio, e non sono più abituato, per fortuna, a quello che ho visto ieri.
Pare proprio che a L'Aquila, da anni, a nessuno importi più di tanto offendere i tifosi avversari. Anche per questo ritengo che al Fattori si sta bene e anzi andarci diventa una occasione per vedere altra gente, supportare i rossoblù e sentirsi letteralmente vicini alla propria città, in uno dei pochi momenti possibili dopo il sisma.

Diverso è stato nel passato, per carità. La scena di ieri, tra le grate del pre-partita, mi è sembrata, in piccolo per altro, simile all'uscita di vent'anni fa dei tifosi del Gualdo Tadino da un Tommaso Fattori infuriato per aver perso la C2. Sono passati vent'anni, non so quanti governi e dispositivi di controllo negli stadi, ma a Teramo può ancora accadere. Basta prenderne nota. A L'Aquila non più, almeno in quella forma, perché nel vecchio Fattori i tifosi ospiti non passano più come allora accanto la tifoseria di casa per entrare o uscire.

Altra sorpresa da raccontare, è la curva in trasferta senza i gruppi organizzati per effetto della tessera del tifoso e le proteste ad essa legate. Ero molto curioso perché non l'avevo (ancora) mai visto.

Senza la "leadership" abituale della tifoseria si viene a creare un improvviso vuoto che viene sostituito in parte da altri leader improvvisati.
Nei contesti come gli stadi (come in tutte le manifestazioni di massa), è di grande rilevanza il meccanismo sociale dell'emulazione. Se alla leadership con esperienza e capacità - che conosce le situazioni da stadio e le forme della "ritualità" curvaiola - se ne sostituiscono delle nuove, generose ma improvvisate, è più facile che, partita la provocazione, ci sia una più rapida ed estesa escalation verso comportamenti inappropriati.

Tra gli aquilani presenti ieri a Piano D'Accio nessuno era preparato all'accoglienza riservata da buona parte del pubblico teramano. La reazione, allora, è arrivata con cori e slogan che non si sentivano in curva da anni e che riportano a quel passato in cui insultare l'avversario era abitudine (soprattutto se l'avversario ti insulta).

Una situazione aggravata probabilmente proprio dalla tessera del tifoso, che qualcuno ancora pensa sia la panacea dei mali degli stadi italiani.
Se così fosse, chiederei ai responsabili dell'ordine pubblico di ieri come sia stato possibile lasciare alcuni tifosi del Teramo spingersi fino alla superstrada dove passavano le macchine degli aquilani, che transitavano per tornare a casa, per tirare agevolmente sassi senza che la polizia intervenisse.
Se così fosse, mi domando per chi, nella tribuna del Teramo, scatterà ora il daspo per l'aggressione alla società dell'Aquila. Perché la distinzione "cattivi", gli ultras, e "buoni", gli altri, ieri ha mostrato tutta la sua artificiosità*. 

Ho sempre pensato che gli stadi siano uno dei termometri dove poter capire i cambiamenti del Paese nel tempo. Se l'idea che mi ero fatto era giusta, ieri a Teramo direi che siamo tornati indietro di vent'anni.

Non deve succedere la stessa cosa a L'Aquila, a questa città interessa solo riprendersi la serie che gli spetta. Di violenze e aggressioni ne ha già vissute troppe. La rabbia la sfoghi pure ma verso nemici reali, quelli che da quattro anni non gli consentono ancora di rialzarsi. La squadra di Giovanni Pagliari e Corrado Chiodi gli deve solo regalare quella gioia di cui ha bisogno. Questo, e solo questo, è l'importante. E il Fattori domenica prossima sarà pieno in tutti gli ordini di posto, per questo.

Capitolo a parte per un altro elemento di fastidio provato ieri, stavolta interno alla tifoseria rossoblù e su cui non riesco a tacere. Rientrano in quelle forme di sfottò che speravo si fossero molto attenuate nel tempo: quelli di tipo sessista.
Durante la settimana invece, tra le pagine dei social network, era partito il mood dello sfottò sessita verso le donne teramane passibili di derisione, secondo alcuni maschi aquilani, per la semplice pratica del sesso orale. Che cosa ridicola! Non sarebbe necessario parlarne se qualche maschio rossoblù non avesse pensato bene di portare a Teramo una bambola gonfiabile per simboleggiare efficacemente la cosa. Mi chiedo, costui non ha pensato al rispetto (almeno) verso le tifose presenti? E le tifose cosa pensano di questi sfottò di carattere sessista? Come permetterlo?

Perché si deridono le donne e non gli uomini che praticano sesso orale magari a donne teramane (se questo è il punto)? Perché la nostra bella curva, di questa bella città, deve essere l'ennesimo amplificatore di una visione del sesso come dominazione del più forte?
Ci sono i ragazzini in curva, li ho sentiti urlare cose di cui non hanno vera coscienza ma che riproducono esattamente questa concezione del sesso.
Viene anche da qui la responsabilità di questa società verso la violenza di genere e il femminicidio contro cui si sono spesi anche alcuni giocatori, tra gli altri Francesco Totti. Gli stadi sono quei terreni reali in cui bisogna avere il coraggio di far uscire questo tema e contrastarlo con forza, a meno che non si intenda accettare fatti come quello accaduto in Calabria alcune settimana fa, in cui un ragazzo di 16anni ha carbonizzato la sua fidanzatina 15enne.
Probabilmente, però, quello della bambola è solo un episodio, dovuto in parte anch'esso alle nuove trasferte inusuali e acefale, che la tessera del tifoso ha determinato.

 

*12/6/13 Dopo gli ulteriori strascichi polemici degli ultimi giorni ci tengo a evidenziare come nessun coro sul terremoto si è levato dalla curva teramana 

Ultima modifica il Mercoledì, 12 Giugno 2013 18:20

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