Lunedì, 14 Ottobre 2013 18:45

Dentro le scuole occupate, gli studenti raccontano la protesta

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Il "Cotugno" occupato Il "Cotugno" occupato

Gli studenti di tutti gli istituti superiori dell'Aquila hanno occupato, ieri, le rispettive sedi scolastiche. Dal Liceo Scientifico “A. Bafile” all'Istituto Superiore “D. Cotugno” risuona il motto della protesta: "Studenti aquilani uniti!".

L'obiettivo dei ragazzi è richiamare l'attenzione delle istituzioni locali sull'importanza di ricostruire una città che sia vivibile per tutti. A causa di un'urbanizzazione massiccia delle zone più periferiche dell'aquilano e della mancanza di una rete di trasporti efficiente, sono evidenti i disagi nello svolgimento delle attività quotidiane, soprattutto a sfavore dei più giovani, che per lo più non sono automuniti. I ragazzi fra i tredici e i diciotto anni, chiedono dunque di essere presi in considerazione all'interno del nuovo assetto urbanistico e sociale della città, in continua trasformazione.

Interagire anche con la popolazione studentesca, che si tratti di studenti medi o universitari, dovrebbe essere l'interesse principale della classe dirigente della città, in quanto garanzia di sopravvivenza e crescita dell'intero territorio.

StudenTown ha incontrato stamane Valerio e Clarissa, uno studente e una studentessa del “Cotugno”, durante l'occupazione della scuola.

Quali sono le ragioni che vi hanno spinto, anche quest'anno, ad occupare la scuola?

Valerio: Quest'anno è stato fatto un lavoro unico all'interno della nostra scuola. Si è tentato di riportare all'interno del dibattito cittadino e studentesco la situazione giovanile aquilana. Per una settimana le scuole diventano quel luogo di aggregazione che da anni richiediamo alle istituzioni locali. Quel che vogliamo è creare un'identità studentesca, favorendo un dialogo tra il mondo dei giovani e quello delle istituzioni.

Clarissa: I “Fondi Meloni”, ancora bloccati, attendono di essere investiti a favore dei giovani. Il centro polifunzionale che richiediamo dovrà essere un luogo in cui poter svolgere attività simili a quelle che realizzeremo durante la settimana di occupazione.

L'occupazione dovrebbe protrarsi fino al raggiungimento delle richieste avanzate. Ogni anno, invece, ci si limita alla durata "standard" di una settimana. Per quale ragione?

Clarissa
: Purtroppo dopo una settimana la partecipazione diminuisce, questa è una realtà. Già a partire dal secondo, terzo giorno, gli studenti sono sempre di meno. Per questo cerchiamo di concentrare le attività in una sola settimana, realizzando workshop la mattina e il pomeriggio. In ogni caso questa è solo una delle forme di protesta che intendiamo portare avanti nel corso di quest'anno.

Dal 2010 a oggi il Cotugno è stato occupato dagli studenti ogni anno. Anche in altre scuole della città l'occupazione è diventata una sorta di "ricorrenza", facendo sì che gli studenti vengano spesso etichettati come "perditempo". Pensate che la vostra protesta possa perdere di valore?

Valerio: E' certamente un rischio che siamo costretti a correre, tuttavia sono quattro anni che continuiamo a chiedere le stesse cose e a ricevere le stesse delusioni.

Clarissa: Ovviamente c'è sempre una componente di studenti che preferisce entrare in classe o rimanere a casa piuttosto che manifestare. Quest'anno tuttavia c'è un gruppo più ampio di persone realmente interessate e partecipi, e speriamo lo siano anche dopo la protesta. Inoltre siamo riusciti a creare una collaborazione forte fra i diversi istituti della città, proprio per evitare che la protesta sia fine a se stessa.

A breve ci saranno le elezioni per la rappresentanza d'Istituto. Sui social network sono numerose le accuse nei confronti dell'occupazione, definita un "palcoscenico elettorale". Ritenete che l'occupazione possa rappresentare un mezzo per acquisire visibilità all'interno della vita politica della scuola?

Valerio
: Effettivamente molte persone la sfruttano per mettersi in mostra, come è normale che sia. Tuttavia la nostra protesta non è limitata ai diversi problemi dei singoli istituti, bensì a una situazione generale di disagio in cui riversa l'intera città.

La maggior parte degli studenti sono poco informati o non hanno voglia di informarsi. Credete che queste occupazioni e le manifestazioni che seguiranno possano contribuire a sensibilizzare i ragazzi?  

Clarissa: Dopo la manifestazione ho riscontrato più interesse e maggiore consapevolezza da parte dei giovani. Con l'occupazione e attraverso i workshop che proporremo questi giorni vogliamo scuotere gli studenti e dar vita a proposte reali per il miglioramento delle condizioni di vita nella nostra città.

di Letizia Ciuffini e Federica Adriani

Ultima modifica il Martedì, 15 Ottobre 2013 10:09

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