Martedì, 11 Marzo 2014 18:04

Scienze umane: la beffa della mensa e il danno delle borse vitto. Raccolte 600 firme

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Una facciata dell'edificio che ospita il Dipartimento Una facciata dell'edificio che ospita il Dipartimento

di Juri Sielli - Già nel novembre scorso ci occupammo della questione riguardante la mensa del polo didattico di Scienze Umane. Infatti, da quando è stata inaugurata la nuova sede del Dipartimento nel centro storico dell'Aquila, ancora non è stata aperta una mensa per studenti, docenti e dipendenti.

Purtroppo, gli sviluppi non sono affatto incoraggianti.

I beneficiari delle borse di studio, nelle quali sono incluse le borse vitto valide per i pasti nelle mense convenzionate, si trovano di fatto ad essere impossibilitati ad usufruire delle sovvenzioni, mirate ad adempiere alle esigenze studentesche. Sorprende che nessuno – a quasi due anni dall'inaugurazione del Dipartimento di Viale Nizza - si sia occupato di questa faccenda in maniera risolutiva. Nonostante la considerevole presenza di studenti fuori sede, nonché di pendolari che frequentano il polo umanistico dell’Università dell’Aquila, non esistono ad oggi soluzioni a questo problema.

In particolare, ci occupiamo oggi degli studenti beneficiari delle borse di studio, che si trovano ad essere doppiamente beffati. «Da febbraio 2013 entrerà in funzione una nuova mensa universitaria in centro all'Aquila presso l'istituto Salesiano di viale don Bosco» annunciava il presidente dell’Azienda per il Diritto agli Studi Universitari (ADSU) Francesco D’Ascanio nell’ottobre 2012. Il servizio mensa promesso, però, non è mai partito.

Inoltre, pur avendo i meriti accademici e i requisiti economici, gli studenti beneficiari delle borse vitto si trovano a perdere i giovamenti che ne deriverebbero date le difficoltà logistiche nello spostamento verso altre mense e il disinteresse delle autorità competenti.

Per capire quali disagi ed impedimenti debbano affrontare gli universitari dell’ex Facoltà di Lettere e Filosofia e di Scienze della Formazione, abbiamo intervistato alcuni di loro. "Innanzitutto – ci racconta Silvia Melchiorre, iscritta al corso di laurea specialistica Filosofia e Comunicazione – abbiamo provato ad usufruire del servizio, recandoci con i miei colleghi alla mensa convenzionata più vicina, la 'Campomizzi' (nei pressi del casello autostradale L'Aquila ovest, ndr). Abbiamo constatato che, utilizzando i mezzi pubblici, è impossibile raggiungere la mensa, consumare il pasto, e tornare in tempo per le lezioni. Il lasso di tempo della pausa pranzo, dalle 14 alle 15, non è sufficiente: impieghiamo quasi due ore per arrivare alla mensa più vicina e consumare il pasto". Sulla stessa lunghezza d'onda è anche Matteo Marinacci, collega di corso di Silvia: "Alla fine dei conti – aggiunge – la somma delle spese per i trasporti necessari a raggiungere le mense convenzionate vanificano per intero l’importo della borsa di studio".

Ma come si stanno muovendo gli studenti? E quali sono le risposte delle autorità competenti? "Ci siamo recati all’ADSU – ci spiega Matteo – ad un mese dalla vittoria della borsa di studio. La segreteria non sapeva assolutamente nulla di cosa stesse succedendo. Ci hanno detto che non c’è una figura che si occupa della faccenda all’interno dell’ADSU, né esiste un regolamento che aiuti a gestire la particolare situazione in cui versa il Dipartimento di Scienze Umane". "Ci è stato detto che i rimborsi, o le eventuali monetizzazioni delle borse di studio riguardanti il servizio mensa, spettano solo a chi si trovi in sedi distaccate – aggiunge Silvia – alla nostra obiezione sul perché non ci fosse una regolamentazione sul polo umanistico, l’addetta ci ha dato una risposta eloquente: 'ma perché, voi dove state?'. Una volta appurato che parlavamo di Scienze Umane, ci è stato detto di rivolgerci ai rappresentanti degli studenti".

A tal proposito, Claudio Vernarelli – uno dei rappresentanti degli studenti di Scienze Umane – ha indetto una raccolta firme per cercare di trovare il bandolo della matassa dell'irrisolta questione mensa: "L’ADSU si è sempre mostrata disponibile verso la risoluzione di questo problema ma, ad oggi, nulla si è mosso. Con la raccolta firme chiediamo di sottoporre all'attenzione del Consiglio di amministrazione dell'ente la proposta giunta dagli studenti: riportare all'ordine del giorno un incontro con tutte le istituzioni competenti in materia, per cercare di delineare un quadro chiaro sul futuro della mensa universitaria in centro".

"Auspichiamo che l'incontro venga istituito presso il Dipartimento di Scienze Umane, per rendere partecipi il maggior numero di studenti iscritti – continua Vernarelli – consci che questo problema persiste dall'apertura del polo didattico, chiediamo che il 'tesserino mensa', inutilizzato, venga rimborsato economicamente almeno dell'80% del valore effettivo, entro la chiusura dell'anno accademico in corso. Riteniamo inammissibile che agli studenti venga trattenuta una quota significativa delle borse di studio erogate, per un servizio mai avviato".

La petizione, firmata ad oggi da oltre 600 studenti, verrà presentata domani alla riunione del Cda dell'ADSU.

"La monetizzazione del vitto è un nostro diritto, non capisco perché devo vedere dimezzata la mia borsa di studio – conclude amaramente Silvia – uno spreco di soldi che ci appartengono: un servizio del quale abbiamo bisogno ci viene negato per negligenza e disinteresse generalizzato".

Nella città che cambia una situazione come questa desta forti preoccupazioni e scetticismo da parte degli iscritti e da parte dei futuri (e possibili) studenti dell'Ateneo aquilano. Resta la speranza di provvedimenti rapidi ed efficaci, per trovare una soluzione ad un problema sostanzialmente generato dall’indifferenza delle istituzioni. A cinque anni dal sisma, gli studenti di Scienze Umane sembrano vivere ancora una situazione d'emergenza.

 

Ultima modifica il Mercoledì, 12 Marzo 2014 16:00

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