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Venerdì, 09 Maggio 2014 17:08

Univaq: Cda respinge la programmazione didattica proposta da Inverardi

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Il Consiglio d'amministrazione dell'Università dell'Aquila, dopo le polemiche delle ultime ore, ha deciso stamane di respingere la programmazione didattica proposta dalla rettrice, Paola Inverardi, già approvata dal Senato accademico.

Almeno per ora, dunque, il Consiglio - che ha funzioni di indirizzo strategico, approvazione della programmazione finanziaria annuale e triennale e del personale, nonché di vigilanza sulla sostenibilità finanziaria delle attività - ha inteso bocciare la proposta di istruire il numero programmato per i corsi di laurea in Biologia, Biotecnologia, Psicologia e Scienze Motorie.

A confermarlo Paola Inverardi, a margine della riunione. "Evidentemente - ha sottolineato la Rettrice - il Consiglio d'amministrazione nella sua maggioranza non rispecchia la maggioranza che mi ha eletto. Mettiamola così". E ora? "E' stata respinta l'intera programmazione didattica già approvata in Senato accademico - spiega Inverardi - che abbiamo però necessità di attivare entro il 15 maggio, come previsto dal Miur. Dunque, nei prossimi giorni verrà convocato un nuovo Consiglio d'amministrazione. Non sono sicura di riuscire a convincere i membri del Cda della bontà della mia proposta. Se così non fosse, non potrò far altro che prenderne atto. E il Consiglio dovrà assumere la responsabilità della decisione".

Un Consiglio d'amministrazione un pò schizofrenico, incalza la Rettrice, se è vero che ha già approvato atti non coerenti con la decisione assunta stamane. "I requisiti di sostenibilità dei corsi di studio in vigore attualmente, ancorché rilassati rispetto ad una precedente versione, sono requisiti che alcuni corsi del nostro Ateneo faticano a mantenere", ha spiegato.

Cosa si intende per requisiti di sostenibilità? In base agli stringenti limiti stabiliti dal decreto 47 del gennaio 2013, uno degli ultimi decreti attuativi della riforma Gelmini firmato dall'allora ministro Francesco Profumo, ogni classe di laurea deve mantenere un numero di studenti che tenga conto dei requisiti minimi di docenza e delle risorse logistiche nella disponibilità dell'Ateneo. Purtroppo l'Univaq, come tutto il sistema accademico nazionale, soffre il taglio delle risorse deciso dagli ultimi governi: nel periodo 2008-2012, l’Ateneo aquilano ha perso 84 docenti fra professori ordinari e associati, pari al 20% del totale. Anche il personale tecnico-amministrativo è diminuito di 42 unità, pari all’8% del totale. Con l'aggravante dei limiti al turn-over e la prospettiva di ulteriori fuoriuscite di docenti per raggiunti limiti di età.

In questo contesto, è emerso che i corsi di laurea in Biotecnologie, Scienze Biologiche, Scienze psicologiche applicate, Psicologia applicata clinica e della salute, Scienze motorie e sportive hanno un numero di immatricolati - previsti per il prossimo anno accademico - superiore alla numerosità massima della classe così come dettata dal Ministero. "La proposta presentata in Consiglio d'amministrazione, e che tanto sta facendo discutere, vuole stabilire un numero massimo di studenti che potranno iscriversi ai corsi di laurea che soffrono le maggiori difficoltà, così che siano sostenibili nel rispetto dei requisiti imposti dal Ministero. Penso sia importante che l'Ateneo si metta in una condizione di correttezza rispetto alle regole del gioco nazionali, dunque che agisca per garantire la sostenibilità dei corsi pur con la massima flessibilità possibile".

Parliamo di soli quattro corsi di laurea triennale, che vedrebbero istruito il numero programmato: Psicologia, con un massimo di 400 studenti iscritti, Biotecnologie con un massimo di 150, Biologia con un massimo di 280 e Scienze Motorie con un massimo di 230. "Numeri programmati che sono comunque molto alti, calibrati nel modo più estensivo possibile", sottolinea Inverardi. "Con la proposta approvata in Senato accademico, avremmo ancora un debito a livello di risorse che confidiamo però di poter colmare in due anni". Insomma, il provvedimento - se approvato - riguarderebbe meno del 5% degli studenti che si immatricoleranno al prossimo anno accademico dell'Università degli studi dell'Aquila. "E' evidente come ci sia una impostazione ideologica contro il numero programmato che, però, non credo aiuti l'Ateneo. La battaglia politica contro questi provvedimenti bisogna combatterla a livello nazionale: farla a livello locale, vuol dire drogare l'offerta".

Cosa intende, Paola Inverardi? Non avendo il numero programmato per questi corsi di laurea, come la grande maggioranza degli atenei italiani, e con la sospensione del pagamento delle tasse, è chiaro che l'Università attiri in città un gran numero di studenti che però non scelgono di risiedere a L'Aquila e, come denunciano le statistiche dell'Univaq, spesso finiscono per non iscriversi agli anni seguenti o impiegano molti anni a completare il percorso di studio. "Le iniziative che abbiamo proposto nella programmazione strategica - sottolinea la Rettrice - sono tese a mettere in atto misure che consentano all'ateneo di affrontare il vero problema di questi anni: il numero eccessivo di studenti che, una volta iscritti, non proseguono il percorso accademico. Le risorse che intediamo mettere in campo serviranno a ridurre il tasso d'abbandono. Non è forse ragionevole tendere al ritorno alla normalità per capire chi davvero intende sostenere il percorso universitario nel nostro Ateneo, tarando l'offerta sui numeri che possiamo effettivamente sostenere?".

Eppure, il Consiglio d'amministrazione ha deciso di respingere la proposta, con la legittima preoccupazione che il numero programmato, seppur per quattro corsi di laurea, insieme al ritorno al pagamento delle tasse previsto per l'anno prossimo, possa far crollare il numero degli iscritti all'università: "Non ho così poca stima dell'Ateneo dell'Aquila", la replica di Inverardi. "Credo che dobbiamo avviarci ad una condizione di normalità, affrontando anche i problemi - qualora si presentassero in modo chiaro - per attrezzarci alla competizione di un mercato che è sempre più globale. Non ho timori. Credo la paura sia ingiustificata: il problema non è che si potrebbero perdere - potenzialmente - 1300 iscritti al primo anno, la sfida sta nell'evitare che si perdano il 50% degli iscritti nel passaggio tra il primo e il secondo anno. Se vogliamo studenti residenti, dobbiamo fare in modo che completino qui il percorso di studi. E' questa la vera battaglia che l'Università e la città devono combattere. E' scritto nelle linee strategiche già approvate dal Consiglio d'amministrazione. La decisione presa stamane non è coerente con gli atti fin qui assunti: l'idea di avere corsi di laurea non sostenibili, non è in linea con l'obiettivo strategico di aumentare la capacità degli studenti di essere attivi e maturare crediti".

Infine una battuta sull'intervento della ministra Giannini che a Teramo, qualche giorno fa, non ha nascosto di pensare alla proposta di un modello simile a quello francese: "La ministra Giannini non ha messo in discussione la programmazione dei numeri: in altre parole, stabilito che dovranno esserci un certo numero di medici, tale numero rimane. Al contrario ha messo in discussione la modalità di selezione, il test d'ingresso. Il modello francese però, ad oggi, non è applicabile alla realtà italiana: costringerebbe le università a mettersi nella condizione di assicurare la didattica - per il primo anno - non più a 160, ma a 700-800 studenti. Non ci sono le risorse. Gli atenei dovrebbero essere in grado di assicurare a tutti gli iscritti eguali opportunità per poter competere al test che - al finire del primo anno - ridurrebbe comunque il numero degli studenti a 160. Se ci assicurano le risorse per garantire a tutti gli studenti il giusto numero di docenti e adeguate strutture, allora si può fare: altrimenti, si introduce un meccanismo ancor più perverso. Alla fine del primo anno, saremmo costretti a buttar fuori studenti con la media del 27".

I problemi, però, sono ben altri. Resta la decisione del Consiglio d'amministrazione, che ha respinto la proposta della Rettrice. Resta il dato politico: il Consiglio nella sua maggioranza non rispecchia la maggioranza che mi ha eletto, come riconosciuto da Inverardi. E resta la posizione dell'Udu, il sindacato degli studenti che ribadisce le sue ragioni in una nota stampa inviata a margine della riunione: "Lo Statuto dell’Università prevede che tutti gli atti regolamentari, compresi i regolamenti dei corsi, passino al Senato solo previo parere favorevole del Consiglio di Amministrazione", si legge nella nota. "La Rettrice ha stravolto l’iter, portando al Senato una delibera senza l’obbligatorio parere del Consiglio Studentesco e senza il necessario parere favorevole del Cda che deve essere precedente al Senato Accademico. Lo stravolgimento dell’iter e l’introduzione del numero programmato in un tale contesto hanno portato al duro stop del CdA di oggi. E’ una bocciatura secca".

Da un anno - incalza l'Udu - "chiediamo che si affrontino i temi didattici d’Ateneo con il lavoro istruttorio di una commissione didattica. Se si fosse ascoltato il nostro consiglio, non saremmo arrivati a questa situazione. L’Ateneo deve approvare entro il 15 di maggio tutti gli atti definitivi sull’offerta formativa del 2014/2015. Ci sono solo 4gg lavorativi a disposizione ed è indispensabile convocare con urgenza tutti gli organismi d’Ateneo, seguendo il corretto iter e modificando la proposta. Dalla legge Gelmini in poi il Consiglio di Amministrazione è il massimo organo di governo degli Atenei, sarebbe inaccettabile che una proposta bocciata dal CdA venga riportata tal quale. Il CdA non è un organo di ratifica delle 'visioni' della Rettrice, ma è il cuore dell’autogoverno dell’autonomia degli Atenei".

Poi, la sfida: "L’Udu non cederà al ricatto morale di una proposta, bocciata, riportata all’approvazione l’ultimo giorno utile. E’ l’intera offerta formativa dell’Ateneo dell’Aquila ad essere a rischio. L’atto di responsabilità lo chiediamo noi alla Rettrice".

Ultima modifica il Venerdì, 09 Maggio 2014 18:50

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