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Martedì, 05 Agosto 2014 20:02

Il metanodotto Snam, tra politica internazionale e battaglie locali

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In Ucraina è in corso una vera e propria guerra civile ma è la questione russa a dividere sempre più i governi europei. Una vicenda di politica internazionale che si intreccia con le storie dei nostri territori. Con le battaglie per preservare la sicurezza dell'Abruzzo interno.

"Pochi giorni fa il consiglio dei direttori esecutivi della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) ha imposto all'istituzione finanziaria europea di congelare i prestiti alla Russia, pari a circa un terzo del suo portfolio di investimenti", ha spiegato Elena Gerebizza per Re:Common, associazione che da anni si batte per sottrarre le risorse naturali alla finanza e al mercato. "Una mossa politica, e non risolutiva - ha sottolineato - che punta ad aumentare la pressione sul governo di Mosca e a liberare svariate centinaia di milioni di euro per investimenti su altri fronti. Ad esempio, velocizzando le pratiche per il finanziamento di due delle più grandi infrastrutture per il trasporto di gas 'non russo' su cui hanno messo gli occhi da tempo la BERS e anche la Banca europea degli investimenti (BEI), l'altra istituzione finanziaria dell'Unione europea".

tapSi parla del TAP [nella foto a sinistra], il gasdotto trans-Adriatico che dovrebbe connettere Italia e Grecia attraverso l'Albania, pensato per portare in Europa gas naturale dalla zona del Caucaso, del Mar Caspio e, chissà, del Medio Oriente, attraverso le coste pugliesi e della così detta Rete Adriatica Snam [nella foto in basso, a destra], con cui il Tap dovrebbe allacciarsi proprio in Puglia. Un serpentone di acciaio lungo quasi 700km che - nelle intenzioni - attraverserebbe la dorsale appenninica, da Brindisi fino a Minerbio, tagliando per oltre 100km la Regione Abruzzo, in zona altamente sismica. Come non bastasse, a Sulmona la Snam intende istallare una centrale di compressione gas a servizio del metanodotto. 

"In una dichiarazione rilasciata all'Ansa - denuncia Elena Gerebizza - il direttore energia della BERS, Riccardo Puliti, ha affermato che la Banca sarebbe pronta a finanziare il TAP con un prestito 'fino a 700 milioni di euro'. Un'anticipazione ampiamente diffusa dalle agenzie di stampa italiane in un momento cruciale, ovvero quando la pressione europea sul governo italiano per chiudere la procedura VIA (valutazione d’impatto ambientale) si fa più intensa, mentre la decisione rimane pendente presso il Ministero dell'Ambiente. Una bocciatura sarebbe un grosso problema per TAP, la società registrata in Svizzera che da diversi anni è presente sul territorio salentino, dove cerca di assicurare il consenso a un progetto che è invece sempre più contrastato dalla popolazione".

Proprio dal Salento, sono arrivate - in questi mesi - centinaia di osservazioni tecniche per tentare di bloccare un progetto che presenta evidenti criticità. E la BERS è ben consapevole che la sezione albanese del gasdotto - l’unica ad avere completato la VIA - non avrebbe alcun senso né utilità senza le sezioni italiana e greca. Insomma, se non si riescono a 'convincere' i pugliesi, saranno guai. "Perché affrettarsi nell'annunciarne il finanziamento, quindi?", si chiede Re:Common. "Forse perché proprio in questi giorni, in Salento, infuria la protesta contro la campagna di finanziamenti a festival musicali, feste del patrono, eventi culturali promossa dalla TAP, che si è rivoltata come un boomerang contro la società. Tra i primi a pronunciarsi contro, artisti come Roy Paci e Treble, storico fondatore dei Sud Sound System, seguiti a decine da cantanti, musicisti, ma anche amministrazioni locali e persino dall'arcivescovo di Lecce".

snamNon solo. E' di inizio estate la notizia dell'approvazione di un finanziamento di 200 milioni di euro da parte della Banca europea degli investimenti a Snam per la costruzione di diverse tratte del gasdotto in Italia. "Un pacchetto misto presentato ad aprile alla Banca - scrive Gerebizza - e approvato a inizio giugno, che contiene un pezzo della Rete Adriatica (la tratta Biccari-Campochiaro), l'unica del controverso progetto che abbia ottenuto le necessarie autorizzazioni. Il resto del gasdotto, da Brindisi fino a Minerbio (vicino Bologna) è fortemente osteggiato da una cordata di comitati e pubbliche amministrazioni che pongono in rilievo i forti impatti sul territorio e sull'ambiente, e la stessa sicurezza pubblica di un gasdotto che incredibilmente si propone di attraversare diverse faglie sismiche, inclusa quella che ha originato il tristemente noto terremoto dell'Aquila del 2009 e quello umbro del 1997".

Un finanziamento contestato alla BEI dal Comitato No Tubo, che assieme ad altre organizzazioni italiane ed europee tra cui proprio Re:Common, ha scritto alla BEI chiedendo di ritornare sui suoi passi e di non finanziare il progetto. "In attesa della risposta della Banca - conclude Elena Gerebizza - la domanda che emerge spontanea riguarda proprio la strumentalità politica di questi finanziamenti, e di istituzioni come la BEI e la BERS, che si muovono a segnale senza effettuare una reale valutazione economica e finanziaria di progetti a rischio, che chissà se e quando saranno completati".

Una domanda che sottende alle preoccupazioni di comitati e pubbliche amministrazioni che si oppongono al progetto di metonodotto lungo la dorsale italiana. Anche qui in Abruzzo: territorio che assume importanza centrale, per la realizzazione dell'opera. Come lascia intendere la scelta del nome (Rete Adriatica), i corridoi di passaggio del gasdotto erano stati individuati lungo la costa. Oggi, il progetto prevede - al contrario - soltanto un tratto di lungomare. Da Biccari (Foggia) in poi, le difficoltà geologiche e un elevato grado di urbanizzazione della costa hanno imposto la scelta di un tracciato più interno. Appunto, sulle montagne molisane fino ad arrivare in Abruzzo e, di qui, su per Foligno fino in provincia di Bologna. 

I motivi sono anche economici: tra Campochiaro (in provincia di Campobasso) e Sulmona esiste già un tratto del gasdotto Transmed che ha suggerito di sfruttarne il corridoio. Un gasdotto costa circa 2 milioni di euro per ogni chilometro, sfruttare il tunnel abruzzo-molisano vorrebbe dire risparmiare almeno 50 milioni. Ecco perché, per Snam, è cruciale l'Abruzzo interno. Ecco perché la società intende localizzare la centrale di compressione proprio a Sulmona. Nonostante si tratti di una zona a forte rischio sismico e di grande pregio ambientale. Il metanodotto, infatti, taglierebbe 3 parchi nazionali, un parco regionale e oltre 20 siti di rilevanza comunitaria.

Le pressioni sono fortissime. In Abruzzo così come in Salento per il Tap. Venerdì scorso, si è tenuto un incontro a Roma - al Ministero dello Sviluppo economico - tra Luciano D'Alfonso e il vice ministro Claudio De Vincenti proprio per valutare la fattibilità del progetto presentato dalla Snam. "Sulmona è un giacimento di cultura, di tradizioni e di qualità ambientali che vogliamo preservare: per la tutela di questo immane patrimonio, la Regione Abruzzo dirà tanti sì, ma per adesso è un fermo no", ha sottolineato D'Alfonso.

All'incontro hanno partecipato il sottosegretario all'Economia Giovanni Legnini e il vice presidente della Regione, Giovanni Lolli. Regione Abruzzo ha chiesto di rivedere il tracciato del metanodotto al fine di evitare eventuali rischi dovuti alla natura sismica del territorio interessato, presentando la soluzione alternativa promossa dal coordinamento antigasdotto. "La nostra posizione - ha spiegato D'Alfonso - non è un no a qualsiasi infrastruttura energetica. La Regione dice no a questa attuale allocazione, ma siamo pronti ad entrare nel merito, con il governo e con la Snam, per cercare di trovare soluzioni alternative che rispettino i beni irripetibili del nostro ambiente e del nostro territorio".

D'altra parte, "il Governo ha come priorità la realizzazione, in tempi ragionevoli, della infrastruttura energetica che dovrà essere realizzata perché dobbiamo servire il nostro Paese e l'Europa attraverso le opere di adduzione e di trasporto del gas proveniente dall'est europeo", ha spiegato il sottosegretario Giovanni Legnini.

Insomma: il progetto si farà, e passerà in Abruzzo. Si spera però di convincere Snam a modificarne il percorso. In questo senso, una buona notizia c'è. Come auspicato dai consiglieri regionali di maggioranza Pierpaolo Pietrucci e Andrea Gerosolimo, che avevano presentato una mozione alla Giunta regionale, è stata rinviata la conferenza dei servizi, prevista per giovedì 7 agosto, al 30 settembre. E nei prossimi giorni, sarà convocato un tavolo interistituzionale proprio al Ministero per lo Sviluppo Economico per l'esame dell'eventuale percorso alternativo.

A renderlo noto, l'assessore alle Opere pubbliche del Comune dell'Aquila, Alfredo Moroni, a capo del coordinamento interregionale (Abruzzo, Molise, Umbria, Marche ed Emilia Romagna) che da tempo sta perorando la realizzazione del metanodotto in mare anziché nel sottosuolo dei territori interessati e lungo la dorsale appenninica. "Il vice ministro Claudio De Vincenti – ha spiegato l'assessore – decidendo di convocare il tavolo ha di fatto riaperto una discussione sul percorso altamente impattante prospettato dalla Snam con la relativa realizzazione della centrale a Sulmona, accettando di voler valutare la soluzione alternativa promossa dal coordinamento antigasdotto che, oltre tutto, non comporterebbe l'aumento dei costi. Solo al termine del tavolo, pertanto, verrà fissata una seduta della conferenza di servizi che è stata procrastinata anche grazie alle nostre sollecitazioni e della Regione Abruzzo, per tenere conto di quanto scaturirà dalla riunione del tavolo interistituzionale".

"L'accoglimento delle nostre richieste da parte del vice Ministro De Vincenti - ha concluso Moroni – rappresenta una bella vittoria delle amministrazioni coinvolte, dei comitati cittadini e di tutto il coordinamento interregionale. Ci auguriamo che la nostra soluzione venga pertanto scelta, come la più conforme alle esigenze ambientali dei territori coinvolti nella realizzazione di questa imponente opera".

Non bisogna abbassare la guardia, però. A sottolinearlo è la senatrice 5 Stelle, Enza Blundo. "Il rinvio della Conferenza dei Servizi è il minimo che si potesse fare, un atto semplicemente dovuto che deve essere accolto favorevolmente, ma che non deve farci abbassare la guardia di fronte ad un progetto che, se realizzato, metterebbe seriamente a rischio il territorio abruzzese". 

La costruzione di un’opera del genere - ha inteso ribadire Blundo - "non solo non può avvenire su un territorio ad alto rischio sismico come quello del centro Abruzzo, ma deve necessariamente prevedere l’apertura di un vero tavolo tecnico, in cui sia permesso a cittadini, comitati ed associazioni di confrontarsi con gli attori istituzionali e di esprimere i propri pareri e perplessità. Sono queste le richieste che ho presentato, con un’interrogazione in Commissione, al Ministro dello Sviluppo Economico, sulle quali è doveroso che il Governo dia quanto prima delle risposte". 

 

 

Ultima modifica il Giovedì, 25 Settembre 2014 11:36

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