02 Aprile 2025 - 09:12:17

di Redazione

Non ci fu alcun concorso di colpa delle vittime del crollo di via Campo di Fossa nel terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009, come aveva invece decretato la giudice del Tribunale dell’Aquila Monica Croci con la sentenza dello scorso anno, tra lo scalpore generale e la indignazione dei familiari: la Corte di appello ha cancellato quel verdetto e riformato la sentenza di primo grado, cassando il taglio del 30% del risarcimento danni per le vittime che in quel tragico crollo sono state 24.

La nuova sentenza, firmata dai giudici Silvia Rita Fabrizio, Alberto Iachini Bellisarii e Marco Bartoli, arriva a pochi giorni dal 16esimo anniversario della catastrofe che nella notte del 5 aprile del 2009 ha causato 309 morti e oltre 1500 feriti. Per i parenti delle vittime è stata ripristinata la verità ed riaffermata la giustizia. I Ministeri dell’interno e delle Infrastrutture e trasporti, oltre agli eredi ‘Del Beato’, la ditta edile che ha costruito l’immobile negli anni ’60, devono pagare il totale risarcimento in sede civile.

Ora i familiari delle vittime, insieme agli avvocati, daranno battaglia per cancellare anche il pagamento delle spese legali a loro carico, per la parte riguardante il giudizio intentato dal Comune dell’Aquila, chiamato in causa dalle famiglie, che a sua volta aveva chiamato in causa gli eredi del progettista, con l’Amministrazione e questo ultimi assolti.

«Che c’entriamo noi? – spiega Maria Grazia Piccinini, avvocato di Lanciano che ha perso la figlia Ilaria di 25 anni -. Verificheremo nei prossimi giorni la opposizione. Comunque, i giudici di appello hanno restituito in minino di dignità ai ragazzi e tolta di mezzo la vergogna di quell’indentro 30% per ‘condotta incauta’».

Guarda al futuro di questo maxi contenzioso tra Stato e parenti delle vittime Simona Giannangeli, legale e consigliera comunale (L’Aquila Coraggiosa): «La sentenza della Corte d’Appello approfondisce ed esclude giustamente qualsiasi concorso di colpa, escludendo anche il rischio di future pronunce altrettanto gravi, che ledano in modo così significativo i diritti di chi ha perso la vita sotto quelle macerie”. La Corte di appello ha bocciato senza mezzi termini il concorso di colpa: “Si è trattato”, si legge nella motivazione, “di una decisione di effetto dirompente, anche perché, nonostante la gravità del postulato, non contiene sul punto un’adeguata motivazione, e, prima ancora, una doverosa analisi della vicenda concreta e dei principi giuridici applicati».