30 Novembre 2025 - 16:48:41

di Beatrice Tomassi

Il 26 novembre 2025 la Commissione Pari opportunità della Regione Abruzzo ha celebrato il suo primo anno di insediamento.

Un anno in cui la Commissione ha concentrato i suoi sforzi sulla prevenzione della violenza di genere e sulla promozione della parità tra i sessi, con un’attenzione particolare al ruolo delle nuove generazioni.

Il lavoro di prevenzione, infatti, parte proprio dai giovani, in quanto ascoltare il loro disagio e favorire la partecipazione attiva nelle scuole diventa fondamentale per contrastare fenomeni come bullismo e violenza. Da qui la mission della Commissione di puntare su scuole e iniziative territoriali.

In questo contesto, la figura del sociologo diventa centrale. Sabrina Prioli, sociologa e componente della Commissione, racconta come il suo ruolo si intrecci con quello delle istituzioni, delle famiglie e delle scuole: «in questo periodo di grande disagio sociale, dove si registrano fenomeni di violenza e bullismo, la figura del sociologo è fondamentale. Può comprendere le trasformazioni sociali e agire all’interno delle scuole come ponte tra istituzioni, famiglia e scuola stessa. A differenza degli psicologi, che fino ad ora sono intervenuti soprattutto a livello individuale, il sociologo osserva le dinamiche sociali che possono portare a determinati disagi giovanili e collabora con le istituzioni e le famiglie per affrontarle. In pratica, il sociologo fa da ponte tra istituzioni, famiglia e scuola».

Ma al giorno d’oggi quali sono le difficoltà principali che i giovani incontrano? Per Prioli la risposta è chiara.

«La difficoltà maggiore dei giovani oggi è la mancanza di comunicazione efficace: non riescono a farsi ascoltare in maniera precisa. – afferma – Molti dialogano attraverso i social, ma spesso si tratta di un dialogo che non porta a confronto reale né con i coetanei né con la comunità. Questo isolamento può generare reazioni sbagliate al proprio disagio. C’è quindi bisogno di più ascolto e di confronti diretti. Quando vado nelle scuole a parlare di violenza di genere o violenza sessuale, vedo che se i ragazzi hanno la possibilità di fare domande apertamente, senza timori o vergogna, si aprono e pongono domande molto interessanti: c’è una forte voglia di capire e confrontarsi.

Penso che nelle scuole serva maggiore partecipazione. Bisogna dare ai giovani spazi dove possano esprimersi liberamente, sia individualmente che come collettività studentesca. Questi spazi non devono essere vincolati da programmazioni rigide, ma devono permettere loro di comunicare e partecipare attivamente. Anche negli incontri con le istituzioni, non basta farli ascoltare: devono avere spazio per parlare, chiedere e comunicare».