06 Gennaio 2026 - 00:58:20
di Vanni Biordi
All’Aquila la solidarietà si scontra con il codice urbanistico. La chiesa di San Bernardino a piazza d’Armi è pronta ad aprire le porte a ventiquattro migranti afghani e pakistani. Queste persone dormono all’aperto da settimane. Aspettano che le procedure per il diritto d’asilo facciano il loro corso. Il Comune però ha detto no. L’amministrazione guidata dal sindaco Biondi ha bloccato l’iniziativa sul nascere. L’assessore all’Urbanistica, Francesco De Santis, è stato categorico. Ha firmato una nota per diffidare l’associazione dal trasformare la chiesa in un dormitorio. Il motivo non è politico, ma tecnico: la struttura sarebbe abusiva.
Paolo Giorgi, dell’associazione Fraterna Tau, gestisce la struttura e non vuole fare passi indietro. Ha già comunicato a Comune e Prefettura l’intenzione di accogliere chi ne ha bisogno. Sa che la sua mossa non piace a Palazzo Margherita. Tuttavia, spiega di non poter più ignorare l’emergenza umana che vede ogni mattina.
Ogni giorno alla mensa dell’associazione si presentano uomini infreddoliti e bagnati. Sono persone che hanno trascorso la notte sotto la pioggia o con temperature vicine allo zero. Con l’arrivo del vero inverno la situazione rischia di diventare tragica. Giorgi vuole offrire un tetto per sei notti a settimana. Il sabato la struttura verrebbe pulita e igienizzata per le funzioni religiose. La domenica, infatti, la chiesa deve ospitare regolarmente la messa.
La replica del Comune dell’Aquila è arrivata in pochi minuti. L’assessore De Santis ha usato toni durissimi nella sua diffida pubblica. Secondo l’amministrazione, su quella chiesa pende un’ordinanza di demolizione. Esiste anche una sentenza del Consiglio di Stato, la numero 2113 del 2025. Questo documento confermerebbe le ragioni del Comune contro la presenza dell’edificio.
Per l’ente locale, non si può ospitare nessuno in un luogo destinato all’abbattimento. La questione diventa quindi un groviglio legale difficile da sciogliere. Da una parte c’è il diritto alla salute e all’accoglienza di chi non ha nulla. Dall’altra c’è il rispetto delle norme edilizie e delle sentenze giudiziarie.
Le prossime ore saranno decisive. Se la Fraterna Tau deciderà di aprire comunque, si arriverà allo scontro frontale con le forze dell’ordine. I migranti, nel frattempo, restano nel limbo. Per loro la differenza tra un cavillo legale e un letto asciutto è la differenza tra la salute e la malattia. L’Aquila si divide così tra chi chiede umanità e chi pretende il rispetto delle regole urbanistiche.
La vicenda non riguarda solo ventiquattro letti. Riguarda il modo in cui una città decide di gestire le proprie emergenze. Il caso di San Bernardino è l’esempio perfetto di come la burocrazia possa bloccare anche le intenzioni più nobili. Ora la Prefettura dovrà cercare una mediazione impossibile.
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