16 Gennaio 2026 - 10:44:04

di Marianna Galeota

«Un evento sismico ogni 33 minuti, 43 al giorno, per un totale di 15.759 terremoti in Italia e nelle zone limitrofe. Il report di Ingv sui terremoti del 2025, appena pubblicato, ci ricorda con nettezza quanto l’Italia sia un Paese fragile e che, all’interno di questo contesto, l’Appennino centrale necessiti di particolari attenzioni e cure. Lo scorso anno, infatti, nell’area compresa tra le quattro regioni in cui si è concentrata la sequenza sismica del 2016-2017, sono stati registrati circa cinquemila terremoti, oltre il 30% del totale (con eventi di magnitudo mediamente contenuta). Dati che, da un lato, ci ricordano come quella della sismicità sia una condizione con la quale dobbiamo imparare a convivere investendo sulla cultura della sicurezza e, dall’altro, confermano la bontà dell’azione del Governo Meloni e del ministro Musumeci che, proprio all’Appennino centrale, hanno voluto dedicare una particolare attenzione».

Lo afferma il commissario straordinario al sisma 2016 Guido Castelli.

«L’esperienza post-sisma – prosegue Castelli – di cui sono stato chiamato ad occuparmi, infatti, è
diventata un modello di riferimento per le aree interne, fondata sulla sicurezza e la sostenibilità
ambientale, che mette al centro le buone pratiche, la prevenzione e la capacità di trasformare i dati
scientifici in scelte operative al fine di rendere questi luoghi non solo vivibili, ma anche attrattivi e
capaci di darsi un nuovo futuro, nel segno della crescita. L’Appennino centrale è diventato così un laboratorio a cielo aperto (nel quale la ricostruzione si intreccia con la riparazione economica e sociale), che ha adottato come criterio di partenza lo studio del territorio e una visione più ampia della sicurezza. Se il terremoto non è prevedibile, i suoi effetti, però, possono essere ridotti sensibilmente attraverso una pianificazione che tenga conto delle caratteristiche dei luoghi e che veda l’applicazione di criteri rigorosi».

«La riduzione della vulnerabilità sismica cammina di pari passo con la gestione del rischio idrogeologico e con il contrasto allo spopolamento, elementi che incidono direttamente sulla tenuta dei territori e delle comunità. Il patrimonio di conoscenze e di pratiche del Laboratorio Appennino centrale – prosegue – oggi
rappresenta un riferimento anche per altri contesti colpiti da eventi sismici, come per i terremoti di
Pesaro, Fano e Ancona del 9 novembre 2022, Umbertide, Gubbio e Perugia del 9 marzo 2023 e l’area
dell’Appennino romagnolo del 18 settembre 2023. La governance multilivello sperimentata nel cratere 2016 che vede la stretta collaborazione con i Presidenti delle quattro Regioni e i Comuni coinvolti, ha dimostrato di poter garantire risposte più ordinate ed efficaci, trasformando il post-emergenza in un percorso strutturato di messa in sicurezza».