16 Gennaio 2026 - 17:48:03

di Martina Colabianchi

Il 19 gennaio al Tribunale di Avezzano avrà inizio l’udienza dibattimentale contro Andrea Leombruni, accusato di aver ucciso a fucilate “Amarena”, orsa simbolo del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Con l’accusa di uccisione di animale e dell’aggravante della crudeltà, il Giudice predibattimentale del Tribunale di Avezzano ha rinviato a giudizio Leombruni, l’uomo che nella notte del 31 agosto 2023, alla periferia di San Benedetto dei Marsi, sparò all’esemplare di orso bruno marsicano, specie protetta. La perizia balistica sul fucile, disposta dalla procura, aveva confermato che l’uomo aveva sparato per uccidere, non per errore o per spaventare l’animale.

L’orsa venne trovata agonizzante dalle guardie del parco e morì poco dopo davanti all’abitazione del Leombruni. Amarena aveva con sé due cuccioli, dei quali subito dopo si persero le tracce, per poi essere avvistati e monitorati a distanza dal Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise.

Sono 48, in tutto, le parti civili ammesse nel processo tra enti e associazioni animaliste. Tra queste, c’è anche Leal Lega Antivivisezionista, che da subito ha sporto denuncia e lavorato per portare a processo Leombruni.

L’associazione sottolinea che la morte di Amarena rappresenta un danno ambientale enorme: «ha eliminato una femmina riproduttiva di una popolazione di appena una sessantina di orsi marsicani, la popolazione di plantigradi più rara del mondo e rigorosamente protetta. L’uccisione ha compromesso la crescita demografica e genetica di un animale-chiave dell’ecosistema e simbolo di convivenza responsabile. Amarena è stata sottratta alla specie insieme a una parte insostituibile del suo futuro biologico», si legge in una nota.

«La condotta dell’imputato – dichiara Aurora Rosaria Loprete, legale Leal – non ha alcuna giustificazione, come ben evidenziato nei capi di imputazione. Amarena è stata colpita alle spalle, con colpi di fucile caricati con munizioni artigianali atte a recare il massimo danno, in spregio della presenza di due cuccioli non autosufficienti. Inoltre i colpi sono stati esplosi ad altezza uomo, creando pericolo per la pubblica incolumità. Combatteremo fino in fondo per ottenere una pena esemplare».

La foto è di Daniele Stramaccioni.